Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

riguardante il periodo:   10 – 23 dicembre 2013

nota:

I Rapporti UN OCHAoPt vengono pubblicati ogni settimana in lingua inglese, araba ed ebraica. A partire dal gennaio 2013 il gruppo territoriale di Rivoli della “Associazione per la pace” (Assopacerivoli) ne fa la traduzione in italiano e la invia a chi ne è interessato. 

In questa pagina, immediatamente dopo il testo di questa nota, è contenuto il riassunto (in circa 1500 caratteri, spazi compresi) del Rapporto OCHAoPt relativo al periodo sopra indicato. Nelle pagine successive è invece riportato il testo completo del Rapporto, in italiano. I Rapporti originali (in lingua inglese, corredati di grafici statistici) sono invece reperibili sul sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Nel sito web di Assopacerivoli, alla pagina: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu, sono reperibili i riassunti, in italiano, dei rapporti precedenti, raggruppati per mese, a partire da gennaio 2013.

Riassunto

Cisgiordania 

Aumentano gli episodi mortali durante le operazioni di ricerca-arresto condotte dalle forze israeliane: 2 palestinesi uccisi e uno ferito.

43 palestinesi feriti in scontri con le forze israeliane (72 la media settimanale nel 2013).

22 dicembre: bomba esplode su autobus a Bat Yam (Israele); i passeggeri erano stati tempestivamente evacuati.

Gerusalemme Ovest, israeliani accoltellano e feriscono un 20enne palestinese.

Palestinese accoltella una guardia di confine israeliana presso Jaba’.

Coloni abbattono o danneggiano circa 50 ulivi nel villaggio palestinese di Beitillu.

Valle del Giordano: le autorità israeliane demoliscono 31 strutture palestinesi (abitazioni e strutture di sussistenza); 41 persone sfollate. Il Coordinatore Umanitario dell’ONU esprime preoccupazione per le continue demolizioni di strutture palestinesi.

Tempesta invernale: forti danni a serre e raccolti.

Striscia di Gaza 

Un civile ucciso e 10 feriti dalle forze israeliane in “Aree ad Accesso Limitato” (1).

Gruppi armati palestinesi lanciano razzi verso Israele: uno di essi produce limitati danni ad una proprietà, gli altri cadono, senza danno, all’interno della stessa Striscia di Gaza.

Crisi energetica e tempesta invernale aggravano la situazione umanitaria.

Il Qatar dona carburante: i blackout elettrici ridotti da 16 a 12 ore/giorno.

Entrate in Gaza le apparecchiature per il potenziamento dell’impianto di potabilizzazione dell’acqua marina.

Continua la carenza di gas da cucina.

nota:

“Aree ad Accesso Limitato”: Israele impone [ai palestinesi] restrizioni di accesso ai terreni lungo la recinzione perimetrale di Gaza e alle zone di pesca oltre le 6 miglia nautiche dalla costa di Gaza. Queste restrizioni impediscono l’accesso ad aree agricole e di pesca e la loro applicazione pone i civili a serio rischio fisico.

Per saperne di più: https://docs.google.com/viewer?url=http://www.ochaopt.org/documents/ocha_opt_gaza_ara_factsheet_july_2013_english.pdf?time%3D0

Testo completo del Rapporto 

Riguardante il periodo:  10 – 23 dicembre 2013

Cisgiordania (West Bank)

Due palestinesi uccisi dalle forze israeliane nel nord della Cisgiordania

Nel periodo in esame, due palestinesi sono stati uccisi e altri otto feriti dalle forze israeliane nel nord della West Bank, in due separati incidenti. Il 18 dicembre, le forze israeliane hanno condotto un’operazione di ricerca-arresto nel campo profughi di Jenin, durante la quale hanno sparato e ferito due uomini che cercavano di sfuggire alla cattura, uno di essi (24enne), gravemente ferito, è morto poco dopo l’arresto. L’incidente ha innescato scontri tra i soldati e i residenti: altri otto palestinesi sono stati feriti nel corsi di tali scontri.

Un altro palestinese (27enne) è stato ucciso dalle forze israeliane il giorno seguente, durante un’operazione simile, in Qalqiliya City; secondo il portavoce IDF, aveva aperto il fuoco contro i soldati. Fonti palestinesi indicano che l’uomo era un membro delle Forze di sicurezza palestinesi e stava partecipando ad una missione anti-droga. Nessuno degli incidenti ha provocato vittime tra le forze israeliane.

Questi incidenti si sono verificati nel contesto di un preoccupante aumento, negli ultimi mesi, della frequenza di episodi mortali, in particolare durante le operazioni di ricerca-arresto condotte dalle forze israeliane in Cisgiordania e all’interno di Israele. Dall’inizio del 2013, le forze israeliane hanno ucciso un totale di 28 palestinesi, di cui almeno 22 civili non affiliati ad alcun gruppo armato, mentre i palestinesi hanno ucciso tre soldati israeliani e due civili.

Trentacinque (35) altri palestinesi sono stati feriti in Cisgiordania dalle forze israeliane durante scontri avvenuti nel periodo di riferimento (10-23 dicembre). Questo numero è significativamente inferiore alla media del 2013 (72 palestinesi feriti ogni settimana) e potrebbe essere attribuito alla pesante tempesta invernale che ha colpito la regione l’11 dicembre.

Sedici (16) dei ferimenti sopraccitati sono avvenuti il 20 dicembre, durante le manifestazioni settimanali: nel villaggio di Bil’in (Ramallah), contro la separazione dai terreni agricoli a causa della Barriera, e in Kafr Qaddum (Qalqiliya), contro la chiusura prolungata di una delle principali strade di accesso al paese e contro l’espansione dell’insediamento colonico israeliano sui terreni del villaggio.

Il 23 dicembre, una guardia di confine israeliana è stata accoltellata da un palestinese nei pressi del raccordo stradale di Jaba’ (Gerusalemme).

Bomba esplode su un autobus in Israele

Nelle ore pomeridiane del 22 dicembre, una bomba è esplosa in un autobus nella città israeliana di Bat Yam. L’incidente non ha provocato vittime poiché tutti i passeggeri erano stati evacuati immediatamente prima dell’esplosione. Nessuno ha rivendicato la paternità dell’attentato; la polizia israeliana sospetta che l’attacco sia stato perpetrato da un gruppo o da un singolo palestinese. Un attacco simile è avvenuto nel mese di novembre 2012 a Tel Aviv, durante l’ultimo giorno dell’operazione “Pilastro di Difesa” in Gaza, provocando il ferimento di 28 israeliani.

Forte calo degli attacchi di coloni israeliani

Rispetto alle settimane precedenti, nelle due settimane del periodo di riferimento si è registrata una significativa riduzione del numero di attacchi effettuati dai coloni israeliani, riduzione che potrebbe essere attribuita anche alle condizioni atmosferiche.

Il 21 Dicembre, un gruppo di coloni israeliani ha abbattuto o comunque danneggiato circa 50 ulivi di proprietà di due famiglie palestinesi del villaggio di Beitillu (Ramallah), in un terreno palestinese adiacente all’insediamento colonico di Nehali’el.

In un altro episodio, l’11 dicembre, in Gerusalemme Ovest, un gruppo di giovani israeliani ha accoltellato e ferito un 20enne palestinese di Gerusalemme Est.

Molte demolizioni alla vigilia della tempesta di neve; le comunità beduine tra le più colpite dalle condizioni meteo

Nel periodo in esame, le autorità israeliane hanno demolito 31 strutture palestinesi (abitazioni e strutture di sussistenza) nella Valle del Giordano, a motivo della mancanza dei permessi di costruzione israeliani. Tutte le demolizioni, tranne una, sono state effettuate il 10 dicembre, alla vigilia della tempesta invernale, sfollando in modo coatto 41 persone, compresi 24 minori, la maggior parte di esse per la seconda volta quest’anno. Almeno 16 delle strutture demolite erano state finanziate da donatori internazionali, tra esse otto rifugi di emergenza forniti a seguito delle demolizioni eseguite nei mesi precedenti. Il Coordinatore Umanitario per l’opt (Territori Palestinesi Occupati), James Rawley, ha espresso grave preoccupazione per queste demolizioni.

Nel periodo di riferimento (due settimane), nessuna demolizione è stata segnalata in Gerusalemme Est.

Inoltre, il 16 e 17 dicembre, durante la tempesta invernale, l’esercito israeliano ha condotto una esercitazione militare nella zona residenziale del villaggio arabo di Ar Rashayida, nel governatorato di Betlemme; tre famiglie, comprendenti 30 persone, sono state temporaneamente sfollate, senza preavviso, per circa otto ore. Le tubazioni che adducono l’acqua potabile al villaggio sono state danneggiate dai pesanti veicoli militari transitati su di esse durante l’esercitazione. Inoltre, le autorità israeliane hanno emesso ordini di demolizione contro quattro strutture residenziali e tre ricoveri per animali appartenenti a tre famiglie del villaggio (composte da 20 persone).

La natura precaria delle abitazioni e dei ricoveri per animali di molte comunità beduine e pastorali dell’Area C, in gran parte dovuta ad inadeguata pianificazione ed incapacità ad ottenere i permessi di costruzione, hanno aggravato l’impatto della tempesta invernale. Inoltre, le condizioni meteorologiche hanno inflitto notevoli danni alle serre e ai raccolti in tutta la Cisgiordania.

Tra 17 e il 22 dicembre, almeno 35 ordini supplementari di demolizione e di blocco-lavori sono stati emessi nei confronti di strutture di proprietà palestinese in altre località dell’Area C, per mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele. Dieci delle strutture destinatarie degli ordini sono situate nel villaggio di Barta’a ash Sharqiya (Jenin), nella zona racchiusa tra la Barriera e la Linea Verde. Pertanto, 10 nuclei familiari, comprendenti almeno 50 persone, sono a rischio di sfollamento coatto. Le restanti 25 strutture si trovano in una comunità pastorizia (Al Farisiya Nab’ Al Ghazal) nel nord della Valle del Giordano.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

Un civile ucciso e 10 feriti in Aree ad Accesso Limitato (ARA)

Nel periodo di riferimento c’è stata un aumento dell’uso delle armi ed un conseguente aumento del numero di vittime collegate alle restrizioni imposte da Israele all’accesso dei palestinesi ai loro terreni prossimi alla recinzione di confine (tra la Striscia di Gaza e Israele), così come alle zone di pesca lungo la costa. Sempre in questo periodo, gruppi armati palestinesi hanno lanciato razzi verso Israele, uno dei quali ha prodotto limitati danni ad una proprietà nel sud di Israele, mentre la maggioranza è caduta all’interno della stessa Striscia di Gaza, senza provocare vittime o danni.

Il 20 dicembre, le forze israeliane hanno ucciso un civile palestinese e ne hanno ferito un altro in una zona vicina alla recinzione, a nord di Beit Hanoun. Una indagine del Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) ha indicato che i soldati hanno sparato senza alcun avvertimento mentre i due stavano raccogliendo rottami metallici e di plastica, e che un’ambulanza che aveva tentato di entrare nell’area per caricare il ferito è stata ritardata dalle forze israeliane per circa 45 minuti.

In sette incidenti analoghi, accaduti nel periodo di riferimento, altri otto civili sono stati feriti in Aree ad Accesso Limitato (ARA). In un caso, un militante è stato ferito dal fuoco dei soldati israeliani vicino alla recinzione. In altri due incidenti le forze israeliane, senza causare feriti, hanno aperto il fuoco di avvertimento verso civili palestinesi che, viene riferito, tentavano di attraversare in Israele. Inoltre, in almeno cinque occasioni durante questo periodo, la Marina israeliana ha sparato verso barche di pescatori palestinesi che navigavano nelle vicinanze del limite di 6 miglia nautiche dalla riva, costringendoli a rientrare a terra.

Nonostante l’aumento della violenza rispetto alle settimane precedenti, il numero di civili uccisi e feriti in Aree ad Accesso Limitato, registrato dall’inizio del 2013 (5 uccisi e 59 feriti) resta notevolmente al di sotto dei numeri relativi agli anni precedenti.

La tempesta invernale aggrava la terribile situazione umanitaria in Gaza

L’impatto della grave crisi energetica degli ultimi mesi sulla Striscia di Gaza è stata esacerbata da forti piogge che, tra il 10 e il 14 dicembre, hanno provocato gravi inondazioni e danni alle abitazioni, all’agricoltura ed ai mezzi di sussistenza. Al culmine della tempesta circa 1.400 famiglie (11.000 persone) sono state evacuate verso rifugi temporanei e circa 1.500 famiglie in case di parenti. A partire dal 17 dicembre la maggior parte delle persone sono tornate alle loro case o ad alloggi affittati.

Circa 10 giorni dopo le forti piogge, alcune aree rimangono allagate, in particolare nell’area Radwan Sheikh di Gaza City, dove un lago formato dall’acqua piovana era già quasi pieno prima ancora delle ultime pesanti piogge.

Gli altri allagamenti, come pure le acque meteoriche miscelatesi con le acque luride, suscitano preoccupazione per la salute pubblica.

Le fragili infrastrutture idriche e fognarie, già sollecitate oltre le loro capacità e parzialmente non operative a causa della crisi energetica, sono state alla radice delle inondazioni vissute a Gaza.

La Centrale elettrica di Gaza riprende le operazioni a seguito di una donazione di carburante

Il 15 dicembre, un mese e mezzo dopo il completo spegnimento, la Centrale elettrica di Gaza (GPP) ha parzialmente ripreso le operazioni a seguito di una donazione di 10 milioni di dollari da parte del governo del Qatar, consentendo così l’acquisto di carburante. Circa 3,1 milioni di litri di carburante acquistato in Israele per la Centrale sono entrati in Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom che ha eccezionalmente aperto il 3 dicembre per facilitare questo trasferimento. Da allora la Centrale produce circa 60 megawatt di elettricità, riducendo i ricorrenti blackout da 16 a 12 ore/giorno nella maggior parte delle zone.

La Centrale dovette cessare l’attività il 1° novembre, avendo esaurito le riserve di combustibile a seguito del blocco del contrabbando di carburante e merci tramite i tunnel illegali sotto il confine con l’Egitto. La crisi risultante è stata prolungata dalla mancanza di accordo tra le autorità palestinesi in Gaza e quelle in Ramallah, in merito all’acquisto di carburante da altri fornitori, compreso Israele.

Inoltre, il 18 dicembre, l’Impianto Idrico dei Comuni Costieri (CMWU) ha annunciato che le attrezzature necessarie per terminare la prima fase dell’ampliamento dell’impianto di dissalazione di acqua marina erano entrate in Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom. Sei camion carichi di apparecchiature elettriche e meccaniche erano infatti entrati in Gaza, rendendo così possibile l’aumento della capacità di produzione di acqua potabile.

Il progetto era fermo da circa un anno a causa della mancanza delle apparecchiature necessarie.

Continua la carenza di gas da cucina nonostante l’aumento delle importazioni

Tra il 15 e 21 dicembre, 1.167 tonnellate di gas da cucina sono entrate in Gaza attraverso il valico di Kerem Shalom, costituendo la maggiore quantità di gas da cucina entrato in una sola settimana dal luglio 2009. Tale incremento, tuttavia, non riesce a soddisfare la domanda corrente.

Analogamente ad altri beni critici, la fornitura di gas da cucina alla Striscia di Gaza è stata gravemente tagliata dal blocco del contrabbando che veniva praticato attraverso i tunnel. Allo stesso tempo, la domanda è cresciuta a causa delle condizioni climatiche e dall’uso finalizzato ai trasporti, data la scarsità di carburante.

Aggiornamento sul valico di Rafah

Le autorità egiziane hanno aperto il valico di Rafah tra il 10 e il 12 dicembre, consentendo a 1.378 persone di entrare in Egitto e a 322 di entrare a Gaza. Questi numeri sono al di sotto della media di 1.860 persone/giorno che attraversavano nel giugno 2013. Ad altre 112 persone è stato negato l’ingresso in Egitto e circa 240 viaggiatori, in due autobus, sono stati allontanati da parte palestinese dopo aver atteso per attraversare. Il 23 dicembre le autorità egiziane hanno annunciato che il valico di Rafah sarà aperto per tre giorni per i casi umanitari. Dall’inizio dicembre, il valico di Rafah è stato aperto per soli cinque giorni; esso è stato chiuso il 13 dicembre e da allora nessun tipo di materiale è entrato attraverso di esso. Negli ultimi anni, il valico ha funzionato come primario punto di uscita/ingresso per i palestinesi della Striscia di Gaza, a causa delle restrizioni di lunga data imposte da Israele al movimento di persone attraverso il valico di Erez.

[Per ulteriori informazioni sull’impatto della tempesta, così come sulle diverse risposte fornite da operatori umanitari, vedere i Report di OCHA sulla situazione ed il prossimo Bollettino umanitario di dicembre].

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