Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

iguardante il periodo:   31 dicembre 2013 – 6 gennaio 2014

nota:

I Rapporti UN OCHAoPt vengono pubblicati ogni settimana in lingua inglese, araba ed ebraica. A partire dal gennaio 2013 il gruppo territoriale di Rivoli della “Associazione per la pace” (Assopacerivoli) ne fa la traduzione in italiano e la invia a chi ne è interessato.

In questa pagina, immediatamente dopo il testo di questa nota, è contenuto il riassunto (in circa 1500 caratteri, spazi compresi) del Rapporto OCHAoPt relativo al periodo sopra indicato. Nelle pagine successive è invece riportato il testo completo del Rapporto, in italiano. I Rapporti originali (in lingua inglese, corredati di grafici statistici) sono reperibili sul sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Nel sito web di Assopacerivoli (https://sites.google.com/site/assopacerivoli), alla pagina: rapporti-onu, potete trovare i riassunti, in italiano, dei rapporti precedenti, raggruppati per mese, a partire da gennaio 2013.

Alla pagina: rapporti-settimanali-integrali sono invece disponibili i Rapporti settimanali integrali (testo completo+riassun-to), in italiano, a partire dall’ottobre 2013.

Riassunto

Cisgiordania 

Kafr Qaddum: 85enne morto per il gas lacrimogeno e altri 8 intossicati negli scontri seguiti alle proteste per il blocco israeliano, ormai decennale, della strada principale per Nablus.

Feriti, in vari scontri, altri 9 palestinesi; tra essi 2 minori colpiti da arma da fuoco e una bambina morsicata da un cane della polizia.

Gerusalemme Est: colono investe palestinese col suo veicolo; un altro aggredisce e ferisce una ragazza.

Hebron: coloni picchiano pastore palestinese; seguono scontri e ferimento di coloni. Arrestati 5 palestinesi e 7 coloni.

Urif (Nablus): video di B’Tselem mostra coloni danneggiare serbatoio d’acqua e lanciare pietre contro scuola palestinese: la polizia assiste; poi reprime la reazione degli studenti con gas lacrimogeni.

Dura al Qar’a: coloni danno fuoco a tre veicoli palestinesi.

Strada per Tel Aviv: palestinesi lanciano pietre contro autobus israeliano.

Gerusalemme Est: famiglia di 5 persone, per evitare sanzioni, demolisce parte della propria casa. Emessi altri 12 ordini di demolizione. Area C: emessi 11 ordini di demolizione e blocco lavori.

Striscia di Gaza 

16enne palestinese ucciso e 3 uomini feriti in prossimità della recinzione di confine. Nel 2013, 9 palestinesi sono stati uccisi ed altri 68 sono stati feriti nelle aree ad accesso ristretto.

Palestinesi sparano razzi verso Israele; israeliani compiono attacchi aerei: nessuna vittima.

Ancora chiuso il valico di Rafah; operativo Kerem Shalom.

Prosegue la carenza di carburante; programmati a 12 ore/giorno i blackout elettrici.

Testo completo del Rapporto 

Riguardante il periodo:  31 dicembre 2013 – 6 gennaio 2014

Cisgiordania (West Bank)

Un morto e 13 intossicati a causa di inalazione di gas lacrimogeni; due minori feriti da proiettili di arma da fuoco

Due manifestazioni tenutesi questa settimana nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya) hanno dato luogo a violenti scontri, con lancio di pietre da parte dei palestinesi ed uso di gas lacrimogeni da parte delle forze israeliane.

Durante la prima di tali manifestazioni, un 85enne palestinese è morto per aver inalato gas lacrimogeno penetrato nella sua abitazione. Nella seconda dimostrazione nove civili hanno riportato danni fisici, otto di essi sono stati curati per inalazione di lacrimogeno.

Negli ultimi dieci anni, l’esercito israeliano, motivando con problemi di sicurezza, ha bloccato la principale strada che collega il villaggio alla vicina città di Nablus, dove si trovano i servizi essenziali. Il percorso passa attraverso il vicino insediamento colonico israeliano di Qedumim. È stato anche limitato l’accesso ai terreni agricoli prossimi alla zona dell’insediamento. Nel 2013, 266 palestinesi sono stati feriti in proteste contro le restrizioni, per lo più per inalazione di gas lacrimogeni, un calo del 70% rispetto ai numeri del 2012.

In vari scontri con le forze israeliane, sono rimasti feriti durante la settimana altri nove palestinesi, tra cui tre minori. Tra questi un 14enne, ferito con proiettili di arma da fuoco durante un episodio di lancio di pietre nei pressi del Campo Rifugiati di Ayda (Betlemme); un 16enne ferito da arma da fuoco durante la settimanale manifestazione contro la Barriera, nel villaggio di Bil’in (Ramallah) e una bambina di 7 anni, morsicata da un cane della polizia durante una operazione di ricerca-arresto in Betlemme.

Violenze dei coloni israeliani: preoccupazione per l’inapplicazione della legge 

In questa settimana sono stati registrati cinque incidenti correlati ai coloni israeliani con conseguenti lesioni o danni alle proprietà di palestinesi, affiancato da un episodio con danno alla proprietà di coloni.

Due delle lesioni di questa settimana si sono verificate nel quartiere di Silwan, a Gerusalemme Est, in due incidenti separati. Il 1° gennaio, secondo testimoni oculari, un colono israeliano ha intenzionalmente investito un palestinese col suo veicolo, mentre un gruppo stava festeggiando in strada la liberazione di un prigioniero palestinese. Il 4 gennaio, un colono israeliano, per motivi non ancora chiariti, ha fisicamente aggredito e ferito alla schiena e allo stomaco una ragazza palestinese di 12 anni che stava andando a scuola. Le azioni dei coloni nelle zone palestinesi di Gerusalemme Est, come Silwan, causano limitazioni all’utilizzo degli spazi pubblici, allo sviluppo residenziale ed alla libertà di movimento e, in alcuni casi, la perdita della proprietà e l’espulsione di palestinesi residenti da vecchia data.

Un palestinese della comunità pastorizia di Bir al ‘Idd, in Hebron Sud, è stato picchiato e colpito con un bastone di ferro da un gruppo di coloni israeliani della colonia illegale di Mitzpe Ya’ir, durante gli scontri scoppiati quando l’uomo, con la sua famiglia, stava lavorando la terra in prossimità della colonia; secondo testimoni, le forze israeliane, arrivate sul posto, hanno arrestato cinque palestinesi e sette coloni israeliani. Tre coloni israeliani sono stati anche feriti durante l’incidente.

Ancora in questa settimana, il 6 gennaio, un gruppo di coloni israeliani dall’insediamento di Yizhar hanno fatto irruzione nel villaggio di Urif (Nablus), dove hanno danneggiato un serbatoio per acqua finanziato da un donatore internazionale e in fase di costruzione ed hanno lanciato pietre contro la scuola secondaria dei ragazzi del villaggio, innescando scontri con gli studenti.

Riprese video dell’episodio, pubblicate dall’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, mostrano i soldati israeliani che osservano l’attacco dei coloni senza intervenire e poi sparano granate di gas lacrimogeno verso gli studenti palestinesi.

Nel villaggio di Dura al Qar’a (Ramallah), il 31 dicembre, un gruppo di coloni israeliani ha dato fuoco a tre veicoli palestinesi del villaggio e spruzzato graffiti “questo è il prezzo” su case palestinesi nella zona.

Secondo i media israeliani, il 31 dicembre, palestinesi hanno lanciato pietre ad un autobus israeliano che viaggiava sulla strada 443 diretto a Tel Aviv, provocando alcuni danni all’autobus; non sono stati segnalati feriti.

Demolizioni in Gerusalemme Est

Durante il periodo di riferimento non sono state registrate demolizioni da parte delle autorità israeliane in zona C e in Gerusalemme Est. Tuttavia, il 4 gennaio, una famiglia palestinese nel quartiere Umm Tuba di Gerusalemme Est, ha auto-demolito parte della propria casa, in ottemperanza ad un ordine di demolizione emesso dalle autorità israeliane, al fine di evitare il pagamento delle ammende comminate nel caso in cui la demolizione fosse stata eseguita dalle autorità. Cinque membri della famiglia, tra cui tre minori, sono stati colpiti.

Ancora in Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno consegnato altri 12 ordini di demolizione nei confronti di sei case, quattro negozi, baracche per animali e un parco giochi di proprietà di nove famiglie palestinesi del quartiere di Silwan, mettendo circa 30 individui a rischio di sfollamento coatto e interessandone almeno altri 20.

In zona C, le autorità israeliane hanno emesso almeno 11 ordini di demolizione e di blocco-lavori contro strutture palestinesi nel governatorato di Nablus, tra cui sette case nel villaggio di Rujeib.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

Un ragazzo ucciso e tre civili feriti lungo la recinzione di confine

Con l’uccisione di un ragazzo e il ferimento di altri quattro civili continua l’incremento degli episodi di violenza legati alle restrizioni israeliane all’accesso dei palestinesi alle aree lungo la recinzione perimetrale di Gaza.

Il 2 gennaio, le forze israeliane hanno aperto il fuoco verso un ragazzo palestinese di 16 anni che camminava in direzione della recinzione (a circa 400 metri da essa), ferendolo gravemente; il ragazzo è morto mentre veniva trasportato verso un ospedale in Israele. Secondo una prima indagine del Centro Al Mezan per i diritti umani, i militari hanno sparato senza alcun preavviso. Altri tre civili palestinesi sono stati feriti con armi da fuoco dall’esercito israeliano in vari episodi in prossimità della recinzione: un uomo, che raccoglieva rottami metallici nei pressi di Beit Hanoun e due contadini che, in gruppo con altri, si avvicinavano alla recinzione ad est di Jabaliya.

Nel 2013, un totale di 9 palestinesi, 5 dei quali civili, sono stati uccisi; altri 68, di cui 66 civili (tra essi 20 minori) sono stati feriti nelle aree di Gaza ad accesso ristretto, sulla terra e in mare.

Nella settimana ci sono stati almeno cinque episodi in cui le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso barche da pesca palestinesi prossime al limite di 6 miglia nautiche, ma non sono stati segnalati feriti o danni.

Gruppi armati palestinesi hanno sparato una serie di razzi verso il sud di Israele; la maggior parte di essi è caduta all’interno della Striscia, senza provocare vittime o danni né in Gaza né in Israele. Durante il periodo di riferimento le forze israeliane hanno compiuto tre attacchi aerei, che non hanno provocato vittime.

È stato inoltre segnalato un episodio in cui gruppi armati palestinesi hanno sparato verso forze israeliane.

Continua ad essere chiuso il valico di Rafah

Il valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto è rimasto chiuso durante l’intero periodo di riferimento, sia per il transito dei viaggiatori che per l’ingresso di materiali da costruzione per i progetti finanziati dal Qatar. Di conseguenza la lista d’attesa di persone registrate per passare il valico supera ora le 5.000 persone, tra cui quelle che cercano cure mediche urgenti fuori di Gaza e gli studenti che studiano all’estero.

Il valico è stato parzialmente aperto tra il 24 e il 26 dicembre, permettendo a meno di 1.000 viaggiatori di attraversare in Egitto e a circa 1.200 di entrare in Gaza.  È stato poi nuovamente chiuso dalle autorità egiziane il 27 dicembre.

Dal luglio 2013, l’operatività del valico di Rafah è stato significativamente ridotta dalle autorità egiziane, citando preoccupazioni di sicurezza legate alle loro operazioni militari nel Sinai.  Nel complesso, nel mese di dicembre, il numero di persone in uscita da Gaza attraverso Rafah è stato pari solo al 15% della media mensile registrata durante la prima metà del 2013 (3.005 e 20.348 rispettivamente). Durante il mese nessun materiale medico o altro materiale di tipo umanitario è entrato in Gaza attraverso Rafah.

Valico di Kerem Shalom: proseguono l’esportazione di prodotti agricoli palestinesi e l’importazioni di combustibile

Il valico di Kerem Shalom, l’unico passaggio per le merci tra Gaza e Israele attualmente operativo, ha funzionato secondo i programmi durante il periodo di riferimento. Sono continuate le limitate esportazioni di prodotti agricoli da Gaza verso i mercati europei, tra cui 28 tonnellate di fragole, 4,5 tonnellate di pomodorini, e 143.000 fiori recisi.

Ciò porta a 182 il numero totale di camion usciti Gaza nel 2013, il 28% in meno rispetto al 2012 (254 camion). Dopo l’istituzione del blocco, nel giugno 2007, le autorità israeliane hanno vietato il trasferimento di merci da Gaza alla Cisgiordania e a Israele, che erano i principali mercati dei prodotti di Gaza. Prima del blocco, uscivano mediamente da Gaza 250 camion ogni settimana.

Il carburante per la Centrale elettrica di ha continuato ad entrare in Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom: una media di circa 450.000 litri al giorno. Il carburante è in parte finanziato tramite una donazione di 10 milioni di dollari, fatta dal Qatar dopo la tempesta invernale che ha colpito la regione tra l’11 e il 14 dicembre 2013.

Come durante la settimana precedente, i blackout elettrici programmati, di circa 12 ore al giorno, sono stati estesi a più zone della Striscia [nota del traduttore: si intende qui una situazione migliorativa rispetto alle 16 ore/giorno di blackout].

Per motivi non chiari, la quantità di carburante importato da Israele per usi diversi dalla produzione elettrica in Centrale, è diminuito del 22% rispetto alla settimana precedente. Da giugno 2013, Gaza è influenzata da una grave carenza di carburante, innescata dalla chiusura della stragrande maggioranza dei tunnel illegali sotto il confine con l’Egitto. Questi tunnel erano il canale principale per il contrabbando, in Gaza, di carburante egiziano a prezzi agevolati, più conveniente rispetto al combustibile israeliano.

 

 

No comments yet.

Lascia un commento