Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 12-18 agosto 2014

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs: www.ochaopt.org

riguardante il periodo:   12 – 18 agosto 2014

ocha

Nota:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

ð  sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:  http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð  sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

  • Feriti 139 palestinesi, 29 da arma da fuoco (2.139 i feriti dall’inizio dell’operazione militare a Gaza). A Betlemme grave lesione alla testa per un giovane colpito da un proiettile di metallo rivestito di gomma.
  • In merito alle ripetute violenze dei coloni il Segretario del Consiglio per i Diritti Umani denuncia ”gli attacchi dei coloni si sono verificati più volte nelle stesse aree… sollevando preoccupazioni sull’efficacia dell’azione delle autorità israeliane per evitare tale violenza”.
  • Ebron, Betlemme e Gerusalemme Est: demolite 6 strutture, tra esse le case di due sospettati dell’omicidio dei 3 ragazzi israeliani (giugno 2014); sfollate 34 persone.
  • Moschea di Al Aqsa: ancora restrizioni all’accesso dei palestinesi; arrestati in due per proteste verbali contro l’ingresso di coloni e gruppi israeliani scortati dai soldati.

Striscia di Gaza

nota: i Rapporti OCHAoPt riguardanti la Striscia di Gaza, in questa fase densa di avvenimenti, vengono rilasciati con cadenza giornaliera. Sono reperibili (in lingua inglese) al seguente indirizzo: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=1010272&page=1

Alcuni dati (relativi al periodo 7 luglio – 25 agosto 2014) estratti dal Rapporto del 25 agosto:

       2.076    palestinesi uccisi (di cui 1.454 civili, tra cui 491 minori);

            67    israeliani uccisi (di cui 64 soldati);

          140    famiglie hanno perso tre o più membri in un singolo bombardamento;

   475.000    persone ospitate presso scuole UNRWA, rifugi del Governo, altre famiglie;

   500.000    bambini e ragazzi impossibilitati a cominciare l’anno scolastico.

di seguito il Rapporto completo

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo:  12 – 18 agosto 2014

 Cisgiordania (West Bank)

Il ferimento di altri 139 palestinesi fa salire a 2.139 il totale dei palestinesi feriti in Cisgiordania dall’inizio dell’operazione militare in Gaza

Durante la settimana, le forze israeliane hanno ferito almeno 139 palestinesi, tra cui 29 minori e tre donne. Un membro delle forze israeliane è stato ferito. I feriti da arma da fuoco sono circa il 27% del totale (37 su 139), rispetto all’80% della settimana precedente; la maggior parte degli altri feriti sono stati colpiti da proiettili di gomma o di metallo rivestito di gomma o hanno dovuto essere curati per inalazione di gas lacrimogeno. L’82% circa dei ferimenti sono avvenuti negli scontri verificatisi durante le continue proteste per l’operazione israeliana nella Striscia di Gaza. Nove ferimenti sono invece avvenuti nel contesto di operazioni di ricerca-arresto.

L’episodio in cui è avvenuto il maggior numero di lesioni si è svolto il 15 agosto, a Bab Az Zaweya, in Hebron, dove un totale di 45 palestinesi, tra cui sette minori, sono stati feriti, 29 da proiettili di arma da fuoco. Nello stesso giorno, in Nablus, 29 palestinesi, tra cui cinque minori, sono rimasti feriti in scontri al checkpoint di Beit Furik, quattro da proiettili di arma da fuoco. Altri 29 palestinesi, tra cui sei minori, sono rimasti feriti nei pressi della Tomba di Rachele, a Betlemme, nove di essi da proiettili di metallo rivestiti di gomma, tra cui un 21enne che ha riportato una grave lesione alla testa.

Dall’inizio dell’operazione militare di Israele in Gaza, le forze israeliane hanno ucciso due minori e ne hanno feriti altri 322 in tutta la Cisgiordania, 136 di questi con armi da fuoco. La maggior parte dei ferimenti sono avvenuti nei Governatorati di Hebron (130), Gerusalemme (39) e Nablus (36).

Continuano gli attacchi ai palestinesi da parte dei coloni di Bracha

In questa settimana sono stati registrati sei episodi di violenza di coloni: in due casi sono stati causati danni materiali. Questi episodi fanno salire a 237, dall’inizio del 2014, il numero totale di attacchi di coloni con vittime o danni a proprietà palestinesi. In aggiunta, ci sono stati tre episodi con lesioni o danni a proprietà di coloni.

Negli episodi di questa settimana coloni hanno sparato con armi da fuoco e compiuto vandalismi in Burin (Nablus) e lanciato pietre a pedoni e veicoli palestinesi in Gerusalemme Est e nella città di Ramallah. In un episodio del 17 agosto, secondo quanto riferito, coloni hanno impedito a contadini palestinesi di Hussan (Betlemme) di raggiungere i loro terreni.

Come nella settimana scorsa, due degli episodi di questa settimana hanno avuto come protagonisti coloni israeliani dell’insediamento colonico di Bracha (Nablus). L’11 agosto, un gruppo proveniente da questa colonia è entrato nel villaggio palestinese di Burin. I residenti hanno cominciato a lanciare pietre ed i coloni hanno risposto sparando con armi da fuoco. Più tardi, le forze israeliane sono intervenute ed hanno sparato proiettili di gomma e candelotti di gas lacrimogeno ai palestinesi, causando diverse lesioni. Inoltre, il 16 agosto, un gruppo di coloni di Bracha sono entrati nel villaggio di Burin ed hanno distrutto i lampioni stradali installati dal consiglio del villaggio, dando luogo a scontri con i residenti palestinesi. Le forze israeliane sono intervenute sparando lacrimogeni e proiettili di gomma ad entrambi, palestinesi e coloni. Non sono stati segnalati feriti.

Nella sua relazione al Consiglio per i Diritti Umani del 12 febbraio 2014, il Segretario Generale ha osservato che ”gli attacchi dei coloni si sono verificati più volte nelle stesse aree e, spesso, negli stessi periodi dell’anno, sollevando preoccupazioni sull’efficacia dell’azione delle autorità israeliane per evitare tale violenza. Ad esempio, i residenti palestinesi di Burin e dei villaggi vicini, nel Governatorato di Nablus, hanno ripetutamente dovuto affrontare attacchi alle loro persone ed alle proprietà da parte di coloni provenienti dai vicini insediamenti di Yitzhar e di Bracha.”

Durante la settimana, nel Governatorato di Nablus, sono stati registrati due episodi di livellamento di terreni privati palestinesi, come terra di Stato, a beneficio degli insediamenti colonici israeliani.

In Nablus, l’11 agosto, bulldozer israeliani hanno livellato terreni a sud del villaggio di Qusra per espandere l’insediamento colonico illegale* di Esh Kodesh e, per la seconda volta negli ultimi 40 giorni, hanno livellato terreni agricoli ad est del villaggio di Burin, vicino all’insediamento colonico illegale di Giva’at Ronin e all’insediamento colonico di Bracha.

Durante il periodo di riferimento, due coloni sono stati feriti. Secondo i media israeliani, il 15 agosto, vicino ad Halhul (Hebron), un colono è stato ferito a seguito del lancio di pietre contro la sua auto. Il giorno seguente, secondo quanto riferito, un colono in viaggio nei pressi di Husan (Betlemme), è stato ferito da pietre e da una bottiglia incendiaria scagliata contro il suo veicolo. Dopo l’episodio, le forze israeliane hanno effettuato operazioni di ricerca-arresto nel villaggio. I media israeliani hanno anche riferito di danni alla casa di un colono in Gerusalemme Est, provocati da una bottiglia incendiaria, il 14 agosto.

Hebron: Israele abbatte sei strutture, tra cui le case di due indagati

Nel corso della settimana, il 18 agosto, un totale di sei strutture (di cui tre abitazioni) sono state demolite in Hebron, Betlemme e Gerusalemme Est. Complessivamente, 34 persone, tra cui 20 minori, sono state sfollate ed altre 10 altrimenti colpite. La demolizione di due delle strutture è stata compiuta dai militari israeliani come misura punitiva, mentre le altre demolizioni sono state effettuate a motivo della mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele.

Le demolizioni punitive effettuate dai militari israeliani di due case e la sigillatura di una terza casa, hanno riguardato le abitazioni di tre palestinesi di Hebron, sospettati di aver rapito e ucciso tre giovani israeliani nel giugno 2014. Come conseguenza, 18 persone, tra cui 9 minori, sono stati sfollati. Il 30 giugno, prima della demolizione delle suddette case, le forze israeliane avevano evacuato le famiglie di due dei sospetti e fatto esplodere i loro appartamenti per renderli inabitabili. Un totale di 21 persone sono state sfollate a causa delle esplosioni del 30 giugno e delle operazioni del 18 agosto. Le demolizioni seguono il respingimento, l’11 agosto, da parte dell’Alta Corte di Giustizia israeliana, delle petizioni contro queste azioni punitive. Da segnalare che due dei sospetti devono ancora essere trovati e la loro colpevolezza non è stata provata né sono stati formalmente accusati per il delitto.

Da quando Israele occupa la Cisgiordania, l’esercito israeliano ha demolito centinaia di case come misura punitiva verso i palestinesi che avevano effettuato attacchi contro gli israeliani, o che erano sospettati di coinvolgimento in tali attacchi. Nel 2005, le autorità israeliane sospesero ufficialmente la politica delle demolizioni punitive a seguito delle raccomandazioni di una commissione militare che aveva rilevato che tale pratica non agiva come deterrente.

Il numero totale delle demolizioni punitive praticate dal 2005 è quattro. In quest’anno, le autorità israeliane hanno ripreso la pratica il 2 luglio 2014, dopo che l’Alta Corte di Giustizia di Israele aveva sancito la demolizione punitiva di parti della casa della famiglia di un palestinese del villaggio di Idhna (Hebron), sospettato dell’uccisione di un ufficiale della polizia israeliana, nell’aprile 2014.

In Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno demolito una struttura composta da due unità abitative, a motivo della mancanza di un permesso di costruzione rilasciato da Israele. Quest’ultima demolizione porta a 29 il numero delle strutture abitative demolite in Gerusalemme Est dall’inizio dell’anno. Secondo i proprietari, le abitazioni furono costruite su terreni acquistati nel 1995. Due ordini di demolizione, che i loro avvocati riuscirono a far rinviare, furono emessi nel 1999 e nel novembre 2013 e nessun ulteriore ordine di demolizione è stato ricevuto prima della esecuzione della demolizione. Due famiglie, costituite da 16 palestinesi, tra cui 11 minori, sono state sfollate.

Nello stesso giorno, in Al Walaja (Betlemme), le autorità israeliane, per la mancanza di un permesso di costruzione rilasciato da Israele, hanno demolito tre strutture: un locale agricolo, costruito come estensione di una grotta, un bagno e un riparo per animali. Le strutture si trovavano tutte all’interno dei confini municipali di Gerusalemme. Durante la demolizione, le forze israeliane danneggiato/sradicate nove alberi e causato danni ad altri beni. In totale dieci membri della famiglia sono stati colpiti.

Ancora in vigore, dopo il termine del Ramadan, le restrizioni di accesso alla Spianata delle Moschee

Analogamente alla settimana scorsa, permangono situazioni restrittive sull’accesso dei palestinesi alla Moschea di Al Aqsa; nel contempo aumentano i casi di coloni ed altri gruppi israeliani che entrano nel complesso sotto la protezione delle forze israeliane. Due palestinesi, tra cui una donna, sono stati arrestati per proteste verbali contro l’ingresso di coloni ed altri gruppi israeliani. In cinque diversi giorni di questa settimana, le autorità israeliane hanno limitato l’accesso dei palestinesi, compresi i titolari di documenti di Gerusalemme, agli uomini ultra 50enni, mentre alle donne di qualunque età non è stato consentito di entrare tra le prime ore del mattino e mezzogiorno. Nella medesima settimana, in cinque giorni diversi, coloni israeliani ed altri gruppi israeliani, protetti dai militari, sono entrati ed hanno girato per il complesso. Le restrizioni sull’accesso dei palestinesi al complesso della Spianata delle Moschee sono una fonte primaria di tensione con le forze israeliane in Cisgiordania.

*Nota di Assopace: nel testo inglese del Rapporto, con l’espressione “settlement outpost”, tradotto nella versione italiana con “insediamento colonico illegale”, si intende un insediamento israeliano sul territorio della Cisgiordania occupata, costruito senza la prevista autorizzazione del Governo di Israele, in violazione delle stesse leggi israeliane. Questa distinzione tra insediamenti illegali e insediamenti “legali” non è accettata dal Diritto internazionale che li considera entrambi illegali.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

nota:  i Rapporti OCHAoPt riguardanti gli eventi della Striscia di Gaza, in questa fase densa di avvenimenti, vengono rilasciati con cadenza giornaliera. Sono reperibili (in lingua inglese) al seguente indirizzo: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=1010272&page=1

Il testo seguente è estratto dal più recente di tali Rapporti (25 agosto, ore 8.00):

  • L’emergenza è giunta al 49° giorno. Il numero di morti palestinesi è arrivato a 2.076; di essi 1.454 sono stati identificati come civili.
  • Il numero di sfollati interni è salito a 475.000, più di un quarto dell’intera popolazione di Gaza. Oltre 280.000 sono rifugiati nelle scuole dell’UNRWA.
  • Anche il numero di sfollati nel sud di Israele è in aumento, a seguito dell’uccisione di un ragazzo da un colpo di mortaio.
  • Quasi mezzo milione di bambini e ragazzi impossibilitati a tornare a scuola ieri, giorno di inizio del nuovo anno scolastico.
  • I valichi di Erez e di Rafah sono chiusi, a seguito di attacchi ai punti di attraversamento.

 

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