Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati da 8 a 28 aprile 2014

Mag 8, 2014 | Notizie, Rapporti Palestina OCHA

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

riguardante il periodo:   8 – 14 aprile 2014

Nota:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono infor-mazioni, corredate da dati numerici e grafici statistici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori pa-lestinesi occupati.

ð  sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti, escludendo i dati statisti-ci ed i grafici. Nella prima pagina viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð  sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

Quintuplicato il numero di palestinesi feriti negli scontri di questa settimana: 94 rispetto ai 18 della precedente. Morta per inalazione di lacrimogeni una donna con problemi respiratori.

  • Betlemme: designati come terra di Stato e spianati dai militari 12.000 mq di terra di cui i palestinesi rivendicano la proprietà; sradicati 300 piccoli ulivi.
  • Spari su auto israeliane: ucciso un uomo; moglie e bambino feriti. L’esercito israeliano ricerca il colpevole.
  • A Bitar Illit coloni lanciano pietre contro auto e feriscono un bambino palestinese. Altre aggressioni a palestinesi da parte di coloni a Hebron e Gerusalemme Est.
  • Acque reflue di insediamenti israeliani in Betlemme e Nablus danneggiano alcuni ettari di terra palestinese.
  • 18 comunità beduine a rischio sfollamento per far posto a migliaia di abitazioni per coloni: verrà creato un continuum abitativo tra l’insediamento colonico di Ma’ale Adumim e Gerusalemme Est.

Demoliti moduli abitativi (finanziati da donatori) e strutture di sussistenza in Hebron e Gerusalemme: 40 persone sfollate e colpito il sostentamento di altre 34.

Striscia di Gaza

·          Aree ad Accesso Ristretto: diversi episodi con scambio di colpi di arma da fuoco: 7 palestinesi feriti.

·          Khan Younis: esplode residuato bellico: amputate le dita ad un bambino. Dal 2009 sono 164 le vittime di residuati bellici, tra cui 98 minori; 19 i morti, di cui 12 minori.

·          Valico di Rafah: ancora chiuso per i casi umanitari (dal 31 marzo); perdura il blocco dei tunnel illegali tra Egitto e Gaza.

·          La chiusura di Kerem Shalom per le festività ebraiche aggrava la carenza energetica in Gaza.

 

riguardante il periodo:   15 – 28 aprile 2014

Nota:

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono infor-mazioni, corredate di dati numerici e grafici statistici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori pa-lestinesi occupati.

ð  sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina:  http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti, escludendo i dati statisti-ci ed i grafici. Nella prima pagina viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð  sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Riassunto

Cisgiordania

  • Decine di violenti scontri tra palestinesi e forze israeliane: feriti 110 palestinesi, tra cui 24 minori, e 6 soldati israeliani. Motivi degli scontri: a Gerusalemme, l’entrata quasi quotidiana di israeliani nella Spianata delle Moschee; ad Hebron manifestazioni per la Giornata dei Prigionieri Palestinesi; a Qaryut proteste contro il piano di attribuzione all’insediamento colonico di Shilo di una vasta area prossima al villaggio palestinese.
  • Effettuate 158 operazioni di ricerca-arresto in città e villaggi palestinesi.
  • 18 aggressioni di coloni con lancio di pietre contro auto palestinesi. Feriti un bambino di un anno e una anziana presso l’insediamento colonico di ‘Imanuel; aggredita e ferita una bambina mentre torna da scuola ad At Tuwani.
  • Palestinesi lanciano pietre contro auto di coloni: 5 feriti.
  • Danneggiati da coloni 340 ulivi palestinesi in 5 diverse località.
  • Jericho: per 3 famiglie palestinesi ordini di sgombero legati al piano israeliano di “trasferimento” di varie comunità beduine dell’Area C.
  • Solo quattro le strutture palestinesi demolite e nessun sfollamento.
  • Lancio di razzi palestinesi (nessun danno) ed attacchi aerei israeliani con 13 feriti, tra cui cinque minori, e danni ad animali e strutture.
  • 4 civili palestinesi feriti dalle forze israeliane nelle Aree ad Accesso Ristretto.
  • Valico di Rafah: chiuso per i casi umanitari.
  • Valico di Kerem Shalom: chiuso per vari giorni; aggravata la carenza di carburante, gas da cucina e alcuni generi alimentari.

Striscia di Gaza

 

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

riguardante il periodo:  15 – 28 aprile 2014

 Cisgiordania (West Bank)

 Oltre 100 feriti in scontri con le forze israeliane, per la maggior parte in Gerusalemme Est ed Hebron

Durante il periodo di osservazione (due settimane) sono avvenuti decine di violenti scontri tra palestinesi e forze israeliane, in diversi luoghi della Cisgiordania, con conseguente ferimento di 110 palestinesi, tra cui 24 minori. Mentre questo numero rappresenta un aumento rispetto alla media settimanale di ferimenti dall’inizio del 2014, rimane tuttavia nettamente al di sotto della media settimanale del 2013.

Delle lesioni riportate in questo periodo 45 sono dovute ad inalazione di gas lacrimogeno, 41 da proiettili di metallo gommato e 5 da proiettili di arma da fuoco. Durante gli scontri sono stati feriti anche sei soldati e poliziotti israeliani.

La maggior parte dei ferimenti di questo periodo (40) sono avvenuti durante scontri in Gerusalemme Est e dintorni, in relazione con l’entrata di gruppi di ebrei israeliani nel complesso della Spianata delle Moschee.

La maggior parte di questi gruppi vogliono che Israele prenda il controllo del complesso o la ricostruzione, in loco, del Tempio ebraico; la frequenza delle loro visite al sito è aumentata significativamente negli ultimi mesi, e si svolge su base quasi quotidiana.

I più gravi scontri sono stati registrati durante una visita del 20 aprile e un tentativo di entrare nel complesso del 16 aprile. Numerose altre proteste contro questi comportamenti, alcune delle quali trasformatesi in scontri con le forze israeliane, sono state registrate, nel periodo di riferimento, in altre aree di Gerusalemme Est ed in città limitrofe, come Abu Dis e Al ‘Eizariya. Nel contesto di tali confronti e scontri viene inoltre riferito l’arresto di 36 palestinesi.

L’altra importante località in cui sono avvenute violenza è la città di Hebron, dove 27 palestinesi, tra cui 13 minori, sono stati feriti. La maggior parte di queste lesioni si sono verificate il 16 e 17 aprile, nella zona della città denominata Bab Az Zawiya, durante gli scontri scoppiati nel corso delle manifestazioni per commemorare l’anniversario dell’uccisione, nel 1988,  di un leader politico palestinese (Abu Jihad) e la Giornata dei Prigionieri Palestinesi.

Altri due scontri hanno avuto luogo entro e attorno a scuole palestinesi situate nella zona della città controllata da Israele (H2) ed hanno comportato il ferimento di due minori e l’interruzione delle lezioni; è stato riferito che gli scontri sono cominciati a seguito del lancio di pietre, da parte degli studenti, a coloni israeliani ed ai soldati.

Ulteriori dimostrazioni che hanno comportato scontri con le forze israeliane sono state registrate in vari luoghi della Cisgiordania; nella maggior parte dei casi non ci sono stati feriti. Tuttavia, una di tali dimostrazioni, tenutasi il 18 aprile nel villaggio di Qaryut (Nablus), si è conclusa con lesioni a 16 palestinesi che hanno dovuto esser curati per inalazione di gas lacrimogeno. La manifestazione era stata organizzata per protestare contro la recente pubblicazione, da parte delle autorità israeliane, di un nuovo schema di piano che prevede l’attribuzione di una vasta area nei pressi del villaggio all’insediamento colonico di Shilo, per lo sviluppo di una zona turistica.

 

Durante il periodo di riferimento (di due settimane) le forze israeliane hanno effettuato un totale di 158 operazioni di ricerca-arresto in città e villaggi palestinesi. Almeno sei di tali operazioni hanno innescato violenti scontri con i residenti locali ed il ferimento di persone, tra cui nove in Awarta (Nablus), cinque in Idhna (Hebron), uno a Deir Nidham (Ramallah) e uno nel Campo Profughi di El Far’a (Tubas).

 Aumentano le aggressioni da parte dei coloni israeliani

Durante il periodo di osservazione (due settimane) sono state documentate un totale di 18 aggressioni perpetrate da coloni contro palestinesi; questo numero è superiore alla media settimanale dall’inizio dell’anno (5 aggressioni/settimana). Questi episodi causato il ferimento di otto palestinesi e danni a centinaia di ulivi e alberelli di ulivo, tra gli altri.

Due altre azioni, perpetrate da palestinesi, hanno provocato il ferimento di cinque coloni ed altri israeliani.

La maggior parte delle lesioni avvenute nel periodo in oggetto sono state causate da lancio di pietre. Il 18 aprile, cinque palestinesi, tra cui un bambino di un anno e una donna anziana, sono stati feriti quando coloni hanno lanciato pietre contro veicoli con targa palestinese che viaggiavano nei pressi dell’insediamento colonico di ‘Imanuel, nel Governatorato di Salfit.

In due episodi aggiuntivi, il 16 ed il 20 aprile, coloni hanno colpito con pietre automobili palestinesi nel Governatorato di Betlemme ed in Gerusalemme Est, danneggiando cinque veicoli.

In due episodi simili, palestinesi hanno preso di mira veicoli israeliani in viaggio nei pressi del villaggio di Tuqu’ (Betlemme) e dell’insediamento colonico di French Hill (Gerusalemme Est), ferendo cinque israeliani.

Altri tre palestinesi sono stati fisicamente aggrediti e feriti da coloni: una bambina di otto anni, mentre tornava da scuola, nel villaggio di At Tuwani a Hebron, e due uomini, vicino allo svincolo di Za’tara, in Salfit e nella parte di Hebron a controllo israeliano (H2). In un altro episodio, il 22 aprile, sono scoppiati scontri tra palestinesi e forze israeliane, arrivate al villaggio di Al Lubban ash Sharqiya (Nablus) dopo che i coloni avevano tentato di entrarvi. Durante l’episodio, le forze israeliane hanno ammanettato e aggredito fisicamente un 17enne palestinese, ferendolo.

Rapporti palestinesi indicano che, durante il periodo in esame, i coloni hanno danneggiato almeno 340 alberi ed alberelli di ulivo di proprietà palestinese, in cinque diverse località. L’episodio maggiore ha riguardato 220 ulivi, scoperti danneggiati presso il villaggio di Huwwara (Nablus), mentre la maggior parte dei rimanenti alberi sono stati danneggiati in Ras Karkar, a Ramallah (80 alberi di ulivo) e in Qarawat Bani Hasan, a Salfit (circa 30 alberi).

Famiglie beduine palestinesi a rischio imminente di sfollamento forzato; continua l’emissione di ordini di sfratto e di demolizione

Il 28 aprile, le autorità israeliane hanno consegnato ordini di sgombero a tre famiglie palestinesi, composte da 29 persone, di cui 18 minori, della comunità beduina di Sateh al Bahr (Jericho).

Altre famiglie della stessa comunità potrebbero trovarsi nella stessa situazione dal momento che anche un quarto ordine di sgombero, che non contiene nomi, è stato consegnato alla comunità. Secondo quanto riferito, gli ordini sono stati emessi con la motivazione che la comunità risiede in una zona designata come “zona militare chiusa”. Secondo i residenti, la comunità Sateh al Bahr risiede in quel luogo dai primi anni 1970. Essa comprende 12 famiglie, composte da 68 persone, di cui 39 minori. I recenti sviluppi sono collegati ad un piano israeliano di “trasferimento” della maggior parte delle comunità beduine dell’Area C in un numero limitato di siti. Questo piano verrà applicato alla comunità coinvolta, insieme ad altre 18 comunità (2.800 persone) che si trovano nella parte orientale del Governatorato di Gerusalemme, in una zona assegnata all’espansione degli insediamenti colonici israeliani, comprendente il piano E1, e che sarà circondata dalla Barriera dell’insediamento di Ma’ale Adumim.

Durante il periodo di riferimento di due settimane, il  28 aprile, quattro strutture di proprietà palestinese sono state demolite, una riduzione significativa rispetto alla media settimanale di demolizioni registrate a partire dall’inizio del 2014. Nessuna di queste demolizioni ha causato sfollamenti, rispetto ad una media settimanale di 28 sfollati dall’inizio del 2014.

Le strutture demolite comprendevano un locale ad uso agricolo e un recinto, costruito su terra palestinese in Area C, nel villaggio di Rafat (Gerusalemme), demoliti dalle autorità israeliane; e l’ampliamento di una casa, costituito da due balconi, auto-demolito da una famiglia in Jabal al Mukabbir (Gerusalemme Est).

Complessivamente, 17 persone, tra cui sei minori, sono stati toccati dai provvedimenti.

Il 23 aprile, le autorità israeliane hanno verbalmente comunicato a tre famiglie di demolire le proprie strutture nella comunità di Humsa al Buqai’a (Valle del Giordano) ed hanno fotografato tende nella comunità di Jabal al Baba (Gerusalemme); in entrambi i luoghi nessuna demolizione è avvenuta entro la fine del periodo di riferimento [15-28 aprile].

Inoltre, ordini di arresto-lavori sono stati consegnati ad una abitazione e ad un riparo per animali nella comunità di Khirbet al Fakheit, nel sud di Hebron, in una zona militare chiusa, destinata alle esercitazioni a fuoco (Firing Zone 918).

 Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 13 civili feriti e strutture civili distrutte nel nuovo ciclo di attacchi aerei israeliani

Tra il 21 ed il 23 aprile è stato registrato un nuovo ciclo di lancio di razzi da parte di gruppi armati palestinesi ed attacchi aerei da parte israeliana. Questi ultimi hanno provocato il ferimento di 13 civili, tra cui cinque minori, e danni significativi alle proprietà palestinesi.

Mentre non sono state segnalate vittime israeliane o danni alle loro proprietà come risultato del lancio di razzi palestinesi verso il sud di Israele, diversi razzi sono esplosi sul sito di lancio o sono caduti all’interno della stessa Striscia; uno di essi ha provocato il ferimento di un civile palestinese nella città di Gaza e danni ad una casa.

Il 21 aprile, l’aviazione israeliana ha attaccato tre siti separati: nel Campo Profughi di Al-Nusairat, in Deir Al Balah e in Khan Younis. Il primo attacco ha colpito e completamente distrutto un fienile con stalla per animali, uccidendo 18 pecore, 10 galline, 10 conigli e una mucca; sono stati anche danneggiati un fienile adiacente e le finestre di cinque case. Un altro attacco aereo, effettuato il 23 aprile in una delle aree più densamente popolate di Beit Lahiya, ha preso di mira due presunti membri di un gruppo armato palestinese, in sella a una moto, ferendoli, insieme a 13 passanti civili, tra cui cinque minori; dieci case e sette negozi sono stati danneggiati.

In diverse occasioni, durante il periodo di riferimento di due settimane, gruppi armati palestinesi hanno attaccato veicoli militari israeliani di pattuglia lungo la recinzione o impegnati in operazioni di livellamento del terreno all’interno di Gaza; non sono state segnalate vittime.

Inoltre, sempre durante il periodo di riferimento di questo rapporto, quattro civili palestinesi sono stati feriti con armi da fuoco dalle forze israeliane nelle Aree ad Accesso Ristretto (ARA), lungo la recinzione perimetrale di Gaza con Israele. Sembra che tre di questi civili stessero raccogliendo rottami di metallo e pietrisco in prossimità della ex Zona Industriale di Erez, nel nord di Gaza, quando sono stati colpiti; un’altra persona è stata colpita durante una manifestazione contro le restrizioni di accesso, evolutasi in scontro con le forze israeliane. Tre giovani palestinesi sono stati arrestati dalle forze israeliane mentre, secondo quanto riferito, tentavano di attraversare la recinzione per entrare in Israele in cerca di lavoro.

Infine, in almeno 19 occasioni durante il periodo di riferimento, le forze navali israeliane hanno sparato colpi di avvertimento verso barche da pesca palestinesi che si avvicinavano o avevano valicato il limite di pesca di sei miglia nautiche [dalla costa] imposto da Israele. Non sono stati segnalati feriti, ma tre barche e attrezzature da pesca sono state danneggiate.

Secondo il Centro Al Mezan per i Diritti umani, in un’occasione, il 24 aprile, i soldati israeliani hanno ordinato a due pescatori di saltare in acqua e nuotare verso la motovedetta prima di arrestarli e confiscare la loro barca e le attrezzature da pesca; mentre i pescatori sono stati rilasciati lo stesso giorno, la barca e le attrezzature non sono state restituite.

Il valico di Rafah è rimasto chiuso per i casi umanitari

Nel periodo in esame, il valico di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, è rimasto chiuso per i casi particolari (denominati anche “casi umanitari”), come è avvenuto dal 31 marzo. Tra il 20 e il 23 aprile, il valico è stato aperto in via eccezionale per consentire a 1.671 pellegrini di rientrare in Gaza e ad altri 893 pellegrini di uscirne.

Dall’inizio del 2014, il valico è stato aperto solo 11 giorni per l’uscita di persone comprese in una delle quattro categorie: casi medici, studenti, persone con visti per paesi terzi e cittadini stranieri. Nel mese di aprile, un totale di circa 4.500 persone (prevalentemente pellegrini alla Mecca) sono state autorizzate ad attraversare in entrambe le direzioni, rispetto alle circa 56.000 transitate nel giugno 2013, prima che venisse ridotta l’operatività del valico.

 

Nel periodo in esame, il valico di Kerem Shalom fra Gaza ed Israele è rimasto totalmente chiuso per sette giorni a motivo delle festività ebraiche e dei fine settimana, e per tre giorni (22-24 aprile) in risposta al lancio di razzi palestinesi. Durante gli ultimi giorni, tuttavia, le autorità israeliane hanno consentito l’ingresso di carburante e di altri 49 camion di merci. Anche il funzionamento del valico pedonale di Erez è stato ridotto al minimo durante la maggior parte del periodo di riferimento, consentendo solo l’uscita dei casi umanitari urgenti ed il ritorno dei palestinesi a Gaza. I valichi hanno ripreso le normali operazioni a partire dal 27 aprile.

Kerem Shalom, è l’unico valico operativo per l’entrata delle merci nella Striscia di Gaza, a parte il valico di Rafah che serve solo per l’ingresso di limitate quantità di materiali da costruzione per specifici progetti. In media, circa 250 camion carichi di merci, inclusi carburante, alimenti e forniture mediche, entrano ogni giorno in Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom. La dipendenza della popolazione di Gaza dal funzionamento di questo valico è aumentata drasticamente a partire dal luglio 2013, a seguito del blocco del contrabbando di merci attraverso i tunnel clandestini tra l’Egitto e Gaza, ma il numero medio dei carichi in entrata [tramite Kerem Shalom] non è cambiato. Pertanto, la chiusura del valico per vari giorni consecutivi, come avvenuto durante il periodo di riferimento, ha un impatto forte e dirompente. Oltre alla carenza di carburante e di energia elettrica, la chiusura di Kerem Shalom esacerba la carenza di gas da cucina e di alcuni generi alimentari, come i prodotti lattiero-caseari e la frutta.

 Continua la carenza di energia

Il 15 aprile, la Centrale elettrica di Gaza (GPP) ha riattivato il funzionamento della seconda turbina, dopo quattro giorni di fermata. L’11 aprile, la Centrale aveva dovuto arrestare una delle due turbine operative, in previsione della chiusura del valico di Kerem Shalom per le festività ebraiche e la conseguente riduzione del flusso di combustibile. Attualmente, la Centrale riesce ad alimentare due delle quattro turbine di cui è dotata, producendo una potenza che si aggira sui 60 MW.

Nella Striscia continuano le interruzioni di energia elettrica fino a 12 ore al giorno.

Nel complesso, le ultime due settimane hanno visto una riduzione della quantità di carburante finanziato dal Qatar per la Centrale ed entrato attraverso il valico di Kerem Shalom. Dall’inizio di aprile, una media di 332.000 litri/giorno di carburante sono stati consegnati alla Centrale, rispetto ai circa 510.000 litri/giorno consegnati da metà dicembre 2013. Questo declino è dovuto principalmente alle difficoltà amministrative nell’acquisto di carburante da parte dell’Autorità palestinese a Ramallah (che ha ricevuto la donazione del Qatar e fornisce il carburante a Gaza), aggravate dalla chiusura del valico di Kerem Shalom durante le festività ebraiche.

 

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