Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

Riguardante il periodo:   24 – 30 dicembre 2013

nota:

I Rapporti UN OCHAoPt vengono pubblicati ogni settimana in lingua inglese, araba ed ebraica. A partire dal gennaio 2013 il gruppo territoriale di Rivoli della “Associazione per la pace” (Assopacerivoli) ne fa la traduzione in italiano e la invia a chi ne è interessato. 

In questa pagina, immediatamente dopo il testo di questa nota, è contenuto il riassunto (in circa 1500 caratteri, spazi compresi) del Rapporto OCHAoPt relativo al periodo sopra indicato. Nelle pagine successive è invece riportato il testo completo del Rapporto, in italiano. I Rapporti originali (in lingua inglese, corredati di grafici statistici) sono invece reperibili sul sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Nel sito web di Assopacerivoli (https://sites.google.com/site/assopacerivoli), alla pagina: rapporti-onu, sono reperibili i riassunti, in italiano, dei rapporti precedenti, raggruppati per mese, a partire da gennaio 2013.

Alla pagina: rapporti-settimanali-integrali sono invece reperibili i Rapporti settimanali integrali (testo completo+riassunto), in italiano, a partire dall’ottobre 2013.

Riassunto

Cisgiordania 

31 palestinesi feriti in scontri con forze israeliane, in diverse località. Totale  palestinesi feriti nel 2013:  3.718  (+23%  rispetto al 2012). Totale uccisi: 28.

Villaggio di Ya’bad, confinato per sei giorni per operazioni di ricerca-arresto: negato attraversamento checkpoint ad anziano malato che muore.

Totale ulivi danneggiati da coloni nel 2013: circa 11.000.

In Gerusalemme Est, segnalati due episodi di lancio di pietre contro veicoli israeliani.

In Area C, intera comunità di 68 persone sfollata causa demolizione delle loro case; preoccupante date le basse temperature. Altri 17 ordini di demolizione, in Gerusalemme Est ed Area C: interessate nove famiglie.

Totale demolizioni in Cisgiordania nel 2013: 662 (1.100 sfollati), +10% e +24%, rispetto al 2012.

Striscia di Gaza 

Palestinese uccide israeliano, presso recinzione Gaza-Israele. Esercito israeliano risponde con aerei, carri armati e artiglieria: muore bambina di tre anni, feriti altri 16 palestinesi. Chiuso il valico di Kerem Shalom per 4 giorni: interrotte fornitura di energia elettrica ed esportazioni (fragole e pomodori).

In quattro occasioni, pescatori (vicino al limite di 6 miglia nautiche) costretti a tornare a riva dal fuoco di avvertimento israeliano.

Zone ad accesso limitato: palestinesi uccisi e feriti nel 2013: 6 e 76 rispettivamente (i numeri più bassi dal settembre 2000).

Valico di Rafah chiuso per 23 giorni in dicembre (20 in novembre): secondo OMS, centinaia di pazienti impossibilitati ad accedere a cure specialistiche.

Testo completo del Rapporto 

Riguardante il periodo:  24 – 30 dicembre 2013

Cisgiordania (West Bank)

31 palestinesi feriti in scontri con le forze israeliane

Durante l’ultima settimana dell’anno, 31 civili palestinesi, tra cui otto minori e cinque donne, sono stati feriti dalle forze israeliane durante scontri svoltisi in diverse località della Cisgiordania. Con ciò, il numero totale di palestinesi feriti in questo tipo di circostanze, sale, nell’arco del 2013, a 3.718: il 23% in più rispetto al 2012.

Un totale di 28 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane durante l’anno.

Due terzi (21) degli infortuni di questa settimana si sono verificati il 27 dicembre, durante le manifestazioni settimanali: nel villaggio Bil’in, contro l’isolamento dei terreni a causa della Barriera; nel villaggio di Nabi Saleh (entrambi in Ramallah), contro l’espansione, sulla terra del villaggio, dell’insediamento colonico israeliano di Halamish; in Kafr Qaddum (Qalqiliya), contro la prolungata chiusura di uno degli ingressi principali del villaggio e contro l’espansione dell’insediamento colonico sulla terra del villaggio.

Altri cinque palestinesi sono stati feriti in scontri con le forze israeliane durante operazioni di ricerca-arresto (86 in questa settimana) nella città di Tulkarem, nel Campo profughi di Al Jalazun (Ramallah) e nel Campo profughi di Qalandiya (Gerusalemme). Quattordici (14) delle lesioni della settimana sono state causate da inalazione di gas lacrimogeni, otto da proiettili di metallo gommato, e tre da pallottole vere.

Intero villaggio confinato per sei giorni; un uomo anziano muore dopo che gli è stato negato di attraversare il checkpoint per andare in ospedale

Tra 24 e 29 dicembre, le forze israeliane hanno drasticamente limitato il movimento veicolare in entrata e in uscita dal villaggio di Ya’bad (Jenin), interrompendo l’accesso di quasi 16.000 residenti ai servizi e ai mezzi di sussistenza. I militari israeliani hanno posizionato multipli checkpoint “volanti” lungo gli ingressi principali del villaggio, permettendo il passaggio solo in casi eccezionali; hanno sbarrato una delle strade interne del villaggio e pattugliato la zona intensamente. Durante la settimana, le forze israeliane anche condotto una serie di operazioni di ricerca-arresto nel villaggio e occupato il tetto di una casa disabitata.

Il 29 dicembre, un 82enne del villaggio, affetto da polmonite e accompagnato su un veicolo privato, ha cercato di raggiungere un ospedale nella città di Jenin, per avere cure mediche; l’anziano è stato trattenuto per oltre 20 minuti presso uno dei posti di blocco volanti e infine è stato rimandato indietro dai soldati israeliani che presidiavano il checkpoint; è morto mentre veniva riportato a casa sua.

Secondo fonti palestinesi, le restrizioni di accesso sono state applicate come risposta al recente aumento dei lanci di pietre fatto dai giovani del villaggio verso veicoli israeliani transitanti tra Israele e il vicino insediamento colonico di Mevo Dotan.

Nel novembre 2013, le forze israeliane, adducendo motivi di sicurezza, tagliarono più di 100 ulivi in prossimità del checkpoint permanente di Mavo Dotan e appartenenti al villaggio di Ya’bad. Le proteste contro questo provvedimento innescarono scontri che provocarono molti feriti tra i palestinesi.

Quasi 11.000 alberi di proprietà palestinese danneggiati da coloni israeliani nel 2013

In questa settimana sono stati segnalati quattro incidenti che hanno coinvolto israeliani e coloni israeliani; due incidenti hanno provocato vittime e danni a palestinesi e due hanno provocato danni a coloni israeliani.

Il 28 dicembre, un palestinese 29enne di Gerusalemme Est è stato aggredito e colpito con pietre da un gruppo di israeliani a Gerusalemme Ovest. I colpevoli sono fuggiti e l’uomo è stato ricoverato in ospedale. Nella scorsa settimana, nella stessa zona, un attacco simile ha provocato il ferimento di un altro palestinese.

Il 26 dicembre, nella vecchia città di Hebron, coloni israeliani dell’insediamento “illegale” [non autorizzato da Israele] di Havat Gal, hanno abbattuto 12 alberi di ulivo di proprietà palestinese nella zona di Jabal Jales.

Nel corso del 2013, circa 10.700 alberi di proprietà palestinese, comprese le giovani piante, sono stati tagliati o altrimenti danneggiati da coloni israeliani in Cisgiordania, per il 56% nei governatorati settentrionali e per il 7% nel Governatorato di Hebron; circa il 25% in più rispetto al 2012 (8.530 alberi danneggiati).

Inoltre, secondo i media israeliani, in questa settimana ci sono stati, in Gerusalemme Est, due episodi di lancio di pietre da parte di palestinesi contro veicoli israeliani, con danneggiamento di veicoli.

70 palestinesi sfollati in modo coatto dalla Comunità di beduini 

Questa settimana, 68 persone, tra cui 32 minori, sono state forzosamente sfollate a seguito della demolizione delle loro abitazioni, mentre altre 42 sono state altrimenti colpite da provvedimenti di demolizione. Tutti gli episodi si sono verificati il 24 dicembre nella zona C, quando le autorità israeliane hanno demolito 28 strutture in tre comunità di beduini, a motivo della mancanza dei permessi israeliani di costruzione. L’impatto umanitario delle recenti demolizioni è particolarmente preoccupante date le basse temperature in questo periodo dell’anno. Ventuno delle strutture demolite, tra cui 14 strutture abitative, appartenevano alla comunità di Ein Ayoub, nel Governatorato di Ramallah.

La demolizione ha provocato lo sfollamento di un’intera comunità, costituita da 61 individui, quasi la metà dei quali minori. La Comunità, che appartiene alla tribù Jahalin, si era stabilita su questo sito nel 1980, a seguito di un accordo con il proprietario del terreno, un residente del villaggio di Deir ‘Ammar. Dal mese di agosto 2013, questo è il quarto caso di comunità beduina o di pastori sfollata nella sua totalità.

Le altre sette strutture demolite appartenevano a due altre comunità beduine nel Governatorato di Jericho: sei strutture, tra cui due strutture abitative, appartenevano alla comunità di Fasayil Al Wusta; la settima struttura – una baracca per animali – apparteneva alla comunità di An Nuweima Al Fauqa.

In questa settimana le autorità israeliane hanno anche emesso almeno 17 ordini di demolizione, prevalentemente contro strutture abitative, in Gerusalemme Est e nella zona C, mettendo a rischio di sfollamento obbligato nove famiglie palestinesi.

Le demolizioni di questa settimana portano a 662 il numero totale di strutture palestinesi demolite in Cisgiordania nel 2013 dalle autorità israeliane e a 1.100 il numero di persone sfollate, con un aumento del 10% e del 24%, rispettivamente, sui numeri corrispondenti del 2012 (604 e 886).

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

Preoccupanti risultati escalation in due morti e 16 feriti

Nel periodo di riferimento si è registrato uno dei più gravi episodi di violenza dal “cessate il fuoco” del novembre 2012, con due morti (uno israeliano e uno palestinese) e 16 feriti palestinesi. L’episodio è iniziato il 24 dicembre, quando un cecchino palestinese ha sparato e ucciso un israeliano, intento a lavori di riparazione lungo la recinzione tra Gaza e Israele. In risposta, l’esercito israeliano ha effettuato una serie di attacchi aerei e ha sparato con carri armati e artiglieria in tutta la striscia di Gaza, mirando principalmente alle strutture di formazione militare. Un colpo di carro armato ha colpito una casa civile nel campo profughi di Al Maghazi, uccidendo una bambina di tre anni e ferendo tre membri della famiglia; rimane poco chiaro quale fosse il bersaglio dell’attacco. Altri 16 civili sono stati feriti durante gli attacchi israeliani.

Nel corso degli attacchi, gruppi armati palestinesi hanno sparato alcuni proiettili verso Israele, per la maggior parte caduti all’interno della Striscia di Gaza, senza causare vittime o danni.

Anche durante questa settimana ci sono stati incidenti collegati alle restrizioni di accesso ai terreni lungo la recinzione di confine e ai limiti di pesca in mare. In due diversi incidenti, le forze israeliane hanno sparato lacrimogeni contro civili palestinesi che si avvicinavano alla recinzione: sette di loro hanno dovuto essere curati per inalazione di gas lacrimogeni. Nella settimana sono stati segnalati ulteriori episodi in cui le forze israeliane hanno sparato colpi di avvertimento a palestinesi nella zona interdetta: non sono state segnalate vittime.

Sempre durante la settimana, in almeno quattro occasioni, la marina israeliana ha aperto il fuoco di avvertimento verso barche da pesca palestinesi che navigavano vicino al limite di 6 miglia nautiche, costringendo i pescatori a tornare a riva.

Nonostante l’aumento della violenza in questa settimana, il numero di civili uccisi e feriti nel 2013 (6 e 76, rispettivamente) è il più basso dall’inizio della seconda Intifada, nel settembre 2000.

Fornitura di energia elettrica ed esportazioni di nuovo interrotte a causa della chiusura del valico di Kerem Shalom

In risposta all’uccisione di un uomo israeliano (vedi sopra), le autorità israeliane hanno chiuso il valico di Kerem Shalom (unico valico attualmente operativo per il transito delle merci tra Gaza e Israele) per quattro giorni, compreso il weekend (25-28 dicembre). Organizzazioni israeliane e palestinesi per i diritti umani hanno sollevato la questione che la chiusura appare una punizione collettiva, vietata ai sensi del diritto internazionale.

La chiusura del valico ha costretto la Centrale elettrica di Gaza a fermare la produzione di elettricità il 27 e il 28 dicembre per mancanza di carburante, con conseguente allungamento dei blackout elettrici fino a 16 ore/giorno, rispetto a quelli di circa 12 ore/giorno dei giorni precedenti (nella maggior parte dei settori). Il 29 dicembre, dopo la riapertura del valico e la ripresa della fornitura di carburante, la Centrale ha riavviato la produzione di energia elettrica (60 megawatt, meno del 13% della domanda).

La chiusura del valico di Kerem Shalom ha anche interrotto la modesta esportazione di prodotti agricoli da Gaza verso mercati esteri. In questo contesto, circa 12 tonnellate di fragole, sette tonnellate di “pomodori ciliegia” e 100.000 fiori recisi sono stati trattenuti per diversi giorni nei magazzini, compromettendo così la qualità dei prodotti. Ciò ridurrà il reddito degli agricoltori, aggiungendosi alle perdite subite a seguito della tempesta invernale che ha colpito la regione dall’11 al 14 dicembre. Complessivamente, nel periodo 22-28 Dicembre 2013, solo 10 camion di prodotti agricoli sono usciti da Gaza diretti a mercati esteri. Da giugno 2007, Israele ha vietato il trasferimento di merci da Gaza alla Cisgiordania e ad Israele.

Anche l’importazione di gas da cucina è stata influenzata dalla chiusura del valico di Kerem Shalom, consentendo l’ingresso di sole 633 tonnellate di gas rispetto alle 1.167 della settimana precedente. Analogamente ad altre merci essenziali, la fornitura di gas da cucina alla Striscia di Gaza è stata gravemente tagliata dal blocco del contrabbando tramite i tunnel illegali sotto il confine con l’Egitto.

Nello stesso tempo, la domanda di gas da cucina è aumentata, sia a causa delle condizioni meteorologiche invernali sia per il suo utilizzo a scopo di trasporto, data la penuria di carburante.

Aggiornamento sul valico di Rafah

Dopo una parziale apertura per tre giorni (24-26 dicembre), le autorità egiziane hanno chiuso il valico di Rafah il 27 dicembre. Nei tre giorni di parziale apertura, 961 viaggiatori hanno potuto attraversare in Egitto e altre 1.214 persone sono entrate in Gaza; a 129 persone è stato negato il visto di ingresso in Egitto e, sul lato ​​palestinese, circa 400 viaggiatori sono stati rimandati indietro dopo aver atteso per attraversare.

Il numero di persone transitate è notevolmente inferiore alla media di 1.860 persone/giorno che attraversavano nel mese di giugno 2013. Nel mese di dicembre, il valico di Rafah è stato chiuso per 23 giorni (20 giorni di chiusura nel mese di novembre).

Negli ultimi anni, il valico ha funzionato come primario punto di uscita/ingresso per i palestinesi della Striscia di Gaza, a causa delle restrizioni di lunga data imposte da Israele al movimento di persone attraverso il valico di Erez.

Nel contesto della crescente chiusura del valico di Rafah, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riferito che il numero di domande per ottenere il permesso di uscire da Gaza per cure mediche, attraversando il valico di Erez con Israele (verso la Cisgiordania, Israele o la Giordania) è aumentato del 47% rispetto al 2012. In media, il 91% di queste domande viene accolta. Tuttavia, a causa delle restrizioni di accesso al valico di Erez e l’apertura poco frequente del valico di Rafah, si stima che centinaia di pazienti siano impossibilitati ad accedere a cure specialistiche.

Secondo le autorità militari, all’inizio di dicembre, un uomo curato in Cisgiordania per un problema ad un occhio, è stato arrestato al valico di Erez a motivo della sua appartenenza ad un gruppo armato palestinese, dove avrebbe operato come cecchino.

 

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