Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 27 gennaio – 2 febbraio 2015

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.ocha

ð sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

 

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Cisgiordania

  • Ucciso dalle forze israeliane 19enne palestinese: secondo i media israeliani stava lanciando bottiglie incendiarie a veicoli israeliani. In altri scontri feriti 41 palestinesi; 6 (di cui 4 minori) con proiettili di arma da fuoco.
  • 5 attacchi di coloni israeliani contro palestinesi: in due di questi attacchi provocate lesioni a due minori.
  • 3 episodi di lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli israeliani: nessun ferito.
  • Area C: demolite 6 strutture palestinesi per mancanza dei permessi di costruzione israeliani, consegnati 8 ordini di arresto-lavori, 2 ordini di demolizione e 8 di sfratto.
  • Presso Qalqiliya abbattuti 30 ulivi e spianati 1.000 mq di terreno palestinese: operazione forse preliminare alla costruzione di infrastrutture idriche per il vicino insediamento colonico.
  • Valle del Giordano: in “zone per esercitazioni a fuoco” le forze israeliane hanno temporaneamente sfollato 162 palestinesi, spianato (per motivi non noti) 80 ettari di terra a pascolo seminato, confiscato 300 metri di tubo per acquedotto, un serbatoio d’acqua, un veicolo agricolo.

Striscia di Gaza

  • Aree ad Accesso Riservato: 29 casi di apertura fuoco di avvertimento: nessun ferito.
  • Insufficienti i fondi consegnati all’UNRWA (135 milioni di dollari dei 720 promessi) per sostenere le riparazioni delle case distrutte dalla guerra: 90 famiglie tornano nei Centri per sfollati.

riguardante il periodo: 27 gennaio – 2 febbraio 2015

Cisgiordania (West Bank)

Le forze israeliane uccidono un palestinese e ne feriscono altri 41

Il 31 gennaio, le forze israeliane hanno sparato ed hanno ucciso un 19enne palestinese presso il bivio che porta all’insediamento colonico di Yitzhar, nei pressi del villaggio di Burin (Nablus), ed hanno ferito un altro giovane che è stato poi arrestato. Secondo i media israeliani, i giovani, quando sono stati colpiti, stavano lanciando bottiglie incendiarie a veicoli israeliani in transito.

Inoltre, nel corso di diversi scontri avvenuti in Cisgiordania, le forze israeliane hanno ferito 41 palestinesi, tra cui sette minori e tre donne. Di questi, sei sono stati feriti con proiettili di arma da fuoco; tra essi quattro minori. L’episodio che ha fatto registrare il maggior numero di feriti (20) ha avuto luogo il 30 gennaio vicino ad Al ‘Ezariya (Gerusalemme), durante gli scontri tra le forze israeliane e palestinesi che lanciavano pietre.

Quattro dei ferimenti di questa settimana, tra cui quelli di due minori, sono avvenuti durante scontri collegati a proteste: a Bil’in (Ramallah), contro la Barriera; in An Nabi Saleh (Ramallah), contro l’espansione dell’insediamento di Hallamish; in Kafr Qaddum (Qalqiliya), contro la chiusura di lunga data dell’ingresso al villaggio.

Durante la settimana le forze israeliane hanno condotto 100 operazioni di ricerca-arresto (87 operazioni/settimana la media del 2014). Tre delle operazioni svolte nella settimana hanno innescato scontri risultanti in sette feriti: tra essi due donne e un uomo del villaggio di Silat ad Dhahr (Jenin), ricoverati in ospedale per inalazione di gas; un uomo fisicamente aggredito nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya); un 19enne ferito con arma da fuoco nel Campo profughi di Qalandiya (Gerusalemme).

Il 28 gennaio, nei pressi della Comunità di Ein al Hilwa (Tubas), nel nord della Valle del Giordano, un 17enne palestinese è stato ferito dalla detonazione di un ordigno inesploso mentre pascolava le sue pecore. La Comunità è situata in un’area dichiarata da Israele come zona militare chiusa adibita alle esercitazioni, indicata anche come “zona per esercitazioni a fuoco”. Nel 2014, 18 palestinesi tra cui dieci minori, sono rimasti feriti in incidenti simili.

Cinque attacchi di coloni israeliani registrati in questa settimana

In questa settimana sono stati registrati cinque attacchi di coloni israeliani contro palestinesi; due di questi attacchi hanno causato il ferimento di due minori. Finora, nel 2015, il numero di tali attacchi è stato mediamente di cinque alla settimana, mentre, nel 2014, è stato di sei attacchi/settimana.

Dei recenti attacchi sopraccitati, due sono avvenuti in Gerusalemme Est ed hanno provocato lesioni a due minori. Il 28 gennaio, nella zona di Ath Thuri, un gruppo di coloni ha fisicamente aggredito un palestinese 14enne che stava andando a scuola.

I restanti attacchi di coloni sono consistiti in: lancio di pietre a veicoli palestinesi nei pressi di Al Jalazun (Ramallah), il 31 gennaio; vandalizzazione di un veicolo di proprietà palestinese nella zona H2 della città di Hebron, il 29 gennaio; abbattimento di due alberi nella zona di At Tuwani (Hebron), da parte di coloni dell’insediamento di Ma’on, il 30 gennaio.

Il 27 gennaio, nel Campo profughi di ‘Askar (Nablus), un 17enne è stato ferito con arma da fuoco durante gli scontri che si sono verificati tra palestinesi e le forze israeliane che accompagnavano coloni israeliani entrati in Nablus per visitare la Tomba di Giuseppe. Secondo fonti ufficiali palestinesi, la visita non era stata preventivamente concordata, anche se le autorità palestinesi furono informate che ci sarebbe stata una “attività militare” israeliana all’interno di Nablus. Durante l’intero 2014, quattro palestinesi sono stati feriti durante scontri con le forze israeliane di scorta a coloni in visita alla Tomba di Giuseppe.

Secondo i media israeliani, durante la settimana sono avvenuti tre episodi di lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli israeliani, tutti in Gerusalemme Est; come conseguenza due veicoli hanno avuto danni e tre coloni israeliani hanno subito lesioni, tra cui due donne, ferite dai vetri il 28 gennaio nella zona di At Tur. Le forze israeliane hanno effettuato operazioni di ricerca-arresto in relazione a tutti i tre episodi.

 Sei demolizioni in Area C

Durante il periodo di riferimento, le autorità israeliane hanno demolito sei strutture di proprietà palestinese in Area C, a motivo della mancanza dei permessi di costruzione israeliani, sfollando sette palestinesi, tra cui cinque minori. Questi eventi portano a 86 il numero di strutture demolite nel mese di gennaio 2015 ed il numero di sfollati a 117. Inoltre, sono stati consegnati almeno otto ordini di arresto-lavori, due ordini di demolizione e otto ordini di sfratto.

Il 29 gennaio, in Idhna (Hebron), le autorità israeliane hanno demolito una casa in costruzione, una roulotte abitativa offerta da un donatore ed una struttura di sostentamento. La casa e la roulotte appartengono alla stessa famiglia ed erano state fornite in risposta ad una precedente demolizione della loro casa, nel novembre 2011. Come risultato, è stata sfollata una famiglia di sette persone, tra cui cinque minori. Altri 55 palestinesi sono stati colpiti dai provvedimenti.

Due ulteriori strutture di sostentamento finanziate da donatori – una cisterna d’acqua ed una recinzione – sono state demolite il 2 febbraio nel villaggio di Qusra (Nablus), colpendo dieci famiglie (61 persone).

Ancora durante la settimana, un veicolo agricolo di proprietà privata è stato confiscato a Beit Ummar (Hebron), presumibilmente con la motivazione che il veicolo veniva utilizzato per il trasporto di materiali da costruzione per una casa in Area C per la quale non era stato rilasciato il permesso di costruzione israeliano.

Inoltre, nei villaggi di Azzun Atma e di Beit Amin (Qalqiliya), le autorità israeliane hanno spianato 1.000 mq di terreno, abbattendo 30 alberi di ulivo ivi esistenti. I Consigli di villaggio sono stati informati dalle autorità israeliane che tali opere sono finalizzate alla costruzione di infrastrutture idriche per l’insediamento colonico di Sha’are Tiqwa.

Sequestri di beni e sgomberi temporanei delle comunità nelle “zone per esercitazioni militari a fuoco”

Durante la settimana, nella Valle del Giordano ed in Hebron, almeno 162 palestinesi sono stati temporaneamente sfollati, vaste aree di terreno sono state spianate e strumenti utilizzati per l’attuazione di un vitale progetto di sviluppo sono stati confiscati; ciò è avvenuto in aree designate da Israele come “zone militari chiuse”, note anche come “zone per esercitazioni a fuoco”.

Il 29 gennaio, nella Comunità di Khirbet Yarza (Tubas), nella Valle del Giordano (contabilizzati nel numero di strutture demolite), le autorità israeliane hanno danneggiato e confiscato 300 metri di tubo metallico per acquedotto. I tubi erano stati forniti dall’Autorità Palestinese come parte di un progetto, finanziato da donatori, per collegare la Comunità con la rete idrica pubblica della città di Tubas. La demolizione ha colpito l’intera Comunità, costituita da 86 persone in situazione di dipendenza da sistemi di approvvigionamento idrico inaffidabili e/o costosi. Da segnalare che, a partire dall’inizio del 2014, le autorità israeliane hanno demolito un totale di 24 strutture in questa Comunità. Nei pressi di Tammun (Tubas), il 28 gennaio, le autorità israeliane hanno confiscato un serbatoio d’acqua ed un veicolo agricolo. I veicoli, di proprietà del Ministero dell’Agricoltura Palestinese, erano stati messi a disposizione per l’attuazione di un progetto di piantumazione di alberi. Questo è il secondo sequestro correlato allo stesso progetto: il 18 dicembre 2014, le forze israeliane requisirono una tenda, 20 serbatoi per acqua e 50 pianticelle.

Nella Comunità di ‘Ibziq (Tubas), 17 famiglie (135 palestinesi) sono state temporaneamente sfollate tra le 8.00 e le 13.00, tutti i giorni dal 26 al 29 gennaio ed il 2 febbraio [termine del periodo di questo Rapporto]. Gli ordini si estendono fino al 4 febbraio. ‘Ibziq, che si trova in una zona designata da Israele come zona chiusa “per esercitazioni militari a fuoco”, ospita 30 famiglie (176 palestinesi) sottoposte, dall’inizio del 2014, ad almeno 20 sfollamenti temporanei a causa delle esercitazioni militari.

Nella Comunità pastorizia di Humsa al Bqai’a (Tubas), quattro famiglie (27 palestinesi) sono stati temporaneamente sfollati dalle 6.00 alle 14.00 per far posto all’addestramento militare israeliano.

Nella zona di Masafer Yatta (Hebron), in un’area situata tra le Comunità di Jinba Mirkez, Halaweh, Khirbet al Fakheit e Khirbet al Majaz, le forze israeliane hanno spianato circa 80 ettari di terra per motivi sconosciuti. La terra era coltivata a grano ed orzo per il pascolo. Queste sono tra le 14 Comunità palestinesi che vivono nella zona di Masafer Yatta, sin dagli anni ‘80 designata dalle autorità israeliane come zona chiusa, riservata alle esercitazioni militari, altrimenti nota come “zona 918 per l’addestramento a fuoco”. Almeno 1.300 persone che vivono attualmente in questa zona sono a rischio permanente di trasferimento forzato.

Circa il 18% della Cisgiordania è stato designato da Israele come “zona chiusa, riservata all’addestramento militare”; in tali territori risiedono circa 5.000 palestinesi, suddivisi in 38 comunità. Secondo un rapporto dei media israeliani, nei primi mesi del 2014, un alto ufficiale del Comando Centrale dell’IDF confermò che la frequenza e la portata delle esercitazioni militari erano aumentate fortemente negli ultimi tempi, in particolare nella Valle del Giordano, e che tali esercitazioni contribuivano alla prevenzione di “abusivismo edilizio”.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 Nessun ferito nelle Aree ad Accesso Riservato (ARA)

Sono proseguiti, su base giornaliera, episodi in cui le forze israeliane hanno aperto il fuoco all’interno delle Aree ad Accesso Riservato (ARA), a terra ed in mare: almeno 29 di tale incidenti sono stati segnalati durante la settimana; nessuno di essi ha provocato lesioni. In non meno di dieci episodi le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco contro barche da pesca palestinesi che, secondo quanto riferito, navigavano all’interno del limite di pesca (imposto da Israele) di sei miglia nautiche, costringendole a terra.

In due episodi, a nord est di Khan Younis e ad est di Rafah, nelle ARA di terraferma, carri armati e bulldozer israeliani sono entrati per circa 150 metri nella Striscia di Gaza ed hanno spianato il terreno.

Durante la settimana, le forze israeliane hanno arrestato cinque palestinesi, a quanto riferito mentre stavano tentando di infiltrarsi in Israele attraverso la recinzione perimetrale.

Le restrizioni imposte da Israele in materia di accesso ai terreni lungo la recinzione perimetrale di Gaza e alle zone di pesca lungo la costa minano la sicurezza e la sussistenza dei palestinesi. Queste restrizioni impediscono l’accesso ad ampie aree agricole e di pesca e la loro applicazione espone a grave rischio l’integrità fisica dei civili.

Famiglie sfollate ritornano nei Centri di ospitalità collettiva, non potendo permettersi i costi degli affitti

Circa 90 famiglie (oltre 640 persone), provenienti soprattutto dall’area centrale della Striscia di Gaza, sono tornate nei Centri collettivi dell’UNRWA per sfollati interni, a causa della impossibilità di sostenere i costi degli affitti. Ciò segue l’annuncio di UNRWA della scorsa settimana in cui l’Agenzia informava di aver dovuto sospendere, a causa della mancanza di fondi, il suo programma di assistenza economica in contanti per supportare le riparazioni delle abitazioni e fornire sussidi per l’affitto a famiglie di profughi palestinesi sfollati in seguito alle ostilità di luglio-agosto 2014. Secondo le valutazioni dell’Agenzia, aggiornate ad oggi, oltre 100.000 abitazioni di profughi palestinesi sono state danneggiate o distrutte durante il conflitto dell’estate scorsa ed occorrono più di 720 milioni di dollari USA per rispondere a questa esigenza. Una parte di fondi è disponibile per iniziare la ricostruzione delle case completamente distrutte, tuttavia UNRWA ha ricevuto finora solo 135 milioni dollari per il suo programma per gli alloggi; pertanto mancano ancora 585 milioni di dollari USA. UNRWA è pronta a riprendere il programma non appena i fondi sufficienti saranno messi a disposizione. Un certo numero di manifestazioni ha avuto luogo di fronte all’UNRWA ed altri uffici delle Nazioni Unite a Gaza, per protestare contro i tagli degli aiuti. Cresce la preoccupazione che il numero di famiglie che cercano rifugio nei Centri collettivi UNRWA possa continuare a salire mentre mancano ancora nuovi finanziamenti.

Le quotidiane interruzioni di energia elettrica continuano in tutta la Striscia di Gaza

Poiché la Centrale elettrica di Gaza continua a funzionare a metà della sua capacità operativa, le interruzioni di corrente programmate nella Striscia di Gaza continuano ad aggirarsi, in alcune zone, tra le 16 e le 18 ore quotidiane, stravolgendo l’erogazione dei servizi di base e costringendo i fornitori dei servizi medesimi a dipendere dai generatori di emergenza, anch’essi funzionanti a carburante. Tra il 27 gennaio ed il 2 febbraio, circa 59.000 litri di carburante di emergenza sono stati consegnati, con il coordinamento di OCHA, a 12 servizi di base prioritari, tra cui gli ospedali. Un selezionato elenco di servizi di base, tra cui sanità, acqua e raccolta rifiuti stanno ricevendo regolari razioni di carburante finanziato da alcuni donatori. La fornitura di carburante, nonché la insufficiente capacità di stoccaggio del medesimo restano i principali motivi che limitano le operazioni della Centrale elettrica.

Resta chiuso il valico di Rafah tra Gaza ed Egitto

Il valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto è rimasto chiuso durante l’intero periodo preso in esame da questo rapporto. Secondo quanto riferito, più di 30.000 palestinesi sono registrati ed in attesa di attraversare verso l’Egitto, tra cui malati e studenti. Il valico di Rafah è stato eccezionalmente aperto in entrambe le direzioni tra il 20 ed il 22 gennaio; in tale occasione è stato autorizzato il transito, verso Gaza, di un convoglio umanitario con medicinali e cibo.

Il valico di Rafah è stato chiuso dall’Egitto il 24 ottobre 2014, a seguito di un attacco nel Sinai in cui 30 soldati egiziani persero la vita. Durante il 2014, il valico di Rafah è stato chiuso per 207 giorni (il 57% dell’anno). Questo ha esacerbato l’impatto delle limitazioni già da lungo tempo imposte da Israele sul transito delle persone attraverso il valico di Erez. La grande maggioranza dei palestinesi non può uscire da Gaza, né attraverso Rafah né attraverso Erez. Sulla scia di ulteriori attacchi mortali avvenuti il 29 gennaio nel nord del Sinai, in cui oltre 30 uomini delle forze di sicurezza egiziane sono stati uccisi, appare remota la possibilità che il valico di Rafah venga riaperto nel prossimo futuro. Durante l’intero 2014, il valico è stato aperto per 158 giorni, ed ha permesso a 97.690 palestinesi di attraversare in entrambe le direzioni. Nel 2013, il medesimo valico è stato aperto per 262 giorni, permettendo a 302.240 palestinesi di attraversarlo in entrambe le direzioni.

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