Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 3-9 febbraio 2015

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati. Sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:  http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

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L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto. Sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

  • In vari scontri con le forze israeliane feriti 36 palestinesi, 6 con proiettili di arma da fuoco (tra essi 4 minori). Sul totale dei feriti nove sono minori.
  • Riaperto l’ingresso principale del villaggio di Sinjil, chiuso dal 2000. I palestinesi residenti erano costretti ad un allungamento del percorso per aggirare il blocco.
  • Annunciata la riapertura del checkpoint di Al Jib (da e per Ramallah). In Cisgiordania, ci sono circa 500 punti di controllo, di cui 85 posti di blocco permanenti, che limitano il movimento dei palestinesi.
  • Irruzione delle forze israeliane nella Scuola Secondaria di As Sawiya Al Lubban con lancio di granate sonore; costretti ad uscire dall’edificio gli studenti, accusati di aver lanciato pietre contro coloni.
  • Percossi e detenuti per una notte dalle forze israeliane due 15enni che pascolavano le pecore su un terreno destinato all’espansione dell’insediamento colonico di Ma’on.
  • 11 attacchi palestinesi contro coloni (ferita una donna) e 2 di coloni israeliani contro palestinesi (sradicate 80 pianticelle di ulivo e bruciati 4 alberi).
  • Per mancanza dei permessi israeliani, emessi ordini di stop-lavori contro 15 roulotte in Area C, contro un serbatoio idrico per una scuola con 160 bambini presso Nablus e contro 20 abitazioni a Dkaika; ordini di demolizione per 4 pozzi d’acqua a Silwad.

Striscia di Gaza

  • Palestinese ferito ed arrestato dalle forze israeliane in Area ad Accesso Riservato.
  • Manca il carburante per la Centrale: fino a 18 ore/giorno i blackout elettrici.
  • Il valico di Rafah con l’Egitto resta chiuso. Quasi impossibile entrare/uscire da Gaza.

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo:  3 – 9 febbraio 2015

 Cisgiordania (West Bank)

Le forze israeliane feriscono 36 palestinesi in varie località della Cisgiordania

Nel corso di vari scontri avvenuti in Cisgiordania, le forze israeliane hanno ferito 36 palestinesi, tra cui nove minori. Sul totale dei feriti, sei sono stati colpiti con proiettili di arma da fuoco: tra essi quattro minori. L’episodio in cui c’è stato il maggior numero di feriti (21, tra cui un 15enne), è avvenuto il 6 febbraio a Kafr Qaddum (Qalqiliya), durante la protesta settimanale contro la chiusura di lunga data dell’ingresso al villaggio.

Il 4 febbraio, le forze israeliane hanno fatto irruzione nella Scuola Secondaria di As Sawiya Al Lubban mentre gli studenti erano in classe, ed hanno lanciato granate sonore nei locali della scuola, interrompendo le lezioni e costringendo tutti gli studenti ad uscire dall’edificio. L’episodio è avvenuto dopo che coloni israeliani avevano affermato di essere stati colpiti da pietre scagliate dall’interno della scuola. In Cisgiordania, secondo prime informazioni fornite dal Gruppo di Lavoro sulle Gravi Violazioni, è stato osservato un forte aumento di incidenti che hanno interessato gli studenti e/o che hanno perturbato le attività scolastiche, con 152 episodi di questo tipo registrati nel 2014 rispetto ai 46 nel 2013. Sul totale degli episodi registrati nel 2014, otto hanno coinvolto la Scuola Secondaria di As Sawiya Al Lubban. Il 6 febbraio, a sud delle Colline di Hebron, nei pressi dell’insediamento colonico di Ma’on, le forze israeliane hanno picchiato due 15enni e li hanno detenuti per tutta la notte, a seguito dei reclami del responsabile dell’insediamento che aveva lamentato il fatto che i ragazzi pascolavano le loro pecore su un terreno destinato all’espansione dell’insediamento. Durante la settimana, le forze israeliane hanno condotto 96 operazioni di ricerca-arresto rispetto ad un media settimanale di 87 durante il 2014. Un terzo di tali operazioni sono state effettuate nel Governatorato di Gerusalemme; tre operazioni hanno innescato scontri, risultanti in cinque feriti: due minori, colpiti da proiettili di arma da fuoco nel villaggio di Ya’bad (Jenin); due uomini feriti nel villaggio di Ajja (Jenin), uno per aggressione fisica da parte delle forze israeliane e l’altro per inalazione di gas lacrimogeno; una donna che ha subito lesioni dovute ad inalazione di gas, nel villaggio di Kharbatha al Misbah (Ramallah). Durante varie operazioni di ricerca-arresto, le forze israeliane, secondo quanto riferito, hanno causato danni a porte e mobili ed hanno confiscato denaro; queste azioni si sono verificate diverse volte nella città di Salfit e nel villaggio di ‘Illar (Tulkarem). Ancora in questa settimana, il 4 febbraio, un 13enne palestinese è stato ferito dalla detonazione di un ordigno inesploso trovato sul bordo della strada nel villaggio di Jayyus (Qalqiliya). Questo è il secondo ferimento causato dalla detonazione di un ordigno inesploso dall’inizio del 2015. Nel 2014, 18 palestinesi, tra cui dieci minori, sono stati feriti in incidenti simili.

Le forze israeliane tolgono il blocco all’ingresso principale di un villaggio ed allentano le restrizioni al checkpoint

Durante il periodo di riferimento precedente, il 31 gennaio, le autorità israeliane hanno riaperto l’ingresso principale del villaggio di Sinjil (Ramallah), sulla strada 60. L’ingresso è rimasto chiuso dal 2000, a seguito dell’inizio della seconda rivolta (Intifada). Durante tutti gli anni di chiusura della strada, i residenti di Sinjil, circa 6.500 palestinesi, sono stati costretti a fare un deviazione di 15 minuti per aggirare il blocco. Secondo i media, l’Amministrazione Civile Israeliana ha annunciato l’intenzione di aprire, l’11 febbraio, il checkpoint di Al Jib per i titolari di documenti identificativi di Gerusalemme e di Israele, limitatamente agli spostamenti da e verso Ramallah. Fino ad ora, il passaggio attraverso il checkpoint è stato consentito solo ai residenti palestinesi del quartiere di Al Khalayleh, che si trova tra la Barriera e l’insediamento colonico israeliano di Giv’at Ze’ev, ed ai lavoratori palestinesi autorizzati con permessi temporanei a lavorare nell’insediamento di Giv’at Z’e’ev. L’apertura del checkpoint di Al Jib dovrebbe ridurre la pressione sul checkpoint di Qalandiya, finora il principale punto di passaggio per i palestinesi in viaggio tra Gerusalemme Est e il resto della Cisgiordania. Attualmente, in tutta la Cisgiordania, ci sono circa 500 punti di controllo, tra cui 85 posti di blocco permanenti e parzialmente presidiati, che limitano il movimento dei palestinesi.

 Due attacchi di coloni israeliani registrati in questa settimana

In questa settimana sono stati registrati due attacchi di coloni israeliani contro palestinesi. Finora, nel 2015, la media settimanale di tali attacchi è stati pari a cinque, rispetto alla media di sei attacchi/settimana nel 2014. L’8 febbraio, coloni israeliani dell’insediamento di Asfar hanno sradicato 80 alberelli di ulivo piantati la settimana precedente nei pressi del villaggio di Sa’ir su terreno privato di proprietà palestinese. Gli alberelli erano stati donati da YMCA per l’impianto su un terreno ripristinato nel 2010. Il 5 febbraio, nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya), sono stati scoperti sei alberi bruciati tramite sostanze chimiche, presumibilmente da coloni del vicino insediamento di Qedumim. Gli alberi si trovano su un terreno di proprietà privata palestinese, in un’area alla quale i palestinesi possono accedere in modo limitato e previo coordinamento con le autorità israeliane. Il 5 febbraio, nella zona H2 della città di Hebron, in un incidente “mordi e fuggi” (non incluso nel conteggio), un colono israeliano ha investito con il suo veicolo un bambino palestinese di cinque anni, ferendolo gravemente. Questo è il secondo incidente di questo tipo dall’inizio del 2015. Durante il 2014, 23 palestinesi, tra cui 17 minori, sono stati feriti ed altri due sono stati uccisi in incidenti stradali che hanno coinvolto coloni israeliani. Il 9 febbraio, nella città vecchia di Gerusalemme, la polizia israeliana è intervenuta per impedire ai membri della organizzazione di coloni “Ateret Cohanim” di impossessarsi di una casa di cui essi reclamano la proprietà. La famiglia palestinese, che abita nella casa dal 1956, asserisce di aver pagato regolarmente l’affitto al “Custode Generale Israeliano” facente parte del Ministero Israeliano della Giustizia. Secondo i media israeliani, durante la settimana ci sono stati 11 attacchi palestinesi contro coloni: dieci sono avvenuti nel Governatorato di Gerusalemme ed uno nel Governatorato di Ramallah. Tutti gli episodi sono consistiti nel lancio di bottiglie incendiarie e lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli ed abitazioni israeliane. In uno di questi episodi, vicino a Beit Hanina (Gerusalemme), il 4 febbraio, è rimasta ferita una donna colono, colpita da un vetro. Negli altri episodi sono stati provocati danni ad otto veicoli (automobili ed autobus) e a quattro case. Le forze israeliane hanno condotte operazioni di ricerca-arresto in relazione agli episodi citati; sono stati segnalati arresti.

Una demolizione in Area C

Durante il periodo di riferimento, le autorità israeliane hanno demolito, in Area C, una struttura di proprietà palestinese, a motivo della mancanza del permesso israeliano di costruzione; dieci agricoltori sono stati colpiti dal provvedimento. Questa demolizione porta ad 87 il numero di strutture demolite e a 117 il numero di sfollati dall’inizio del 2015. Inoltre, sono stati consegnati 41 ordini di arresto lavori e quattro ordini di demolizione. Il 9 febbraio, nei pressi della città di Gerico, le autorità israeliane hanno demolito una vasca per irrigazione agricola, poiché era in fase di costruzione senza il permesso israeliano. La vasca di irrigazione, finanziata da donatori, era realizzata dal Ministero dell’Agricoltura palestinese a beneficio degli agricoltori. In Al Hathroura (Jericho), Area C, le autorità israeliane hanno consegnato ordini di arresto lavori, per mancanza dei permessi di costruzione israeliani, contro 15 roulotte finanziate da donatori e date a famiglie palestinesi; 69 palestinesi, di cui 27 minori, sono colpiti dal provvedimento. Questi ordini erano stati preceduti da ordinanze di sgombero emesse il 12 gennaio contro le stesse famiglie per motivi di “sconfinamento illegale” in aree dichiarate da Israele come “terra di stato”. Al Hathroura è una delle 46 zone residenziali in Area C nella parte centrale della Cisgiordania, incluse nel piano israeliano di “rilocalizzazione” di circa 7.000 beduini, la maggior parte dei quali dovrebbe essere trasferita in una nuova città beduina stabilita da Israele in An Nuwei’ma, accanto alla città di Gerico. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che l’attuazione del piano proposto può portare a  trasferimenti forzosi individuali e di massa ed a sgomberi forzati, vietati dal Diritto Internazionale Umanitario e dai Diritti Umani. Inoltre, sono stati emessi altri ordini di arresto lavori: contro un serbatoio di acqua, finanziato da donatori ed installato presso la Comunità di Frush Beit Dajan (Nablus) come parte di un progetto per fornire acqua alla Comunità e ad una scuola con oltre 160 bambini; contro 25 strutture, tra cui 20 abitative, in gran parte finanziate da donatori, in Dkaika, a sud delle Colline di Hebron. Ancora in questa settimana, per motivi analoghi, sono stati consegnati ordini di demolizione contro quattro pozzi d’acqua ad uso agricolo nel villaggio di Silwad (Ramallah) ed un deposito di rottami in Idhna (Hebron). Le autorità israeliane hanno sequestrato un bulldozer appartenente al proprietario del deposito di rottami. Un totale di 54 persone sono colpite da questi provvedimenti.

 Striscia di Gaza (Gaza Strip)
Un palestinese ferito in Area ad Accesso Riservato (ARA)

Sono proseguiti, su base giornaliera, episodi in cui le forze israeliane hanno aperto il fuoco all’interno delle Aree ad Accesso Riservato (ARA), a terra ed in mare: almeno 26 di tali incidenti sono stati segnalati durante la settimana; uno di essi ha provocato il ferimento di un palestinese. Secondo quanto riferito, l’8 febbraio, ad est del Campo di Al Magazi, una Unità Speciale delle forze israeliane è entrata nella Striscia di Gaza, ha sparato e ferito e successivamente arrestato un 21enne palestinese mentre stava lavorando sul suo terreno agricolo, a 300 metri dalla recinzione. Il ferito continua ad essere tenuto in custodia israeliana. In almeno sette casi, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco contro barche da pesca palestinesi che, secondo quanto riferito, navigavano all’interno del limite di pesca di sei miglia marine imposto da Israele, costringendole a rientrare a terra. Nella settimana, in almeno due separati incidenti verificatisi il 3 ed il 5 febbraio, le forze di sicurezza egiziane hanno aperto il fuoco contro due postazioni militari palestinesi vicine alla recinzione di confine tra Gaza e l’Egitto dopo che una bomba era esplosa vicino alle forze egiziane di frontiera. Non sono stati segnalati feriti. Ad ovest di Rafah, la Guardia costiera egiziana ha sparato colpi di avvertimento verso barche palestinesi che si avvicinavano alle acque egiziane. Non sono stati segnalati feriti o danni. In almeno due casi, carri armati e bulldozer israeliani sono entrati per circa 150 metri nella Striscia di Gaza, a nord est di Khan Younis e ad est di Rafah, ed hanno spianato il terreno. Durante la settimana, le forze israeliane hanno arrestato due palestinesi, tra cui un commerciante arrestato al valico di Erez. Ancora nella settimana, l’8 febbraio, un palestinese 31enne di Rafah è morto per le ferite riportate durante le ostilità di luglio/agosto 2014. L’uomo venne ferito il 3 agosto a Rafah, quando l’aviazione israeliana lanciò un missile contro una scuola dell’UNRWA utilizzata come Centro collettivo per sfollati interni, uccidendo 13 civili e ferendone altri 28, tra cui minori. Questo decesso porta il numero di palestinesi uccisi durante le ostilità di luglio/agosto a 2.220, tra cui 551 minori e 299 donne.

 Continuano in tutta la Striscia di Gaza le quotidiane interruzioni di corrente elettrica

Poiché la Centrale elettrica di Gaza, per carenza di carburante, continua a funzionare solo al 50% della sua capacità operativa, continua pure la necessità di pianificare le quotidiane interruzioni di corrente in tutta la Striscia: tra le 16 e le 18 ore in alcune zone, sconvolgendo l’erogazione dei servizi di base e costringendo i fornitori dei servizi a dipendere dai generatori di emergenza, anch’essi richiedenti carburante per poter funzionare.

Il valico di Rafah tra Gaza e Egitto resta chiuso

Il valico di Rafah, tra Gaza e l’Egitto, è rimasto chiuso durante l’intero periodo di riferimento. Più di 30.000 palestinesi, tra cui 17.000 registrati, sono in attesa di attraversare in Egitto, inclusi pazienti e studenti. L’ultima volta che il valico venne eccezionalmente aperto fu dal 20 al 22 gennaio, in entrambe le direzioni; in quell’occasione venne autorizzato il transito, verso Gaza, di un convoglio umanitario con forniture mediche ed alimentari.

La stragrande maggioranza dei palestinesi di Gaza resta impossibilitata ad uscire da Gaza, né attraverso il valico di Rafah né quello di Erez. Durante tutto il 2014, il valico di Rafah è stato aperto per 158 giorni, consentendo a 97.690 palestinesi di attraversarlo in entrambe le direzioni; nel 2013, il valico è rimasto aperto per 262 giorni, permettendo a 302.240 palestinesi di attraversarlo in entrambe le direzioni.

 

 

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