Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 21 ottobre-

Riguardante il periodo:   28 ottobre – 3 novembre 2014

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I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

ð  sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:  http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð  sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

  • Gerusalemme Est: un palestinese ferisce un rabbino ed un colono e viene ucciso, a sua volta, dalle forze israeliane. L’episodio alimenta tensioni già elevate in città: da luglio, i palestinesi uccisi sono stati 4 ed i feriti 1.333. Tre gli israeliani uccisi e 65 i feriti, di cui 33 civili.
  • 98 i ferimenti di palestinesi in questa settimana, 73 in scontri collegati all’episodio sopraccitato (12 da arma da fuoco). Due i feriti tra le forze israeliane.
  • 17 casi di lancio di pietre contro veicoli e autobus israeliani; 5 i feriti.
  • Demolite 33 strutture palestinesi, 17 delle quali in Gerusalemme Est, dove 1/3 delle case palestinesi non ha i permessi di costruzione rilasciati da Israele, quasi impossibili da ottenere: in 90.000 temono demolizioni e sfollamenti. Solo il 13% dell’area è attribuito all’edilizia palestinese; il 35% è stato confiscato per gli insediamenti israeliani.
  • Morti 2 palestinesi già feriti durante le ostilità di luglio-agosto.
  • Riferito il lancio di un razzo verso Israele che chiude tutti i valichi. Chiuso anche Rafah (Egitto). Bloccati 600 camion di merci e migliaia di viaggiatori.
  • Continuano le restrizioni di accesso e il fuoco intimidatorio nelle zone di pesca e nei terreni perimetrali della Striscia.
  • Ancora blackout di energia elettrica per mancanza di carburante; compromessi i servizi essenziali: acqua, sanità, istruzione.
  • Ancora 70.000 gli sfollati causati dalla guerra. Con l’arrivo delle piogge, molti necessitano di indumenti, coperte e riscaldatori.

Striscia di Gaza

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo:  28 ottobre – 3 novembre 2014

 Cisgiordania (West Bank)

Continuano tensione e scontri in Gerusalemme Est

Il 29 ottobre, un rabbino di Israele ed un colono, leader della Heritage Foundation del Monte del Tempio, sono stati colpiti e gravemente feriti, secondo quanto riferito, da un 32enne palestinese del quartiere di At Thuri, in Gerusalemme Est. Quest’ultimo è presumibilmente affiliato al movimento della Jihad islamica. Secondo i media israeliani, più tardi quella notte, nell’ambito di un’operazione di arresto, le forze israeliane, durante uno scambio a fuoco, hanno ucciso il sospetto autore dell’aggressione.

Questo episodio ha ulteriormente alimentato le tensioni esistenti e gli scontri in tutta Gerusalemme Est, già in crescita dalla scorsa estate. Dal 1° luglio 2014, in Gerusalemme Est, le forze israeliane hanno ucciso quattro palestinesi e ne hanno ferito altri 1.333, tra cui 80 minori; nella stessa zona, durante lo stesso periodo, palestinesi hanno ucciso tre israeliani e ne hanno ferito altri 65, di cui 33 civili.

In questa settimana, 98 palestinesi, tra cui 23 minori, sono stati feriti dalle forze israeliane. Due terzi delle persone ferite sono state colpite da proiettili di gomma o di metallo rivestito di gomma, tra esse 14 minori; mentre 12 persone, tra cui quattro minori, sono state ferite da proiettili di arma da fuoco. Secondo i media israeliani, due membri delle forze israeliane sono rimasti feriti.

La maggior parte dei ferimenti (73, di cui 16 riguardanti minorenni) sono stati registrati durante scontri collegati all’episodio di cui sopra e sono avvenuti in varie località dei Governatorati di Gerusalemme, Betlemme e Ramallah. In un caso, il 31 ottobre, 12 palestinesi sono stati feriti negli scontri scoppiati quando le forze israeliane sono entrate nella tenda del lutto eretta nella zona di At Thuri per il palestinese ucciso.

Tre attacchi di coloni contro palestinesi; continua il lancio di pietre a veicoli con targa israeliana

In questa settimana sono stati registrati tre episodi di aggressione da parte di coloni; il totale di episodi in cui sono state causate lesioni a palestinesi o danni alle loro proprietà sale così 278 dall’inizio del 2014, rispetto ai 367 episodi del corrispondente periodo nel 2013.

In uno degli incidenti, il 29 ottobre, coloni israeliani dell’insediamento di Qedumim, secondo quanto riferito hanno rubato circa 200 kg di olive raccolte dagli agricoltori del villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya). Il fatto è avvenuto dopo che le forze israeliane avevano ordinato ai contadini di andare via dai terreni, benché non fosse ancora scaduto il tempo loro consentito dagli accordi preliminari. Dall’inizio della stagione della raccolta delle olive, il 3 ottobre, OCHA ha registrato 14 azioni di coloni recanti danno a agricoltori palestinesi o a loro proprietà, rispetto a 21 casi del corrispondente periodo nel 2013. Negli ultimi anni, in Kafr Qaddum si sono svolte manifestazioni settimanali per protestare contro la chiusura permanente del principale accesso al villaggio sul lato est (che li ha separati dai loro terreni) contro l’espansione dell’insediamento colonico e contro il sistema imposto da Israele consistente nel fatto che i contadini, per accedere ai loro terreni vicini all’insediamento colonico di Qedumim, devono preventivamente coordinarsi con l’autorità israeliana.

Secondo i media israeliani, oltre ai due feriti israeliani citati nella parte iniziale di questo Rapporto, in Cisgiordania e Gerusalemme Est ci sono stati 17 casi di lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli e autobus israeliani. In cinque dei casi sono state provocate lesioni a cinque israeliani, tra cui una donna di 70 anni, e nei restanti casi sono stati danneggiati i veicoli. Dieci degli episodi sono avvenuti nel Governatorato di Gerusalemme, tre nel Governatorato di Betlemme ed uno nel Governatorato di Ramallah. Sono stati inoltre segnalati tre episodi di lancio di pietre contro la metropolitana leggera di Gerusalemme, vicino alla fermata di Shu’fat, risultanti in danni.

Aumento delle demolizioni in Gerusalemme Est

Nel periodo in esame [28 ott – 3 nov 2014], le autorità israeliane hanno demolito un totale di 33 strutture in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, a motivo della mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele; sale così a 522 il numero delle strutture demolite dall’inizio dell’anno, rispetto alle 549 demolite nel corrispondente periodo del 2013. Come conseguenza del provvedimento almeno 47 palestinesi, tra cui 14 minori, sono stati sfollati ed altri 60 circa hanno avuto un danno economico.

Delle 33 strutture demolite, diciassette si trovavano in Gerusalemme Est; il loro abbattimento ha causato lo sfollamento di 16 palestinesi (tra cui nove minori) e danno economico ad altri 44. Le strutture, tra cui tre case, sono state demolite in Salah ad Din Street (1), Silwan (6), Wadi al (6) Joz, e nella zona di Sheikh Jarrah (4). Con ciò sale a 72 il numero di strutture demolite in Gerusalemme Est dall’inizio del 2014.

Secondo i media, il sindaco israeliano di Gerusalemme ha recentemente ordinato agli operatori del comune di rinforzare le misure “esecutive”’ contro i palestinesi di Gerusalemme Est, tra cui le demolizioni di case prive dei permessi edilizi, con l’obiettivo di fare pressione sulla popolazione palestinese perché agisca contro i giovani manifestanti. Almeno una terzo di tutte le case palestinesi in Gerusalemme Est non hanno i permessi di costruzione rilasciati da Israele, pressoché impossibili da ottenere; in tal modo oltre 90.000 residenti palestinesi sono messi nella paura permanente della demolizione e dello sfollamento. Nella zonizzazione di Gerusalemme Est, solo il 13% dell’area è attribuito all’edilizia palestinese, gran parte del quale già costruito; il 35% è stato confiscato ad uso degli insediamenti israeliani.

Il 3 novembre, in Area C, quattro strutture (due baracche per animali e due tende usate come cucine), sono state demolite nella comunità di Arab ar Ramadin ash Shamali (Qalqilya), interessando un totale di sette famiglie. La comunità si trova in un enclave, rinchiusa tra la Barriera e la Linea Verde. Attualmente circa 11.000 palestinesi sono isolati in tali enclavi e affrontano gravi restrizioni, tra cui l’accesso ai servizi di base.

Il 28 ottobre, le forze israeliane hanno demolito un forno (taboun) utilizzato dalla Comunità di Um al Kheir, situata in Area C, ad est di Yatta (Hebron). Il forno era l’unica struttura che era stata ricostruita dopo la sua demolizione, eseguita il giorno precedente insieme a sei abitazioni, tra cui un prefabbricato donato da donatori internazionali attraverso l’Emergency Relief Fund (ERF).

Altre quattro strutture sono state demolite dalle forze israeliane il 3 novembre in Area C, nella Comunità beduina di Al Mu’arrajat Est (Jericho), a causa della mancanza dei permessi di costruzione. Come conseguenza, due famiglie di rifugiati, comprendenti sette palestinesi (tra cui tre minori), sono state sfollate. Questa è una delle Comunità beduine palestinesi, collocate sulle colline ad est di Gerusalemme e nella Cisgiordania centrale, a rischio di trasferimento forzato a causa di un piano di “delocalizzazione” presentato dalle autorità israeliane.

Le forze israeliane hanno demolito tre strutture, tra cui due abitative, e danneggiato 1,5 km di strada a servizio della Comunità di Tel al Khashaba (Nablus). Le demolizioni hanno causato lo sfollamento di una famiglia di 11 persone, tra cui due donne e sette minori. Nel mese di settembre 2014, l’Amministrazione Civile Israeliana (ICA) smantellò una rete di distribuzione elettrica realizzata in questa Comunità grazie al supporto di un donatore internazionale. In Khashem ad Daraj, cinque strutture, tra cui due latrine finanziate da donatori, sono state demolite, sfollando una famiglia di otto persone, tra cui cinque minori, ed interessandone altre 36. Entrambe le comunità si trovano, insieme ad altre 36 comunità, in aree designate come “zone per esercitazioni a fuoco”, destinate da Israele all’addestramento militare e sono influenzate da alti livelli di bisogno umanitario e dal rischio continuo di trasferimento forzato.

Nella zona della Comunità di Khirbet Ras al Ahmar, nel nord della Valle del Giordano, anche essa in una “zona per esercitazioni a fuoco”, le forze israeliane, per la terza settimana consecutiva, hanno svolto una esercitazione militare durata tre giorni. L’esercitazione si è svolta da mezzogiorno alle 6 del mattino successivo nei primi due giorni e da mezzogiorno a mezzanotte nel terzo giorno. Come conseguenza, nove famiglie palestinesi sono state temporaneamente sfollate per la durata della esercitazione. L’ICA (Amministrazione Civile Israeliana ) ha verbalmente informato i membri della Comunità che le esercitazioni militari si svolgeranno con lo stesso schema per i prossimi sei mesi.

Per gli stessi motivi, il 28 ottobre, i residenti della Comunità di ‘Ibziq’ (Tubas) hanno dovuto lasciare le loro case per sei ore, portando a nove il numero di volte in cui, dall’inizio dell’anno, la Comunità di 30 famiglie è stata temporaneamente sfollata a motivo di addestramenti militari israeliani. Tra il 2 ed il 3 novembre, si è svolta una ulteriore esercitazione militare, per la quale non erano stati preliminarmente consegnati ordini [di sgombero].

All’inizio di quest’anno, un alto ufficiale del Comando Centrale dell’IDF [le Forze Armate di Israele] confermò che la frequenza e la durata delle esercitazioni militari erano aumentate fortemente negli ultimi tempi, in particolare nella Valle del Giordano, e che tali esercitazioni contribuivano alla prevenzione dell’”abusivismo edilizio”.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

Riferito il lancio di un razzo verso Israele; continua a salire il numero dei feriti deceduti a seguito delle lesioni riportate durante la guerra

Il cessate il fuoco concordato il 26 agosto in gran parte continua a tenere. Tuttavia, secondo i media israeliani, il 31 ottobre, un razzo lanciato da Gaza è caduto nel sud di Israele, senza causare feriti o danni alle cose.

Nel periodo in esame, due palestinesi sono morti per le lesioni riportate durante le ostilità di luglio-agosto. Secondo gli ultimi dati forniti dal Protection Cluster [meccanismo di coordinamento internazionale, collegato all’ONU: opera affinché le persone colpite da crisi umanitarie siano protette in conformità con i loro diritti], il bilancio totale delle vittime palestinesi causate dal conflitto è di 2.256 morti, di cui almeno 1.568 sono da ritenersi civili, tra essi 538 bambini e 306 donne.

Anche in questa settimana, in sei occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco contro palestinesi presenti in aree adiacenti alla recinzione perimetrale di Gaza, ed anche in mare, verso barche da pesca palestinesi. In uno di questi casi, il 29 ottobre, è stato ferito un  palestinese 21enne che, a detta di testimoni, cacciava uccelli a circa 300 metri dalla recinzione. Tre altri palestinesi sono stati arrestati nel corso della settimana dalle forze israeliane, sembra durante il tentativo di entrare in Israele alla ricerca di lavoro. In mare, in tre episodi, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco verso barche da pesca palestinesi che navigavano, secondo quanto riferito, all’interno del limite di pesca imposto da Israele (6 miglia nautiche dalla costa), costringendole a tornare a terra; non sono stati segnalati feriti o danni alle cose.

Le restrizioni di accesso alle zone di pesca ed ai terreni agricoli a circa 300 metri dalla recinzione perimetrale di Gaza continuano a compromettere la pesca e l’agricoltura di Gaza, le principali fonti di reddito per migliaia di pescatori e di contadini e relative famiglie.

Chiusi tutti i valichi di Gaza

Il 1° novembre 2014, le autorità israeliane hanno chiuso, fino a nuovo avviso, i due valichi operativi tra la Striscia di Gaza ed Israele. Questa misura è stata annunciata come una risposta al sopraccitato lancio di un razzo verso il sud di Israele. Da allora [1° novembre] e fino alla fine del periodo cui si riferisce il presente Rapporto [3 novembre], il passaggio di persone al valico di Erez è stato limitato ai soli casi umanitari autorizzati e ai cittadini stranieri, mentre il valico commerciale di Kerem Shalom è rimasto completamente chiuso, tranne che per limitate quantità di carburante entrate il 3 novembre. A detta delle autorità israeliane, il passaggio verrebbe aperto durante questo periodo per altri rifornimenti urgenti, se necessario. Tra il 2007 ed il 2010, Israele ha unilateralmente chiuso i valichi commerciali di Karni, Sufa e Nahal Oz, lasciando Gaza completamente dipendente dal valico di Kerem Shalom per il traffico merci.

Questi sviluppi hanno ulteriormente esacerbato l’impatto della chiusura, il 24 ottobre, del valico di Rafah da parte delle autorità egiziane, a seguito di un attacco nella città di Al Arish, nel nord dell’Egitto, condotto da autori non individuati che hanno ucciso più di 30 soldati egiziani. Inoltre, a partire dalla prima settimana di luglio e per motivi sconosciuti, non è stata più permessa l’entrata in Gaza, tramite il valico di Rafah, di materiali da costruzione per i progetti del Qatar. Come conseguenza sono sospesi tre progetti di realizzazione di importanti infrastrutture. Oltre 600 camion carichi di merci, compresi materiali edilizi urgentemente necessari per la ricostruzione di Gaza, non sono stati autorizzati ad entrare e migliaia di viaggiatori sono bloccati a Gaza in attesa di partire per la Cisgiordania, per l’Egitto e per altre destinazioni.

Continuano in tutta la Striscia di Gaza i lunghi blackout di energia elettrica

Il 28 ottobre, dopo due giorni di parziale funzionamento, la Centrale elettrica di Gaza è stata completamente chiusa per mancanza di combustibile. Dopo sette settimane consecutive di chiusura, successive alla sua riparazione, la Centrale ha ripreso le operazioni dal 26 al 28 ottobre, a seguito della ricezione, da parte dell’Autorità palestinese per l’Energia, di circa 350.000 litri di gasolio. Durante questi due giorni la Centrale ha funzionato al 50% della sua potenza, generando circa 60 MW elettrici che, a loro volta, hanno consentito di ridurre le interruzioni di corrente dalle 18 ore/giorno a circa 12 ore/giorno; per funzionare a metà della sua capacità la Centrale richiede circa 270.000 litri di carburante al giorno. La carenza di energia elettrica influenza negativamente l’erogazione dei servizi essenziali, tra cui la salute, l’acqua, i servizi igienico-sanitari e l’istruzione.

Migliaia di famiglie sono ancora nella situazione di sfollati

Il 4 novembre, nella sua dichiarazione sul Meccanismo per la Ricostruzione di Gaza, il Coordinatore Speciale delle Nazioni Unite, Robert Serry, ha confermato che il meccanismo temporaneo per la ricostruzione di Gaza ha avviato le sue operazioni, focalizzandosi sul rendere disponibili i materiale edilizi per le riparazioni urgenti delle abitazioni e che lunedì 3 novembre circa 700 destinatari hanno potuto acquistare materiali da costruzione per iniziare le riparazioni delle loro case.

Oltre 70.000 persone, le cui case sono state danneggiate o distrutte durante le ostilità di luglio-agosto, restano sfollate. Diciotto (18) scuole dell’UNRWA, oltre ad una scuola pubblica sostenuta dall’UNRWA, proseguono per il secondo mese consecutivo ad essere utilizzate come centri collettivi per circa 32.400 sfollati interni. Secondo le stime fornite dal Ministero degli Affari Sociale di Gaza, tra 40.000 e 50.000 sfollati continuano a vivere con famiglie ospitanti o in sistemazioni di fortuna. Il Shelter Cluster [meccanismo di coordinamento internazionale, collegato all’ONU: sostiene le persone colpite da calamità naturali e conflitti affinché abbiano ripari adeguati] stima che più di 100.000 abitazioni siano state danneggiate o distrutte nel recente conflitto, interessando più di 600.000 persone. Fino al 3 novembre le famiglie sfollate non hanno potuto ricostruire o riparare le loro abitazioni a causa delle restrizioni di lunga data sull’importazione di materiali edili e della disastrosa situazione economica. Con l’inizio della stagione delle piogge, molti sfollati interni, in particolare quelli che vivono con famiglie ospitanti o in alloggi di fortuna, richiedono assistenza umanitaria supplementare tra cui indumenti, coperte invernali e riscaldatori.

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Riguardante il periodo:   21 – 27 ottobre 2014

Nota:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

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L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

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Riassunto

Cisgiordania

  • Gerusalemme: un palestinese investe israeliani scesi da un treno: morti un bambino e una donna, ferite altre 8 persone. L’uomo è stato ucciso. Seguono scontri: tra i 62 palestinesi feriti, 2 bambini colpiti in faccia da proiettili di gomma.
  • Ancora scontri per le restrizioni di accesso alla Moschea di Al Aqsa. A Silwad ucciso, con arma da fuoco, un 14enne palestinese durante proteste la presenza di forze israeliane all’ingresso del villaggio e contro le aggressioni compiute dai coloni.
  • 14 gli episodi di lanci di pietre da parte palestinese contro veicoli israeliani. 5 gli episodi di violenza di coloni israeliani (rubato un asino e segati 100 ulivi su terreni palestinesi).
  • In Area C demolite 15 strutture palestinesi, 489 dall’inizio dell’anno. Per temporanee esercitazioni militari evacuate diverse comunità. La Comunità di ‘Ibziq’ (176 persone, 86 i minori) evacuata per l’ottava volta nel 2014; a rischio di demolizione le loro residenze poiché in “zona per esercitazioni a fuoco”. Per lo stesso motivo sono a rischio di trasferimento 1300 persone a Masafer Yatta.
  • Morto uno dei feriti delle recenti ostilità e ritrovato un altro corpo sotto le macerie.
  • Un bambino di 4 anni ucciso da un ordigno inesploso.
  • In funzione per 2 soli giorni la Centrale elettrica. I servizi critici affidati a generatori elettrici, ma manca il carburante.
  • Valico di Rafah, principale ingresso e uscita dalla Striscia: chiuso fino a nuovo ordine a seguito di un attacco mortale nel Sinai (uccisi 30 soldati egiziani). L’Egitto vuole creare una zona cuscinetto al confine con Gaza.

Striscia di Gaza

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                                                 di seguito il Rapporto completo

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Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo:  21 – 27 ottobre 2014

 Cisgiordania (West Bank)

 Intensificazione degli scontri in Cisgiordania

Il 22 ottobre, un 30enne palestinese di Silwan [quartiere di Gerusalemme Est], ha guidato la sua auto contro una fermata della metropolitana leggera di Gerusalemme [collega la parte Ovest con la parte Est], sulla Strada 1, in Gerusalemme Est, investendo i passeggeri scesi dal treno: ucciso un bambino israeliano e ferite altre otto persone, tra cui una donna israeliana, morta successivamente per le ferite. Il guidatore è stato colpito e ferito dalla polizia israeliana, ed è morto poco dopo per le ferite.

Questo episodio ha ulteriormente alimentato tensioni e scontri in tutta Gerusalemme Est, originando la maggior parte dei feriti palestinesi di questa settimana (62 su 73, di cui 14 minori) e quattro feriti tra le forze israeliane. Gli scontri più gravi sono avvenuti in Al ‘Issawiya, Silwan, Shu’fat, Wadi al Joz, At Tur e nella Città Vecchia. Secondo quanto riferito, cinque dei feriti palestinesi, tra cui due bambini di cinque e undici anni, sono stati colpiti durante un’operazione di ricerca presso la casa dell’autore dell’attentato di Silwan. Entrambi i bambini sono stati feriti in faccia da proiettili di gomma. In un altro incidente, il 24 di ottobre, in Al ‘Issawiya, una famiglia palestinese di sette persone, tra cui due bambini (5 e 6 anni di età), e tre donne hanno patito una grave inalazione di gas lacrimogeno a causa di un candelotto sparato dalle forze israeliane e caduto nella loro casa. Complessivamente, almeno 62 palestinesi, tra cui 17 minori, sono stati arrestati a Gerusalemme Est.

Nelle ultime settimane, in Gerusalemme Est, sono andati crescendo scontri collegati con le restrizioni imposte dalle autorità israeliane all’accesso dei palestinesi alla Moschea di Al Aqsa, restrizioni contestuali al crescente ingresso di coloni israeliani e di altri gruppi nel complesso della Moschea. Durante la settimana, 13 donne palestinesi sono state arrestate insieme ad un uomo per aver protestato verbalmente per tali ingressi. Tutto ciò si affianca alle preoccupazioni per i potenziali cambiamenti dello status quo di questo luogo così nevralgico, ed alle rinnovate attività di insediamento colonico in Silwan, appena fuori le mura della Città Vecchia.

Ancora in questa settimana, il 24 ottobre, l’esercito israeliano ha sparato ed ucciso un 14enne palestinese (che era anche un cittadino americano) e ferito un giovane palestinese nel villaggio di Silwad (Ramallah), nel contesto di proteste contro la presenza di forze israeliane all’ingresso del villaggio e contro le aggressioni compiute dai coloni israeliani. Secondo fonti mediche, il ragazzo è stato colpito al collo da un proiettile di arma da fuoco. Fonti militari israeliane, citate dai media israeliani, hanno sostenuto che, quando è stato colpito, il ragazzo stava per lanciare una bottiglia incendiaria; testimoni oculari palestinesi confutano questa affermazione. Secondo fonti della comunità locale, subito dopo l’episodio, le forze israeliane hanno circondato il corpo per circa 40 minuti prima che i soccorsi paramedici raggiungessero la zona, e sono stati visti scattare foto del ragazzo. La polizia militare israeliana ha comunicato di aver aperto un’indagine sul caso. Questa morte porta a 45 il totale dei palestinesi uccisi dalle forze di Israele in Cisgiordania nel 2014, di cui 12 erano minori, rispetto ai 26 morti, di cui quattro minori, in tutto il 2013.

Cinque attacchi di coloni contro palestinesi; aumentano gli episodi di lancio di pietre contro veicoli a targa israeliana

In questa settimana sono stati registrati cinque episodi di violenza di coloni israeliani con lesioni a palestinesi o danni alle loro proprietà; sale così a 276 il numero di tali incidenti nel 2014, rispetto ai 358 dell’equivalente periodo nel 2013.

Due degli episodi si collocano nel contesto della raccolta delle olive, ufficialmente iniziata il 3 ottobre 2014. Il 22 ottobre, cinque alberelli d’ulivo, appartenenti ad una famiglia palestinese di nove persone, del villaggio di Al Mughayyir (Ramallah), sono stati trovati sradicati vicino all’insediamento colonico illegale di Adei Ad. Il 23 ottobre, nei pressi della villaggio di Burin (Nablus), secondo quanto riferito, coloni hanno rubato una asino e sono partiti con l’asino legato dietro al loro veicolo, mentre il proprietario stava raccogliendo olive.

Durante il precedente periodo di osservazione, il 16 ottobre, secondo quanto affermato dai membri della comunità, operai, assunti dai coloni, hanno segato 100 ulivi su terreni che si trovano all’interno dell’insediamento colonico di Elqana, ma appartengono a contadini del villaggio di Az Zawiya (Salfit). L’accesso dei palestinesi a questo zona deve essere preliminarmente concordato con l’Amministrazione Civile Israeliana (ICA).

Gli altri due episodi si sono verificati in Gerusalemme Est, dopo l’attentato alla fermata della metropolitana leggera, ed hanno riguardato il lancio di pietre da parte di coloni israeliani, che ha causato il ferimento di una donna palestinese nella Città Vecchia e danni ad una casa in Sheikh Jarrah.

Secondo i media israeliani, oltre alle vittime israeliane di cui sopra [2 morti ed 8 feriti nell’attentato alla fermata della metropolitana leggera], sono stati segnalati 14 episodi di violenza contro israeliani, tutti consistenti nel lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli. Tre degli incidenti hanno provocato lesioni a persone mentre i restanti hanno provocato danni. Dieci degli episodi sono avvenuti nel Governatorato di Gerusalemme ed uno nel Governatorato di Betlemme. Inoltre, secondo quanto riferito, un colono israeliano è stato ferito dal lancio di pietre da parte palestinese, durante gli scontri tra le forze israeliane e palestinesi presso l’insediamento di Beit Orot, nella zona di At Tur, in Gerusalemme Est.

Quasi 50 le persone sfollate a seguito di demolizioni

Durante il periodo di riferimento, nell’Area C della Cisgiordania le autorità israeliane hanno demolito 15 strutture (di cui quattro frutto di donazioni) a causa della mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele; sale così a 489 il numero di strutture demolite dall’inizio dell’anno, rispetto alle 549 del corrispondente periodo nel 2013. Come conseguenza di queste demolizioni, almeno 47 palestinesi, tra cui 14 minori, sono stati sfollati e quasi 60 sono stati diversamente colpiti dai provvedimenti.

Cinque delle strutture, di cui tre residenziali, sono state demolite il 21 ottobre nella Comunità beduina di At Tur, situata in Area C, sul lato “Gerusalemme” della Barriera. Il 22 ottobre, nella medesima comunità, le autorità israeliane hanno smantellato e confiscato altre due tende residenziali finanziate da donatori, fornite come assistenza umanitaria a seguito di demolizioni. Ancora il 22 ottobre, un’altra tenda è stata  demolita e confiscata: era stata fornita dall’autorità palestinese ad una famiglia di 10 persone nel villaggio di Al Walaja (Betlemme) a seguito della demolizione delle loro strutture effettuata dalle autorità israeliane nel mese di agosto 2014.

Sei altre residenze ed una struttura-forno sono state demolite il 27 ottobre nella Comunità beduina di Um al Kher, ad est di Yatta (Hebron). Le strutture demolite includevano un prefabbricato donato da donatori internazionali attraverso ERF (Fondo Soccorso di Emergenza) come assistenza umanitaria a seguito di una demolizione precedente. In Area C, dall’inizio del 2014, le autorità israeliane hanno demolito nove strutture finanziate dall’ERF; emesso ordini di demolizione o di arresto lavori contro altre due di tali strutture; sequestrato o confiscato tre elementi finanziati dall’ERF. Una struttura residenziale finanziata dall’ERF è stata demolita dal suo proprietario a seguito della ricezione di un ordine da parte delle autorità israeliane.

In due diverse occasioni durante il periodo, l’Amministrazione Civile Israeliana (ICA) ha ordinato ai residenti della Comunità di ‘Ibziq’ (Tuba) di evacuare le loro case per far posto ad una esercitazione militare delle forze israeliane ed ha confiscato attrezzi agricoli e trattori. Dall’inizio dell’anno, questa è l’ottava volta che la Comunità di ‘Ibziq’ subisce lo sfollamento temporaneo a causa degli addestramenti militari di Israele. Inoltre, ai membri della Comunità è stato successivamente ordinato verbalmente di lasciare la zona in modo permanente dal 2 novembre o l’ICA demolirà le loro strutture. ‘Ibziq, situato nel nord della Valle del Giordano, in un’area che Israele ha dichiarato “zona per esercitazioni a fuoco”, è la residenza di 30 nuclei familiari, comprendenti 176 persone, tra cui 86 minori.

Allo stesso modo, in Khirbet Ras al Ahmar, nel nord della Valle del Giordano, le forze israeliane hanno svolto una esercitazione militare durata tre giorni consecutivi, dal 26 al 29 ottobre. Di conseguenza nove famiglie palestinesi sono state temporaneamente sfollate per la durata dell’addestramento. Da segnalare che un trattore, un veicolo e tre altri strumenti agricoli sono stati confiscati per tutto il tempo dell’esercitazione.

In aggiunta, dieci ordini di arresto-lavori e demolizione sono stati consegnati il 21 ottobre contro 11 strutture, tra cui due tende residenziali e due ripari per animali, in Masafer Yatta (Hebron), a motivo della loro collocazione all’interno della “zona 918 per esercitazioni a fuoco”. Almeno 1.300 persone vivono attualmente in 14 comunità palestinesi in Masafer Yatta, zona sud delle colline di Hebron, molti di essi da prima che iniziasse l’occupazione israeliana nel 1967. Queste comunità sono a permanente rischio di trasferimento forzato dalla zona, dichiarata da Israele “zona militare chiusa” adibita alle esercitazioni militari, e sono stati oggetto di una serie di politiche e pratiche che hanno minato la loro sicurezza fisica, abbassato il loro tenore di vita ed aumentato i loro livelli di povertà e di dipendenza dagli aiuti umanitari.

Infine, il 22 ottobre, in Tuqu’ ‘(Betlemme), le forze israeliane hanno confiscato due roulotte agricole appartenenti ad un palestinese di Gerusalemme, poiché erano collocate senza autorizzazione su un terreno sito in zona C.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 Tiene la calma, ma continua a crescere il conteggio dei morti causati dalla guerra

Nel periodo in esame, un palestinese è morto per le ferite riportate durante le ostilità di luglio-agosto e il corpo di un altro è stato trovato sotto le macerie di una moschea distrutta. Secondo la ultime cifre fornite dal Gruppo di Protezione, i palestinesi morti durante il conflitto sono stati 2.194, di cui almeno 1.523 ritenuti civili, tra essi 519 minori e 287 donne.

Il cessate il fuoco concordato il 26 agosto continua generalmente a tenere: non ci sono notizie di razzi o attacchi aerei sulla Striscia di Gaza. Tuttavia sono stati registrati otto episodi di apertura del fuoco da parte delle forze israeliane nel contesto delle restrizioni di accesso di terra e di mare.

In sette casi, motovedette israeliane hanno aperto il fuoco verso barche da pesca palestinesi che, secondo quanto riferito, navigavano all’interno del limite di pesca di 6 miglia nautiche imposto da Israele, ferendo un pescatore e costringendole a rientrare a terra. In due diversi incidenti, il 22 ottobre, le forze navali israeliane hanno arrestato sette pescatori e sequestrato le loro due barche. In seguito, dopo essere stati interrogati in Israele, i pescatori sono stati rilasciati, tuttavia le loro barche non sono state restituite. In un episodio, avvenuto il 25 ottobre ad est di Khan Younis, le forze israeliane posizionate lungo la recinzione perimetrale di Gaza hanno sparato colpi di avvertimento verso palestinesi costringendo molti contadini ad allontanarsi dalla zona.

Le restrizioni di accesso alle zone di pesca [divieto di superare la distanza di 6 miglia nautiche dalla costa] ed ai terreni agricoli a circa 300 metri dalla recinzione perimetrale di Gaza, continuano a indebolire la pesca ed il settore agricolo di Gaza, le principali fonti di reddito per migliaia di pescatori e di contadini e per le loro famiglie.

 Un bambino di quattro anni ucciso da un ordigno inesploso

Il 22 ottobre, ad est di Beit Hanoun, un bambino di quattro anni è stato ucciso dall’esplosione di un ordigno. La presenza di ordigni inesplosi (UXO) costituisce un alto rischio per i civili, particolarmente i bambini. In seguito alle ostilità di luglio-agosto, il rischio costituito dagli ordigni inesplosi (UXO) e dai residuati bellici (ERW) è diventato significativamente alto. Dal cessate il fuoco del 26 agosto, cinque palestinesi sono stati uccisi in incidenti di questo tipo, ed altri sei feriti.

Secondo il Mine Action Service delle Nazioni Unite (UNMAS), bambini, operai che rimuovono le macerie, raccoglitori di rottami, lavoratori edili, sfollati che tornano alle loro case danneggiate ed agricoltori che lavorano e/o vivono nelle zone ad accesso limitato sono i gruppi più esposti ai pericoli degli UXO.

Lunghe interruzioni di corrente continuano in tutta la Striscia mentre la Centrale elettrica sospende le operazioni per mancanza di carburante

Dopo sette settimane consecutive di inattività dopo la sua riparazione, l’unica Centrale elettrica di Gaza è entrata in funzione il 26 ottobre per meno di due giorni, avendo ricevuto circa 350.000 litri di gasolio da parte dell’Autorità Palestinese dell’Energia.

Durante i due giorni, la Centrale ha funzionato a metà della sua capacità, generando una potenza di circa 60MW che ha consentito di ridurre le interruzioni di elettricità da 18 ore/giorno a circa 12 ore/giorno. Tuttavia, pur operando a metà capacità, la Centrale richiede circa 270.000 litri di carburante al giorno. La carenza di energia elettrica ha avuto un impatto negativo sulla erogazione dei servizi essenziali, tra cui salute, acqua, servizi igienico-sanitari e scuola, che di conseguenza hanno dipeso dai generatori di emergenza. Al fine di sostenere i servizi critici, gran parte degli erogatori di tali servizi hanno dovuto affidarsi a generatori di energia elettrica che consumano molto carburante.

Chiuso il valico di Rafah a seguito di un attacco mortale nel Sinai

Il 24 ottobre, le autorità egiziane hanno annunciato che il valico di Rafah con Gaza resterà chiuso fino a nuovo ordine in seguito agli attacchi nella città egiziana di Al Arish, nel nord dell’Egitto, che sono costati la vita di 30 soldati egiziani. Le forze di sicurezza egiziane hanno lanciato una campagna militare nel nord del Sinai con l’obiettivo di distruggere i tunnel tra Gaza e l’Egitto e di creare una zona cuscinetto sul lato egiziano del confine con Gaza.

Dal luglio 2014, il valico di Rafah è rimasto aperto ed operativo quasi tutti i giorni, nonostante la significativa restrizione sul numero di passeggeri autorizzati ad attraversare, con una media di 13.000 persone/mese che hanno attraversato da luglio a settembre; al contrario, durante i primi sei mesi del 2014, il valico è rimasto chiuso per 22 giorni al mese in media, con 6.400 transiti/mese (in media) da gennaio a giugno.

Attualmente, ci sono diverse migliaia di persone registrate ed in attesa di recarsi in Egitto o altre destinazioni via Egitto, compresi casi medici e studenti, come segnalato dall’Autorità di Confine e Valico di Gaza. Per i palestinesi il valico di Rafah resta il punto principale di ingresso e uscita della Striscia di Gaza, a causa delle restrizioni di lunga data imposte da Israele sul movimento attraverso il valico di Erez.

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