Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

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Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

Riguardante il periodo:   21 – 27 gennaio 2014

nota:

I Rapporti UN OCHAoPt vengono pubblicati ogni settimana in lingua inglese, araba ed ebraica. A partire dal gennaio 2013 il gruppo territoriale di Rivoli della “Associazione per la pace” (Assopacerivoli) ne fa la traduzione in italiano e la invia a chi ne è interessato.

In questa pagina, immediatamente dopo il testo di questa nota, è contenuto il riassunto (in circa 1500 caratteri, spazi compresi) del Rapporto OCHAoPt relativo al periodo sopra indicato. Nelle pagine successive è invece riportato il testo completo del Rapporto, in italiano. I Rapporti originali (in lingua inglese, corredati di grafici statistici) sono reperibili sul sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Nel sito web di Assopacerivoli (https://sites.google.com/site/assopacerivoli), alla pagina rapporti-onu, potete trovare i rias-sunti dei rapporti precedenti, raggruppati per mese, a partire da gennaio 2013. Alla pagina: rapporti-settimanali-integrali sono invece disponibili i Rapporti settimanali integrali (testo completo+riassunto), in italiano, a partire dall’ottobre 2013.

Riassunto

Cisgiordania

  • 36 civili palestinesi feriti in vari scontri con forze israeliane; bimbo di 2 mesi subisce lesioni da gas lacrimogeno penetrato in casa. Venti giorni fa, in un incidente simile, morì un 85enne.
  • Abu Dis: universitari lanciano pietre contro pattuglia israeliana; questa irrompe nel campus. Feriti 17 studenti. In incidenti simili 52 i feriti nel 2013.
  • Wadi Qana (Salfit): forze israeliane sradicano 1000 ulivi appena piantati su terreno palestinese, ma dichiarato “Riserva naturale” da Israele.
  • Aumentate aggressioni e intimidazioni di coloni israeliani verso agricoltori e pastori palestinesi: a Beit Furik le forze israeliane intervenute sparano e arrestano palestinesi. A Sinjil coloni vandalizzano 800 ulivi appena donati a palestinesi; a Rehelim danneggiano 10 veicoli palestinesi.
  • 36 demolizioni in Area C e Gerusalemme Est: coinvolti 182 palestinesi.
  • In Area ad accesso ristretto adiacente la recinzione: ucciso 19enne palestinese che scattava foto; feriti 7 civili che lanciavano pietre contro forze israeliane; altri 7 incidenti (senza feriti).
  • In mare: fuoco di avvertimento verso barche di pescatori palestinesi (senza feriti).
  • Attacco aereo israeliano uccide membro di un gruppo armato palestinese e un suo familiare. Altro attacco provoca ferimento di un minore.
  • Valico di Rafah riaperto per 5 giorni; causa limitate aperture, cure mediche impossibili per centinaia di persone.
  • Israele autorizzerà l’ingresso di piccole quantità di materiali da costruzione per settore privato (5% del fabbisogno). Difficoltà anche per progetti internazionali.

Striscia di Gaza

Testo completo del Rapporto

Riguardante il periodo:  21 – 27 gennaio 2014

Cisgiordania (West Bank)

 Gravi scontri tra le forze israeliane e studenti universitari

Durante la settimana sono continuati gli scontri tra civili palestinesi e forze israeliane; come conseguenza, 53 palestinesi, tra cui dieci minori, sono rimasti feriti. Tale numero è il doppio della media settimanale dall’inizio del 2014 (25), mentre il numero totale di ferimenti dall’inizio del 2014 (129), è quasi dimezzato rispetto all’equivalente periodo del 2013 (238).

Uno degli scontri più violenti è stato registrato il 22 gennaio, dentro e intorno al Campus di Al Quds University di Abu Dis (Governatorato di Gerusalemme), quando gli studenti hanno lanciato pietre contro le forze israeliane che pattugliavano la zona; i soldati hanno risposto sparando lacrimogeni e proiettili di metallo gommato e, successivamente, hanno fatto irruzione nel Campus. Diciassette (17) studenti sono stati feriti da proiettili di metallo gommato e diverse finestre sono state danneggiate dai candelotti di gas lacrimogeno. Nella stessa zona, durante il 2013, si sono verificati sei scontri simili che hanno provocato il ferimento di 52 palestinesi, la maggior parte dei quali studenti universitari.

Il maggior numero di lesioni (23), tuttavia, si è verificato a Kafr Qaddum (Qalqiliya), negli scontri scoppiati durante la manifestazione settimanale contro la chiusura di lunga data – imposta dai militari israeliani citando ragioni di sicurezza – di una delle principali strade che portano al villaggio, e che passa attraverso il vicino insediamento colonico di Qedumim. Tra le persone che hanno subito lesioni vi è un bambino di due mesi che ha inalato gas lacrimogeno, dopo che il candelotto ha rotto una finestra ed è penetrato nella sua casa. Un simile incidente, avvenuto il 1° gennaio nello stesso villaggio, ha provocato la morte di un uomo anziano.

Il 23 gennaio, le forze israeliane hanno sradicato e sequestrato 1.000 alberelli di ulivo piantati il giorno prima in Wadi Qana (Salfit), in Area C, per il fatto che l’appezzamento è stato designato come “terra di stato” e “riserva naturale”, con forti limiti all’uso agricolo. Il contadini palestinesi reclamano i diritti di proprietà privata del terreno. L’incidente ha innescato scontri con i residenti della zona ed ha provocato il ferimento di un contadino palestinese 73enne. Nel giugno 2011, in quella zona e per gli stessi motivi, le forze israeliane sradicarono 300 alberi di ulivo su terra palestinese di proprietà privata.

 Violenza dei coloni israeliani in aumento; sette palestinesi feriti e oltre 800 piante vandalizzate

Questa settimana ha visto otto attacchi di coloni israeliani in Cisgiordania, con ferimento di palestinesi (4) e danni alle loro proprietà (4), nonché un episodio in cui sono stati feriti due coloni israeliani.

Coloni israeliani, provenienti dall’insediamento di Itamar, hanno fatto irruzione nel vicino villaggio di Beit Furik (Nablus) per due volte nella settimana, il 22 ed il 27 gennaio, innescando scontri con i residenti. Le forze israeliane, arrivavate sul posto in entrambi i casi, sono intervenute sparando proiettili di metallo gommato e proiettili veri verso i palestinesi, ferendone quattro ed arrestandone altri due, tra cui un ragazzo 16enne. Durante il 2013, 201 palestinesi sono stati feriti dalle forze israeliane intervenute durante attacchi di coloni.

Il giorno prima, ancora nella zona di Nablus, coloni israeliani provenienti dall’insediamento di Rehelim, hanno fatto irruzione nel vicino villaggio di Qabalan ed hanno vandalizzato dieci veicoli palestinesi, spruzzato scritte “questo è il prezzo da pagare” su diversi muri e danneggiato venti piantine di ulivo.

L’incidente più grave, in termini di danno alle proprietà, si è verificato il 22 gennaio nel villaggio di Sinjil (Ramallah), quando coloni israeliani, provenienti dall’insediamento illegale di Giv’at Hara’el, hanno sradicato e vandalizzato 800 alberelli di ulivo recentemente piantati grazie ad un progetto finanziato da donatori; quindici famiglie palestinesi ne sono state danneggiate. Il 14 gennaio (nel precedente periodo di riferimento), nel villaggio di Burin (Nablus), un gruppo di coloni israeliani attaccò  alcuni lavoratori palestinesi che stavano attuando un progetto, finanziato da donatori, finalizzato alla sistemazione di una strada agricola in Area B; l’incidente si concluse senza feriti. In risposta, l’esercito israeliano ha designato l’area come “zona militare chiusa”, con conseguente sospensione del progetto fino a nuovo ordine.

In questa settimana ci sono stati diversi episodi di aggressione fisica o intimidazione da parte di coloni israeliani verso agricoltori o pastori palestinesi; la maggior parte degli episodi si è conclusa senza vittime o danni. In uno degli incidenti, tuttavia, un pastore palestinese 60enne di Um al Kheir (Hebron), al pascolo con le sue pecore, ha perso i sensi dopo essere stato attaccato da coloni dell’insediamento di Karmel.

Ancora in questa settimana, due distinti episodi di assalto fisico che hanno causato lesioni, sono stati registrati in Gerusalemme Est: il 24 gennaio, due palestinesi sono stati attaccati da un gruppo di coloni mentre, in auto, attraversavano l’insediamento colonico di Pisgat Ze’ev e, il 22 gennaio, due israeliani sono stati attaccati da palestinesi nella zona di At Tur.

 Quasi 50 persone sono state sfollate a seguito di demolizioni

Questa settimana ha visto un aumento delle demolizioni rispetto alla media settimanale delle prime tre settimane del 2014. Le demolizioni hanno riguardato abitazioni e strutture di sussistenza per un totale di 36 costruzioni, in Area C e Gerusalemme Est, costringendo allo sfollamento o altrimenti riguardando un totale di 182 palestinesi.

Il 27 gennaio, le autorità israeliane hanno demolito quattro strutture abitative, tra cui edifici con più appartamenti, nei quartieri di Beit Hanina e Al Isawiya, in Gerusalemme Est, a motivo della mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele. Ciò ha provocato lo sfollamento di 19 persone (tre famiglie), tra cui 11 minori, e ne ha colpite altre 32. Viene riferito che due delle famiglie sfollate da Beit Hanina, sarebbero state sfrattate con la forza dalle loro case e non avrebbero avuto abbastanza tempo per evacuare i loro effetti prima della demolizione. L’altra famiglia è stata sfollata per la seconda volta in meno di un anno: la loro casa precedente era nella stessa posizione e fu demolita nel febbraio 2013.

In Area C, questa settimana, le forze israeliane hanno demolito abitazioni e strutture di sussistenza per un totale di 32 costruzioni, sfollando 28 palestinesi, tra cui 10 minori e diversamente riguardandone altri 105. Le famiglie costrette allo sfollamento (4) appartengono a due comunità beduine della Valle del Giordano, Ibziq e Khirbet Yarza; quest’ultima si trova in una zona designata dalle forze israeliane come “zona militare chiusa”. Le altre famiglie colpite sono della città di Huwwara, del villaggio di Aqraba, e della comunità pastorizia di Al Twayyel, nel governatorato di Nablus.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 Ancora episodi di uso delle armi verso civili palestinesi, sia lungo la recinzione di confine che in mare

Rispetto alle quattro settimane precedenti, nel periodo di riferimento c’è stata una diminuzione degli attacchi e degli scontri tra gruppi armati palestinesi ed esercito israeliano. È rimasta alta, tuttavia, la frequenza degli incidenti in cui le forze israeliane hanno usato le armi da fuoco verso civili palestinesi, lungo la recinzione perimetrale di Gaza e nelle zone di pesca in mare.

Il 24 gennaio, le forze israeliane hanno sparato e ucciso un 19enne palestinese; secondo gruppi per i diritti umani, il giovane, insieme ad altri civili, era entrato nell’area ad accesso ristretto (ARA), aveva raggiunto la recinzione, in una zona a nord di Beit Lahiya, ed aveva scattato fotografie della zona. Un membro del gruppo ha riferito che il colpo mortale non è stato preceduto da avvertimenti verbali o da spari di avvertimento. Nello stesso giorno, in un separato incidente, sette civili sono stati feriti da armi da fuoco e da proiettili di metallo gommato nell’area ad accesso ristretto vicino a Jabaliya, mentre lanciavano pietre contro le forze israeliane posizionate accanto alla recinzione. Durante la settimana sono stati riportati almeno 13 ulteriori incidenti in cui è stato aperto il fuoco di avvertimento verso civili presenti in aree ad accesso ristretto, lungo la recinzione (sette incidenti) o in zone di pesca lungo la costa (sei incidenti); nessuno di questi incidenti ha causato lesioni.

Ancora in questa settimana, il 22 gennaio, un membro di un gruppo armato palestinese è stato preso di mira e ucciso durante un attacco aereo israeliano a Beit Hanoun; durante l’attacco è stato ucciso anche un 22enne, membro della famiglia dell’uomo, e la sua casa e il veicolo privato hanno subito danni significativi. Un attacco aereo simile, svolto tre giorni prima e mirato ad un altro membro di un gruppo armato, ha provocato il ferimento di un minore.

 Il valico di Rafah riaperto per cinque giorni; per centinaia di persone è impossibile accedere a cure mediche

Il valico di Rafah è stato aperto per cinque giorni (21-23 gennaio, 26-27 gennaio) per consentire ai pellegrini di recarsi in Arabia Saudita. Almeno 1.000 persone sono entrate a Gaza, circa 1.400 ne sono uscite, a 101 è stata negata l’uscita ed altri 450 sono stati rimandati indietro verso il lato palestinese del confine poiché non sono riusciti ad attraversare entro l’ora di chiusura.

La precedente apertura del valico avvenne lo scorso 9 gennaio, dopo 11 giorni consecutivi di chiusura. Il valico di Rafah è stato inoltre aperto per tre giorni, tra il 19 e 25 gennaio, per l’ingresso di 215 camion di materiali da costruzione destinati ai progetti del Qatar.

Per gli abitanti di Gaza la possibilità di transitare attraverso il valico di Rafah è stata drasticamente ridotta dal luglio 2013, a seguito delle misure adottate dalle autorità egiziane lungo confine tra Egitto e Gaza. Come risultato delle ricorrenti chiusure di Rafah, l’OMS ha riferito che, nel dicembre 2013, il numero di domande di uscita da Gaza per cure mediche, attraverso il valico di Erez controllato da Israele, è stato superiore del 48% a quello del mese di dicembre 2012. Si stima che centinaia di pazienti non riescano ad accedere a cure mediche specialistiche fuori Gaza. Nella seconda metà del 2013, le visite mediche in Egitto sono diminuite del 50% rispetto al primo semestre dell’anno.

 Israele annuncia l’autorizzazione all’ingresso di piccole quantità di materiali da costruzione

Questa settimana, le autorità israeliane hanno annunciato un limitato allentamento del divieto di lunga data sull’ingresso in Gaza di materiali da costruzione diretti al settore privato. Ciò comporterebbe l’ingresso, attraverso il valico di Karem Shalom, di 1.000 tonnellate (circa 25 camion carichi) di materiali da utilizzare per la riparazione dei danni subiti durante la tempesta invernale del dicembre 2013. Secondo appaltatori privati, tale quantità costituisce circa il 5% del fabbisogno stimato (19.000 tonnellate).

Dal giugno 2013, la Striscia di Gaza è soggetta ad una grave carenza di materiali da costruzione a seguito del blocco delle attività di contrabbando che avvenivano attraverso i tunnel scavati sotto il confine con l’Egitto.

Sebbene una revoca del divieto di importazione di materiali da costruzione per i progetti attuati da organizzazioni internazionali (ed approvati dalle autorità israeliane) sia stato annunciato l’8 dicembre 2013, finora solo a 12 progetti attuati dall’UNRWA è stato consentito di riprendere. L’ingresso di materiali da costruzione per circa 30 altri progetti internazionali resta in attesa. Questa restrizione è in vigore dal 13 ottobre 2013, a seguito della scoperta di un tunnel tra Gaza e Israele.

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