Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 14-27 luglio 2015

Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono ochainformazioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati Sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Chi vuole una lettura ancora più veloce trova qui il nostro manifesto settimanale (n°127), basato su un riassunto del Rapporto.

In Cisgiordania, tre civili palestinesi sono stati colpiti con armi da fuoco ed uccisi nel corso di operazioni di ricerca-arresto: il 22 luglio, un 21enne è stato colpito al petto nel villaggio di Birqin (Jenin); il 23 luglio, un 53enne è stato ucciso mentre, secondo quanto riferito, cercava di proteggere suo figlio, che era appena stato ferito con arma da fuoco nella loro casa, nel villaggio di Beit Ummar (Hebron); e il 27 luglio, nel Campo profughi di Qalandiya (Gerusalemme), un 20enne è caduto da un tetto dopo essere stato colpito più volte dai soldati israeliani mentre tentava di fuggire. La causa immediata di quest’ultima morte non è ancora stata stabilita. Questi eventi portano a 17 il numero dei morti palestinesi in Cisgiordania dall’inizio dell’anno, rispetto ai 19 del corrispondente periodo nel 2014.

In diversi episodi avvenuti in varie località della Cisgiordania, le forze israeliane hanno ferito un totale di 66 palestinesi, tra cui cinque minori e cinque donne. Quasi un terzo dei ferimenti (21) sono avvenuti nel contesto di operazioni di ricerca-arresto, tra cui quelle sopra citate, risultanti in tre morti. Altri 12 palestinesi sono stati feriti in scontri innescati dall’ingresso, annunciato, di un ministro israeliano nel complesso della Moschea di Al Aqsa, in occasione dell’annuale giorno di digiuno ebraico di Tisha B’Av; questo è il primo di tali ingressi dal novembre 2014.

Nella Striscia di Gaza, le forze israeliane hanno fatto fuoco, ferendo due pescatori che, a quanto riferito, navigavano a 6 miglia nautiche dalla riva ed un 14enne che stava giocando con altri ragazzi entro 50 metri dalla recinzione. Durante il periodo di osservazione (due settimane), in almeno 23 occasioni le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso civili nelle Aree ad Accesso Riservato, di terra e di mare. In due casi le forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza ed hanno spianato il terreno vicino alla recinzione.

Ancora a Gaza, una donna 67enne è stata ferita nella sua casa, ad est del Campo di Al Bureij, durante un attacco aereo israeliano mirante ad un vicino sito di addestramento militare. Secondo quanto riferito, l’attacco aereo è stato effettuato in risposta al lancio di razzi palestinesi. I razzi palestinesi sono caduti in spazi aperti nel sud di Israele, senza causare feriti o danni.

Sono stati registrati sette attacchi di coloni israeliani con lesioni o danni a proprietà palestinesi, tra cui l’aggressione fisica di un pastore di Qwawis (Hebron) e di una bambina di 4 anni nei pressi della Moschea di Al Ibrahimi, nell’area di Hebron City controllata da Israele; un autista di autobus palestinese spruzzato con spray al peperoncino, in Gerusalemme Est; un pozzo d’acqua vandalizzato nel villaggio di Deir Istya (Salfit); 5.000 metri quadrati di terreno coltivato danneggiati in Al-Khader (Betlemme); e 200 giovani ulivi sradicati a Turmus’ayya (Ramallah).

Sono stati registrati cinque attacchi palestinesi contro coloni ed altri israeliani e le loro proprietà. Secondo i media israeliani, gli attacchi sono consistiti nel lancio di pietre e, in un caso, nel lancio di una bottiglia incendiaria e fuochi d’artificio a coloni israeliani, alle loro case ed a veicoli: quattro coloni israeliani sono stati feriti. Tutti gli attacchi si sono verificati nel Governatorato di Gerusalemme, ad eccezione di uno nel Governatorato di Ramallah.

In Area C, nel Governatorato di Hebron, per mancanza dei permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito tre strutture commerciali nel villaggio di Idhna ed una cisterna per acqua in costruzione a Beit Ula; in quest’ultimo villaggio le autorità hanno anche sradicato e confiscato circa 350 alberi di ulivo e spianato circa 30.000 mq di terra coltivata: i terreni e gli ulivi sono ubicati in un’area designata da Israele come “terra di stato”. A Gerusalemme Est una famiglia palestinese ha sigillato la propria casa ed un’altra famiglia ha demolito la propria, entrambe in ottemperanza ad ordini emessi dalle autorità israeliane per mancanza dei permessi edilizi israeliani.

Il 22 luglio, la Corte Suprema Israeliana ha respinto il ricorso presentato dalla vedova di uno degli autori dell’attacco alla sinagoga del 18 novembre 2014, contro la revoca, da parte del Ministero degli Interni, del suo permesso di soggiorno in Gerusalemme Est. Questa sentenza apre la strada allo sfollamento forzoso della donna e dei suoi tre figli dalla città.

Durante il periodo di due settimane cui si riferisce questo Rapporto, il valico di Rafah è stato tenuto chiuso in entrambe le direzioni da parte delle autorità egiziane. Finora, nel 2015, 7.504 palestinesi sono usciti Gaza attraverso Rafah, rispetto ai 19.806 palestinesi usciti nell’equivalente periodo del 2014. Questa chiusura ricade su 12.000 persone registrate per attraversare in una o l’altra direzione.

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