Rapporti sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati dal 9 al 15 settembre 2014

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs: www.ochaopt.org

ocha

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

ð sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

  • Un palestinese ucciso nel corso di scontri ed un altro morto in carcere.
  • Ad At Tuwani coloni aggrediscono e feriscono due attivisti internazionali e li privano delle macchine fotografiche.
  • Demolite 11 strutture in Hebron (398 da inizio anno). Coinvolta una delle 38 comunità di un’area che Israele ha dichiarato “zona per esercitazioni a fuoco” (il 18% della Cisgiordania è tale).
  • A Khirbet Atuf (Area C) sequestrati 1.350 metri di tubi per acqua (progetto ONU) per prevenire la loro installazione senza i permessi israeliani.
  • Completata la variante della Barriera nel villaggio di Jayyus: consentirà l’accesso palestinese a 249 ettari di terra e 2 pozzi di loro proprietà. Altri 600 ettari (e 5 pozzi), benché in territorio cisgiordano, rimangono ancora dietro la Barriera, compromettendone la coltivazione.
  • 153 i morti palestinesi per il recente conflitto, di cui 1.480 civili; tra essi 504 minori e 260 donne.
  • Gli sfollati interni alla Striscia, al 13 settembre, erano 64.864 (metà minori), ospitati in 20 scuole dell’UNRWA. Altri 50.000 sono ospitati da famiglie.
  • Centinaia in fuga da Gaza verso l’Europa. Molti di essi annegati nei naufragi del 10 (Malta) e 12 settembre (Egitto).
  • La Centrale Elettrica di Gaza è stata riparata, ma manca il carburante. L’elettricità è acquistata in Egitto e Israele. Le interruzioni di energia superano le 18 ore al giorno.
  • Il valico di Rafah rimane aperto, ma con limitazioni al transito.

Striscia di Gaza      di seguito il Rapporto completo

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo: 9 – 15 settembre 2014

 

 

Cisgiordania (West Bank)

 

 

Un palestinese ucciso negli scontri ed un altro morto in carcere

In questa settimana, le forze israeliane hanno ucciso un palestinese e ne hanno feriti almeno altri 36, tra cui 12 minori, durante scontri scoppiati in tutta la Cisgiordania, nel corso di proteste e di operazioni di ricerca-arresto. Il numero di feriti è circa un terzo di quello della precedente settimana (118) e della media settimanale dall’inizio del 2014 (115). Gli scontri di questa settimana hanno anche causato un ferito tra le forze israeliane.

Nel periodo di riferimento, le forze israeliane hanno effettuate 87 operazioni di ricerca-arresto, numero inferiore alla media settimanale (100) di tali operazioni dall’inizio dell’anno; cinque operazioni hanno innescato scontri, causando vittime. In uno di questi scontri, il 9 settembre, nel Campo profughi di Al Am’ari (Ramallah), i soldati israeliani hanno ucciso un 22enne palestinese, colpendolo al petto con arma da fuoco; sale così a 41 il numero dei palestinesi uccisi in Cisgiordania dall’inizio dell’anno.

Un altro palestinese è stato ferito in una operazione effettuata il 12 settembre nel villaggio di Marda (Salfit), quando le forze israeliane, dopo averlo cercato, hanno sparato un lacrimogeno in un supermercato, danneggiando parte delle merci. Il negozio aveva esposto un manifesto che invitava al boicottaggio dei prodotti israeliani.

Tre dei palestinesi feriti durante la settimana sono stati oggetto di violenza fisica da parte delle forze israeliane. Tra di loro c’è un bambino di 10 anni, ferito nel quartiere Silwan di Gerusalemme Est durante scontri con le forze israeliane e successivamente detenuto per diverse ore insieme ad altri tre minori; l’episodio si colloca nel contesto di scontri con i soldati israeliani, durante i quali sono state lanciate pietre da parte di palestinesi.

In Beitunia, in Al Bireh, e in Silwad (nel Governatorato di Ramallah), in tre separati episodi, almeno tre palestinesi sono stati feriti alla testa da proiettili di gomma durante scontri che hanno visto il lancio di pietre da parte dei palestinesi. Le regole dell’esercito israeliano riguardanti l’uso delle armi per il controllo della folla consentono lo sparo di proiettili di gomma solo alle gambe di singoli individui, ma non ai minori. La settimana scorsa, a Gerusalemme Est, un 16enne è morto, colpito alla testa, secondo quanto riferito, da un proiettile con “punta in spugna” o da un proiettile dii gomma.

In un altro episodio, il 10 settembre, le forze israeliane hanno sparato gas lacrimogeno e granate assordanti alla Zeita Boys School (Tulkarem) in seguito a scontri con palestinesi nelle vicinanze della Barriera. Di conseguenza, 350 studenti, di età compresa tra 6 e 18 anni, sono stati evacuati dalla scuola intorno a mezzogiorno. Secondo il preside della scuola, questo è il terzo episodio di questo tipo in due settimane. Non sono stati segnalati feriti.

Ancora nella settimana di riferimento, il 9 settembre, un detenuto palestinese 37enne di Hebron è stato trasferito dal carcere di Eshel, in Beer Sheva, all’ospedale di Soroka dove è stato dichiarato morto. Le circostanze della sua morte sono state contestate dalla Associazione dei Prigionieri Palestinesi e dall’Alto Comitato per gli Affari dei Prigionieri che hanno sostenuto che il detenuto è morto per i maltrattamenti subìti in carcere e non per suicidio, come è stato comunicato loro dalle autorità israeliane della prigione. Il detenuto si era recato dalla polizia israeliana, avendo investito e ferito un colono nei pressi di Gush Etzion, a fine luglio. Su richiesta presentata dal padre alla Corte Distrettuale Israeliana di Beer Sheva, è stata effettuata l’autopsia, in presenza di un medico palestinese, per determinare la causa della morte; i risultati potranno essere rilasciati solo a seguito di una decisione della Corte.

 

Due minori ricoverati in ospedale in seguito all’aggressione di coloni nella zona H2 di Hebron

Due episodi di violenza di coloni, risultanti in lesioni a palestinesi o danni alle loro proprietà, sono stati registrati in questa settimana in aggiunta ad un episodio di violenza contro due attivisti internazionali per i diritti umani. Le azioni violente dei coloni si sono ridotte negli ultimi mesi, portando la media, dall’inizio del 2014, a sei episodi/settimana, rispetto agli otto episodi/settimana del 2013.

Il 13 settembre, coloni hanno spruzzato sostanze chimiche sul volto di due minori, di 10 e 12 anni di età, nei pressi della Moschea di Al Ibrahimi, nella zona H2 di Hebron. I minori sono stati successivamente ricoverati in ospedale.

Nella stessa zona, il 14 settembre, un bambino di 7 anni è stato ricoverato dopo essere stato investito dal veicolo di un colono (non conteggiato come un attacco). Dall’inizio dell’anno, cinque incidenti simili sono stati registrati in Hebron, oltre a 11 in tutta la Cisgiordania. Da notare che la maggior parte di questi incidenti in Hebron, avviene su strade interdette al transito dei veicoli palestinesi, e dove le misure di sicurezza per i pedoni, in particolare bambini in età scolare, sono carenti.

Il 14 settembre, due attivisti internazionali per i diritti umani sono stati aggrediti, feriti, e privati delle loro macchine fotografiche da coloni israeliani nei pressi At Tuwani, nel sud di Hebron.

Lo stesso giorno, nel villaggio di Kifil Haris (Salfit), coloni israeliani hanno spianato 2.000 mq di terra, sradicando otto alberi, vicino ad una stazione di energia elettrica a servizio dell’insediamento colonico di Ariel. Secondo testimoni oculari, sul terreno sono state installate ulteriori infrastrutture elettriche.

Il 10 settembre, un gruppo di coloni dell’insediamento di Suseya ha piantato un certo numero di alberi su un terreno che un contadino palestinese rivendica come sua proprietà privata. Negli ultimi 10 giorni, nella stessa zona, coloni di Suseya hanno invaso un terreno di proprietà di un secondo contadino; i coloni, stando in una tenda da loro eretta, presidiano il terreno per diverse ore ogni giorno.

In un altro episodio di invasione, il 12 settembre, un gruppo di coloni israeliani dell’insediamento illegale di Adie Ad è entrato in un appezzamento di terra appartenente a palestinesi del villaggio di Turmus’ayya ed ha cominciato ad arare il terreno. Decine di palestinesi del villaggio di Turmus’ayya si sono raccolti sul posto e si sono scontrati verbalmente con i coloni israeliani. L’esercito israeliano è intervenuto ed ha allontanato i coloni dalla zona. Non sono stati segnalati feriti o arresti.

Secondo fonti giornalistiche israeliane, nei Governatorati di Gerusalemme ed Hebron ci sono stati sette episodi in cui palestinesi hanno causato lesioni oppure danni a proprietà di coloni. Sei degli incidenti hanno riguardato il lancio di pietre a veicoli israeliani, ed hanno causato il ferimento di quattro coloni e danni ad un autobus. In un altro incidente, avvenuto nella zona di At Tur di Gerusalemme Est, palestinesi hanno gettato una bottiglia incendiaria contro la casa di un colono israeliano, causando danni all’edificio.

 

Le autorità israeliane demoliscono undici strutture in Hebron

In un solo giorno, il 10 settembre, le autorità israeliane hanno demolito 11 strutture nell’Area C del villaggio di Khashem Ad Daraj, nel Governatorato di Hebron, per mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele. Le demolizioni hanno riguardato tre strutture abitative, tre capannoni per animali, due latrine donate, due cucine ed un deposito. In totale, 14 persone, tra cui sette minori, sono state sfollate e 23 altrimenti interessate dalle demolizioni. La comunità è una delle 38 comunità situate in un’area che Israele ha dichiarato “zona per esercitazioni a fuoco”. Circa il 18% della Cisgiordania è stato dichiarata “zona di esercitazioni a fuoco”. Dall’inizio dell’anno, un totale di 398 strutture sono state demolite in Area C, quasi lo stesso numero del corrispondente periodo del 2013.

Inoltre, altri cinque ordini di demolizione e di arresto lavori sono stati emessi nei confronti di cinque strutture nelle comunità di Khirbet Yarza, in Tubas (due strutture agricole), Yasuf in Salfit (un casa disabitata ed una strada agricola) e Humsa Basaliyeh, nella valle del Giordano (2 capannoni per animali). Un totale di 34 persone, tra cui almeno 15 minori, sono colpiti dal provvedimento. Da segnalare che, in Khirbet Yarza, dall’inizio dell’anno sono state demolite24 strutture.

Inoltre, l’11 settembre, nel villaggio di Khirbet Atuf (Tubas), in Area C, le forze israeliane hanno requisito circa 1.350 metri di tubi per acqua, per impedire la loro installazione in assenza dei permessi israeliani. I tubi sono parte di un progetto comune tra il Ministero dell’Agricoltura e UNDP [Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite].

 

Completata la variante di una sezione della Barriera nel villaggio di Jayyus.

Il 7 settembre, presso il villaggio di Jayyus (Qalqiliya), è stato completato lo spostamento di un tratto della Barriera. Gli agricoltori possono ora accedere a 249 ettari di terra e due pozzi artesiani (uno non utilizzato) precedentemente situati sul “lato Israele” della Barriera. Tuttavia, questa modifica è stata fatta in ottemperanza di una decisione dell’Alta Corte di Giustizia di Israele, e non del Parere Consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 2004; in tal modo, parte della Barriera è rimasta all’interno della Cisgiordania, invece che essere riposizionata lungo la Linea Verde o in Israele. Di conseguenza, nonostante la variante apportata alla Barriera, circa 600 ettari di terreno agricolo e cinque pozzi artesiani rimangono ancora isolati dietro la Barriera [cioè sul lato “Israele”], tra cui due che saranno collegati al villaggio di Jayyus per il consumo domestico di acqua. Gli agricoltori continueranno a dover richiedere i permessi per accedere a questi terreni ed il loro transito sarà incanalato attraverso un cancello apposito. La limitata concessione dei permessi, combinata con il ristretto numero e la brevità dei tempi di apertura della Barriera, hanno ridotto le pratiche agricole e minato i mezzi di sussistenza rurali. Dati raccolti da OCHA nel nord della Cisgiordania dal 2010 mostrano che gli ulivi nella zona tra la Barriera e la Linea Verde [cioè, in Cisgiordania, ma sul “lato Israele”] hanno una produzione ridotta del 60% rispetto agli equivalenti ulivi piantati sul “lato palestinese” della Barriera, dove le attività agricole essenziali possono essere svolte su base regolare e prevedibile.

 

 

 

 

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 

Quattro palestinesi, tra cui due minori, sono morti a seguito delle ferite

Quattro palestinesi, tra cui due minori (5 ed 11 anni di età), sono morti per le ferite riportate durante le ostilità di luglio-agosto. Secondo gli ultimi dati forniti dal Gruppo di Protezione, il numero totale di morti tra i palestinesi durante il conflitto è stato pari a 2.153, di cui almeno 1480 classificati come civili, tra cui 504 minori e 260 donne.

Mentre il cessate il fuoco raggiunto il 26 agosto ha continuato a tenere, in almeno quattro occasioni, nel corso del periodo di riferimento, le forze navali israeliane hanno sparato colpi di avvertimento verso barche da pesca palestinesi che si avvicinavano o avevano superato il limite di pesca di sei miglia nautiche imposto da Israele. In uno degli incidenti, ad ovest di Beit Lahia, cinque pescatori palestinesi sono stati arrestati e la loro barca confiscata. Inoltre, in due occasioni, le forze israeliane sono entrate per 100-200 metri nella Striscia di Gaza ed hanno svolto operazioni di “ripulitura” del terreno. In un episodio, nella zona ad est di Al Qarara, le forze israeliane posizionate vicino alla recinzione, hanno aperto il fuoco verso un palestinese che stava tentando di entrare in Israele. Il palestinese è stato arrestato.

 

Il numero degli sfollati interni continua a fluttuare e migliaia di persone rimangono nelle scuole UNRWA

Il numero di sfollati interni (IDP) a causa del recente conflitto continua a fluttuare. Al 13 settembre, c’erano 64.864 sfollati ospitati in 20 scuole dell’UNRWA; di essi la metà sono minori. Secondo il Gruppo di Rifugio, altri 50.000 circa sfollati interni rimangono presso famiglie ospitanti. Tutte le strutture governative che avevano fornito rifugio agli sfollati sono state chiuse. A Beit Hanoun, quasi 10.000 studenti non possono frequentare la scuola a causa del permanere di famiglie sfollate nelle loro scuole.

 

Il valico di Rafah rimane aperto, ma con limitazioni al transito

Il valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto rimane parzialmente aperto per il movimento dei palestinesi. La media giornaliera dei transiti è di circa 250 persone autorizzate per motivi di priorità a passare in Egitto ed oltre 350 ad entrare nella Striscia di Gaza. Dal luglio 2013, l’entrata dei palestinesi in Egitto attraverso il valico di Rafah subì rigorose restrizioni, facendo scendere la media dei transiti giornalieri da oltre 1.600 a circa 600. L’impatto delle restrizioni di transito al valico di Rafah è aggravata dalle restrizioni di lunga data imposte da Israele al transito attraverso il valico di Erez. Secondo l’Autorità di Confine e di Valico di Gaza, almeno 10.000 persone sono registrate per attraversare in Egitto, principalmente persone necessitanti di cure mediche, studenti e persone con visti per i Paesi terzi.

 

La Centrale Elettrica di Gaza in attesa del rifornimento di carburante per poter ripartire

Le riparazioni essenziali della Centrale Elettrica di Gaza sono state effettuate, ma la rimessa in funzione è subordinata alla fornitura del carburante necessario. Tuttavia, anche nel caso in cui il carburante venisse assicurato, sarà difficile servire le zone più colpite dall’offensiva di luglio-agosto, come Beit Hanoun, Ash-Shuja’iyeh, Khuza’a e Rafah est. Dopo essere stata colpita più volte, la Centrale è stata chiusa il 29 luglio, rendendo Gaza dipendente in toto dall’elettricità acquistata da Egitto ed Israele. Anche nelle zone in cui il servizio è stato riattivato, le interruzioni di energia elettrica superano le 18 ore al giorno, interrompendo gravemente l’erogazione dei servizi di base, inclusa sanità ed acqua per tutta Gaza.

 

Centinaia di palestinesi in fuga da Gaza

Secondo fonti di informazione palestinesi, israeliane ed internazionali, centinaia di palestinesi sono fuggiti dalla Striscia di Gaza, cercando di raggiungere l’Europa con l’aiuto di contrabbandieri egiziani. La cosa è stata scoperta quando due imbarcazioni di migranti sono affondate, al largo della costa di Malta (10 settembre) e di quella egiziana nei pressi di Alessandria (12 settembre), con conseguente annegamento di centinaia di passeggeri, in maggioranza palestinesi. Rapporti indicano che la maggior parte degli annegati, e dei dispersi, erano giovani, ma c’erano anche intere famiglie.

Il perdurante blocco imposto sulla Striscia di Gaza, combinato con le ricorrenti fasi di ostilità degli ultimi otto anni, hanno spinto centinaia di palestinesi, soprattutto giovani, a lasciare la Striscia per cercare condizioni di vita normali ed un futuro migliore. Hanno pagato migliaia di dollari per raggiungere, attraverso i tunnel, il lato egiziano di Rafah e da lì l’Europa, via mare.

 

Riguardante il periodo: 16 – 22 settembre 2014

Nota:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

ð sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

  • 281 palestinesi feriti da gennaio 2014; già superato il numero dell’intero 2013 (3.736). Sono 347 i minori feriti con proiettili di metallo ricoperti di gomma, potenzialmente letali.
  • Proteste dei palestinesi di Susiya contro l’espansione dei coloni ed i loro tentativi di impossessarsi di terra.
  • 10 casi di lancio di pietre o bottiglie incendiarie (2) contro veicoli di coloni: danni alle auto e 3 coloni feriti.
  • Area C: arresti di contadini e sequestri di strumenti (tubature, bulldozer, un motore) per la realizzazione di sistemi di irrigazione; motivo: mancanza dei permessi israeliani.
  • Area C: 17 ordini di demolizione o di arresto-lavori nei confronti di abitazioni e strutture ausiliarie; 84 persone colpite dai provvedimenti.
  • Tiene il cessate il fuoco.
  • A Beit Lahia, forze navali sparano, feriscono un pescatore e ne arrestano altri 5 prossimi al limite di 6 miglia nautiche imposto da Israele.
  • 3 civili uccisi e 2 feriti dallo scoppio di un ordigno inesploso (circa 7.000 nelle zone riguardate dal conflitto). La loro presenza minaccia le vite dei civili.
  • Ancora 62.598 gli sfollati in scuole; oltre 40.000 presso famiglie ospitanti.
  • Il valico di Rafah parzialmente aperto (soprattutto per pellegrini).
  • Un camion di patate dolci è uscito da Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom: il primo da giugno 2014.
  • Ferma la Centrale elettrica, senza carburante: critica l’erogazione dei servizi di base, tra cui la fornitura di pane ed acqua potabile.

Striscia di Gaza                          di seguito il Rapporto completo

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo: 16 – 22 settembre 2014

 

 

Cisgiordania (West Bank)

 

 

Continua la diminuzione del numero di scontri e di feriti

È continuata, durante la settimana, la tendenza alla riduzione del numero di scontri e conseguenti lesioni osservata dal 26 agosto, cioè dalla fine dell’offensiva israeliana su Gaza. Nel complesso, durante gli scontri, le forze israeliane hanno ferito 15 palestinesi, tra cui sette minori e un anziano, il dato più basso da oltre un anno. Nonostante questo recente calo, il totale dei feriti in Cisgiordania dall’inizio dell’anno corrente (4.281), ha già superato il numero di feriti dell’intero 2013 (3.736). Gli scontri di questa settimana hanno anche causato il ferimento di un membro delle forze israeliane.

Cinque dei ferimenti di questa settimana, compresi quelli di quattro minori, sono stati causati da proiettili di metallo rivestiti di gomma e sono avvenuti nel Campo profughi di Ayda (Betlemme), in due scontri separati, il 16 e il 20 settembre, in prossimità della Barriera che circonda il Campo e lo separa da Gerusalemme Est.

Dall’inizio del 2014, 347 minori palestinesi sono stati feriti con proiettili di metallo ricoperti di gomma. Secondo il gruppo per i diritti umani B’Tselem, i regolamenti dell’esercito israeliano per il controllo della folla, vietano di sparare ai minori questi proiettili, a causa delle loro caratteristiche potenzialmente letali.

Durante la settimana, quattro ulteriori feriti sono stati causati dall’aggressione fisica, da parte delle forze israeliane, di civili palestinesi, tra cui due 16enni. Uno dei due è stato aggredito il 16 settembre a Gerusalemme Est, a seguito di un confronto verbale con le forze israeliane, mentre l’altro è stato aggredito il 17 settembre, quando sono scoppiati scontri poiché coloni, protetti dalle forze israeliane, erano entrati in Nablus per visitare la tomba santuario di Giuseppe.

In un altro episodio, il 17 settembre, le forze israeliane hanno fatto irruzione nel villaggio di Ya’bad (Jenin) a seguito di proteste di coloni per il lancio di pietre contro i loro veicoli; successivamente i soldati hanno istituito, per diverse ore, un posto di blocco volante all’ingresso del villaggio. Non sono stati segnalati feriti.

Durante il periodo di riferimento, le forze israeliane hanno arrestato 121 palestinesi nel corso di 86 operazioni di ricerca-arresto, numero al disotto della media dall’inizio dell’anno (100 operazioni/settimana); una delle operazioni ha innescato uno scontro che ha causato tre feriti.

 

Continua la riduzione degli episodi di violenza di coloni

Durante la settimana c’è stato un solo episodio di violenza di coloni con danno a proprietà palestinese. Il 16 settembre, un colono israeliano ha speronato un gregge di pecore appartenenti ad un pastore palestinese di Qwawis (Hebron), uccidendo otto pecore e ferendone altre cinque, minando così la principale fonte di sostentamento per una famiglia allargata di 22 persone. Oltre alle sistematiche molestie dei coloni, i residenti di Qwawis devono affrontare anche severe restrizioni al loro accesso ai pascoli, a causa della posizione della loro comunità, ubicata ai margini di una zona designata dai militari israeliani come zona militare chiusa (Firing Zone 918).

Nella stessa zona, il 20 settembre, contadini palestinesi di Susiya, insieme ad attivisti internazionali, hanno tenuto una protesta contro l’espansione colonica nella zona ed i recenti tentativi di impossessamento di due appezzamenti di terreno di proprietà privata palestinese. I manifestanti, prima di essere dispersi dalle forze israeliane, hanno rimosso una tenda eretta in precedenza da coloni provenienti dall’insediamento di Susiya. La tenda è stata nuovamente eretta il giorno seguente.

Da notare che i residenti di Susiya sono stati esposti a sistematiche intimidazioni e abusi da parte dei coloni, in abbinamento con un modello discriminatorio messo in atto dall’Amministrazione Civile israeliana verso i residenti di Susiya rispetto agli insediamenti colonici circostanti,.

Il 21 settembre, coloni hanno spianato appezzamenti di terreno di proprietà privata palestinese nel villaggio di Burin (Nablus), presso l’insediamento colonico illegale di Giv’at Ronen, una estensione dell’insediamento colonico di Bracha. Secondo le autorità locali, il livellamento del terreno è finalizzato all’espansione dell’insediamento colonico illegale.

Dal rapimento ed uccisione di un ragazzo 16enne, a Gerusalemme Est (il 2 luglio), sono stati osservati crescenti attacchi contro coloni. Secondo fonti giornalistiche israeliane, durante la settimana ci sono stati 12 episodi in cui palestinesi hanno provocato lesioni o danni a proprietà di coloni, rispetto a una media settimanale di tre. Gli incidenti hanno avuto luogo nei Governatorati di Hebron, Gerusalemme e Ramallah. Tutti gli episodi sono consistiti nel lancio di pietre da parte palestinese e, in due episodi, nel lancio di bottiglie incendiarie contro veicoli israeliani, provocando il ferimento di tre coloni.

 

Una demolizione in Area C

In questa settimana, in Area C, ad Abu Dis (Gerusalemme), è stata registrata una demolizione riguardante un muro di cemento, costruito senza permesso israeliano intorno ad un appezzamento di terreno di proprietà privata.

Inoltre un totale di 17 ordini di demolizione e di arresto-lavori sono stati emessi nei confronti di 17 strutture nelle comunità di Sarta in Salfit (cinque case), Idhna in Hebron (tre strutture abitative), Um Rukba nel villaggio di Al Khadr, Betlemme, (un’officina di riparazione veicoli), Bardala in Tubas (tre strutture per animali), e Kisan in Betlemme (cinque case). Un totale di 84 persone, tra cui almeno 43 minori, sono colpite dai provvedimenti.

 

Le autorità israeliane impediscono la realizzazione di progetti di sviluppo in Area C

Il 16 settembre, le autorità israeliane hanno informato i contadini di Khirbet ‘Atuf (Tubas), nella Valle del Giordano settentrionale, di un divieto di lavoro sulla loro terra in Area C, arrestando otto di loro per circa sei ore. I contadini stavano predisponendo un sistema di irrigazione su piccola scala che, secondo le autorità israeliane, manca del necessario permesso.

Prima di questo episodio, l’11 settembre, le forze israeliane avevano requisito circa 1.350 metri di tubature per acqua, prima che venissero installate nell’Area B di Khirbet ‘Atuf. L’impianto di irrigazione fa parte di un progetto congiunto tra il Ministero dell’Agricoltura e UNDP [Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite] per fornire acqua alle terre nella zona di Khirbet ‘Atuf, al fine di consentire agli agricoltori di piantare nuovi tipi di colture che richiedono sistemi di irrigazione. Il progetto prevede di portare l’acqua da una sorgente in ‘Ein Shibli alla zona in cui i contadini potrebbero utilizzare più ampie aree di terreno.

In tre ulteriori episodi avvenuti in Khirbet ‘Atuf, nei giorni 13, 15, e 17 settembre, le forze israeliane hanno arrestato agricoltori e sequestrato i loro trattori / bulldozer usati per coltivare i loro terreni ed installare tubature per l’irrigazione, a causa della mancanza dei permessi israeliani per svolgere questi lavori. In un episodio, il 15 settembre, le forze israeliane hanno sequestrato un trattore ed un motore elettrico, poi portato al vicino insediamento colonico di Beqa’ot, a quanto riferito senza fornire al proprietario alcun documento attestante il sequestro.

Allo stesso modo, il 15 settembre, in Area C, le forze israeliane hanno sequestrato un bulldozer del Ministero Palestinese dei Lavori Pubblici e della Casa, che veniva usato, senza permesso israeliano, per aprire una strada agricola tra i villaggi di Sarta, Kafr Ad Dik e Biddya (Salfit).

 

 

 

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 

Il cessate il fuoco continua a tenere

Nella Striscia di Gaza è continuata, in questa settimana, una relativa calma, con le attività militari israeliane limitate a due incidenti durante i quali le forze navali israeliane hanno sparato colpi di avvertimento verso barche da pesca palestinesi che, ad ovest di Beit Lahia, si avvicinavano o avevano superato il limite di sei miglia nautiche imposto da Israele per la pesca. Le forze israeliane hanno ferito un pescatore, ne hanno arrestati almeno altri cinque e sequestrato una barca da pesca. In un altro episodio, le forze israeliane sono entrate nella Striscia per una profondità da 50 a 100 metri dalla recinzione ed hanno svolto operazioni di “ripulitura” del terreno.

Due colpi di mortaio sono stati sparati dalla Striscia di Gaza verso Israele; uno è esploso sul sito di lancio, mentre l’altro è caduto in una zona disabitata. Non sono state segnalate vittime o danni, e, secondo quanto riferito, Hamas ha arrestato i responsabili del lancio dei proiettili.

 

Tre civili uccisi e due feriti dallo scoppio di un ordigno inesploso (UXO)

Il 19 settembre, tre palestinesi sono morti e due sono rimasti feriti per lo scoppio di un ordigno inesploso (UXO). L’ordigno era stato caricato dai civili sul loro veicolo, ma è esploso mentre stavano guidando nella zona di Ash Shuja’iya. Due uomini sono stati uccisi sul momento ed un altro è morto in seguito alle ferite riportate nell’esplosione.

Dopo la recente operazione militare israeliana (7 luglio- 26 agosto) la squadra del Dipartimento Palestinese Ordigni Inesplosi della polizia palestinese di Khan Younis ha raccolto un ragguardevole numero di UXO.

Si stima che, alla fine di agosto 2014, fossero rimasti circa 7.000 UXO nelle zone riguardate dal conflitto; la presenza di questi ordigni minaccia le vite dei civili e dei lavoratori umanitari. Tuttavia, le operazioni di bonifica dagli UXO risentono della limitata capacità e delle restrizioni all’ingresso di equipaggiamenti nella Striscia di Gaza.

 

Continua a fluttuare il numero degli sfollati

Il numero di sfollati continua a fluttuare, mentre il processo di normalizzazione nelle scuole dell’UNRWA è ancora in corso. Al 22 settembre, c’erano 62.598 sfollati riparati in 19 scuole dell’UNRWA ed in una scuola pubblica (che ospita 5.300 sfollati) supportata dall’UNRWA. Si stima che da 40.000 a 50.000 persone siano ancora presso famiglie ospitanti.

 

Rafah Crossing aperto per pellegrinaggio

Il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, rimane parzialmente aperto per il movimento dei palestinesi. Tra il 16 ed il 22 settembre, circa 2.800 palestinesi sono usciti da Gaza attraverso il valico di Rafah, rispetto ai circa 250 del precedente periodo di riferimento. Il forte incremento è dovuto al numero di pellegrini (almeno 2.300) che, tra il 18 ed il 21 settembre, sono stati eccezionalmente autorizzati a recarsi alla Mecca per l’Hajj. Nella stessa settimana a circa 43 persone è stato negato il transito in uscita da Gaza attraverso il valico di Rafah.

Le restrizioni di attraversamento a Rafah sono aggravate dalle restrizioni di lunga data applicate al valico di Erez con Israele. Secondo l’Autorità di Valico e di Confine di Gaza, almeno 10.000 persone sono registrate ed in attesa di passare in Egitto: principalmente pazienti necessitanti cure mediche, studenti e titolari di visti per Paesi terzi.

Durante il periodo di riferimento, un camion di patate dolci è uscito da Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom. Questo è il primo camion carico di esportazioni dal giugno 2014. Dall’inizio del 2014, meno di 100 camion di prodotti hanno potuto uscire da Gaza, a causa di restrizioni di vecchia data imposte da Israele all’uscita di merci dirette verso la Cisgiordania ed Israele, i principali mercati per i prodotti di Gaza.

 

La Centrale elettrica di Gaza resta inattiva, in attesa di carburante

La rimessa in funzione della Centrale elettrica di Gaza continua ad essere subordinata alla disponibilità di carburante. Tuttavia, anche se il carburante venisse assicurato, sarà comunque difficile far arrivare l’energia elettrica alle zone più colpite dalla offensiva di luglio-agosto. Dopo essere stata colpita più volte, la Centrale venne chiusa il 29 luglio, rendendo la Striscia totalmente dipendente dall’elettricità acquistata da Egitto e Israele. Anche nelle aree dove il servizio è stato riattivato, le interruzioni elettriche superano le 18 ore al giorno, interrompendo gravemente l’erogazione dei servizi di base, tra cui quelli sanitari e la fornitura di acqua potabile in tutta Gaza.

L’arresto della Centrale elettrica continua ad avere un enorme impatto negativo sulla vita dei palestinesi della Striscia. Esso ha drasticamente ridotto sia il pompaggio di acqua alle famiglie sia il trattamento delle acque reflue: entrambi richiedono energia elettrica. L’arresto della Centrale elettrica ha anche costretto gli ospedali ad affidarsi in maggior misura ai loro generatori, già sotto sforzo. La disponibilità di cibo continua ad essere influenzata negativamente dalla mancanza di energia elettrica, mentre fornitori di generi basilari ed essenziali, come le panetterie, hanno dovuto ridurre la produzione di pane e le famiglie non possono utilizzare la refrigerazione per conservare gli alimenti.

Nel frattempo continua a ritmo accelerato la distribuzione di emergenza di carburante finanziato dalla Banca Islamica di Sviluppo, per permettere il funzionamento dei generatori di riserva per i servizi idrici ed igienico-sanitario, per il settore sanitario e il funzionamento dei comuni. L’ultima distribuzione per il settore idrico e igienico-sanitario è stata effettuata durante il periodo di riferimento di questo Rapporto, mentre è previsto che la distribuzione per il settore sanitario termini entro la fine di settembre. Il carburante per i comuni sarà esaurito entro la fine di novembre. Al momento non ci sono prospettive di poter continuare a distribuire carburante per gli impianti ed i servizi critici, se non verranno ricevuti ulteriori finanziamenti.

 

 

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