Messaggio del leader Marwan Barghouti in merito alla Campagna

Prigione di Hadarim, cella n°28

Caro Ahmad Kathrada e amici sudafricani,

Cari Eccellenze, Onorevoli ospiti,

La lotta del movimento anti-apartheid ha trasformato Robben Island da simbolo di oppressione a testimonianza vivente del trionfo della libertà sulle catene, della luce sulle tenebre, della speranza sulla disperazione.

Questo luogo ci ricorda il peggio di cui il genere umano è capace. Ma anche il meglio.

La nostra causa è comune. La lotta per la libertà e la dignità. E i nostri nemicinytk_marwan sono simili: l’oppressione, la negazione dei diritti, la segregazione e l’apartheid. Senza dimenticare ciò che più di tutto permette di prolungarne l’esistenza: l’indifferenza o il semplice rifiuto di agire. Mentre gli altri parlano di valori universali, di diritti umani e del diritto internazionale, noi ne siamo l’incarnazione, grazie alla nostra lotta; la difesa di questi principi passa attraverso i nostri grandi sacrifici. Ma la volontà dei popoli oppressi non può, e non sarà, sconfitta. La libertà deve prevalere in Palestina, com’è stato in Sud Africa. Nel corso della storia i popoli di tutto il mondo sono stati in grado di ottenere la loro libertà che ha prevalso contro oppressione, dominio coloniale, dittature, segregazione, razzismo e apartheid; così anche noi sconfiggeremo quest’occupazione.
Oggi possiamo utilizzare un poter enorme contro l’ingiustizia. Non è il tradizionale potere coercitivo (“hard power”), e neanche il più moderno soft power, ma il potere che deriva dall’ispirazione.  La Palestina è la più universale delle cause nazionali e trae dalla vostra lotta molte lezioni: innanzitutto che la libertà non è negoziabile. La liberazione dei nostri prigionieri deve essere senza condizioni. La libertà del nostro popolo è inevitabile.

L’oppressore non fa che fomentare tribalismo, divisioni politiche, etniche e religiose e questo al fine di prevalere. L’unità è la legge della vittoria per i popoli oppressi; la vasta coalizione che siete stati in grado di creare è la prova di come sconfiggere l’apartheid. I leader delle diverse fazioni in campo, siano essi in carcere, nella Palestina occupata o in esilio, dovrebbero completare e completarsi a vicenda, non competere tra loro, in modo da sostenere l’unità politica del nostro popolo e riunificare la nostra terra, esprimendo l’unità indissolubile della nostra gente.

 Non si sconfigge il nemico, assomigliandogli. Al contrario di fronte ad un tale sistema coloniale e razzista che diffonde la violenza, la segregazione, l’annessione e l’oppressione, abbiamo il dovere di difendere una visione pluralista, rispettosa del diritto internazionale e dei diritti umani, in grado di  ottenere libertà, pace e convivenza.

Si deve puntare in primo luogo sulle persone e la loro mobilitazione. È stata la disobbedienza civile, la vostra resistenza sul campo che ha avuto il più importante effetto di trasformazione verso la fine del regime dell’apartheid.

 La comunità internazionale ha l’obbligo politico, morale e legale di agire in difesa della giustizia, di sostenere e promuovere il diritto internazionale e i diritti umani. Questa responsabilità ricade sui governi, sui rappresentanti eletti, sulle organizzazioni per i diritti umani, i movimenti della società civile, dei sindacati e su ogni singolo cittadino. Il movimento internazionale BDS è stato determinante nel mettere sufficiente pressione sul governo sudafricano e far si che cambiasse le sue politiche, e cominciasse a cooperare con il movimento anti-apartheid per finalmente porre fine all’apartheid stesso e contribuire alla creazione di un Sudafrica democratico e non-razzista. De Klerck ha fatto delle scelte storiche, ma sicuramente alla radice delle sue decisioni c’è stata la pressione internazionale e la resistenza sul terreno.

Solo quando il governo dell’apartheid ha reso pubblica la sua decisione di porre fine all’apartheid e l’ha messa in pratica, anche attraverso la liberazione di Mandela e di tutti i prigionieri, solo allora sono iniziate le trattative tra i vecchi nemici divenuti partner di pace.

Ha per caso il governo israeliano mostrato una chiara volontà di mettere fine alla sua occupazione, agendo di conseguenza?

Ogni nuova unità di colonia costruita, ogni casa demolita, ogni arresto e incursione ci fornisce una chiara risposta.

È evidente che non vi sia nessun De Gaulle, e che un De Klerck non appaia ancora in vista in Israele. E l’impunità israeliana non fa altro che posticipare l’arrivo della pace.

Ma la vostra lotta non deve semplicemente essere di insegnamento per noi. Da essa dobbiamo attingere anche la profonda convinzione che ottenere la libertà e soddisfare la nostra legittima ispirazione all’indipendenza e al ritorno è possibile. È questa l’unica strada da percorrere per raggiungere la pace e la sicurezza per tutti i popoli della regione.

Sappiamo che la vittoria ci aspetta, in quanto l’aspirazione alla libertà nel nostro cuore è più forte dell’odio nei cuori dell’occupante e del potere coloniale. Il trionfo della libertà e della dignità, della giustizia e dell’indipendenza in Palestina, il ritorno dei nostri profughi, il rilascio dei prigionieri palestinesi ci sapranno dimostrare che la comunità internazionale è in grado di difendere i valori universali e la legalità internazionale nel mondo.

Un giorno sarò in grado di visitare quel luogo, quale uomo libero, cittadino di un paese libero, e con la libertà quale mio orizzonte. Mi viene in mente un grande uomo, che non solo ha visto che all’orizzonte, ma che l’ha plasmato insieme ai suoi compagni di lotta, anche da dentro il carcere; il grande Nelson Mandela, il cuore del vostro potere d’ispirazione.

A mio nome e a nome dei 5000 prigionieri politici palestinesi, e del popolo palestinese tutto, sia in patria che in esilio, permettetemi di ringraziare tutti coloro che hanno reso questo evento e il lancio di questa campagna possibile; in particolare i membri del Comitato internazionale di alto livello che hanno accettato di utilizzare il loro peso politico e morale a sostegno di questa importante causa.

 Permettetemi qui di ricordare e onorare la memoria di uno di questi membri, Stéphane Hessel, che è sempre stato in prima fila nella difesa dei diritti umani in tutto il mondo, nonché Presidente Onorario del Tribunale Russell sulla Palestina.

Un ringraziamento speciale spetta al signor Kathrada e alla sua Fondazione. È un atto onorevole mobilitarsi contro l’ingiustizia quando si è una delle sue vittime. È ancora più ammirevole farlo quando non si è vittima di quell’ingiustizia, che invece ricade su altri. Mr Kathrada, è un privilegio avere lei e tutto ciò che lei simboleggia, quale anima di questa campagna. Scrivo queste parole, dopo aver letto il suo libro e dopo aver vissuto, da dentro la mia cella, attraverso le sue parole, la sua sofferenza, istante per istante. Ho seguito attraverso le pagine del suo libro la lotta del Sud Africa per la libertà, come ho fatto durante la lettura del libro di Mandela. Ho visualizzato questo luogo di oppressione, trasformato attraverso la vostra lotta in un faro, che ci mostra la via da seguire. Non è un caso se la Conferenza Internazionale “Libertà e Dignità ” tenutasi in Palestina ha avuto luogo il 27 aprile. Ho scelto proprio quella data in modo che coincidesse esattamente con il Giorno della Libertà del Sud Africa. Come ospite d’onore, il signor Kathrada suggerì il lancio di questa campagna, e insieme alla sua Fondazione ha lavorato senza sosta durante gli ultimi 6 mesi per trasformare questa potente idea in realtà. Quello che sta accadendo qui oggi è un punto di svolta nello sforzo internazionale a sostegno della libertà dei prigionieri palestinesi e del popolo palestinese tutto. Questa campagna avrà fine solo quando tutti i prigionieri politici palestinesi saranno liberi, e sono fiducioso sulla possibilità di poter festeggiare un giorno insieme la libertà dei prigionieri e la libertà della Palestina.

 Permettetemi infine di dire qualcosa a tutti voi: quando vi verrà chiesto da che parte state, scegliete sempre la parte della libertà e della dignità contro l’oppressione, dei diritti umani contro la negazione dei diritti, della pace e della convivenza contro l’occupazione e l’apartheid. Solo così si può servire la causa della pace e agire per il progresso dell’umanità”.

 Marwan Barghouti

 

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