Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati

UNITED NATIONS –  Office for the Coordination of Humanitarian Affairs 

ocha

Office for the Coordination of Humanitarian Affairs

www.ochaopt.org

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati (Riassunto)

Periodo di osservazione:  10 – 16 settembre 2013

 Cisgiordania (West Bank):

— Diminuisce il numero di palestinesi feriti in scontri con le forze israeliane (25 rispetto a 72 della scorsa settimana).

— Aumenta il numero di incidenti correlati ai coloni (10 rispetto a 4 della scorsa settimana). A parte il caso di una donna colono israeliana, ferita dal lancio di pietre mentre viaggiava sulla sua auto, si tratta, negli altri casi, di aggressioni a palestinesi o vandalismi perpetrati da coloni nei confronti di proprietà palestinesi.

— Nella valle del Giordano, le forze israeliane hanno demolito decine di abitazioni e strutture di sussistenza, costringendo allo sfollamento una intera comunità beduina.

* Nota: più avanti trovate il Paragrafo integrale riguardante le demolizioni (parte del Rapporto settimanale)

Striscia di Gaza (Gaza Strip):

— In almeno due occasioni, le forze israeliane, dalla recinzione di confine hanno aperto il fuoco di avvertimento verso contadini palestinesi, costringendoli a lasciare i loro campi. Analogamente, in tre casi, le forze navali israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento verso pescatori palestinesi che si avvicinavano al limite delle 6 miglia dalla costa. Non si segnalano feriti.

— In diverse occasioni anche le forze navali egiziane hanno aperto il fuoco verso imbarcazioni palestinesi che navigavano vicino al confine marittimo tra Gaza ed Egitto: arrestati due pescatori e sequestrate due barche.

— A causa della demolizione di quasi tutti tunnel, continua la difficoltà di far entrare dall’Egitto combustibili e materiali da costruzione.

— L’11 settembre le autorità egiziane hanno chiuso il valico di Rafah fino a nuovo avviso.

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Riportiamo di seguito, in forma integrale, la parte del Rapporto OCHAoPt che tratta le demolizioni effettuate in  questa settimana dalle autorità israeliane.

 Demolizioni su vasta scala in diverse località; sfollata un’intera comunità

Il 16 settembre, le autorità israeliane hanno demolito tutte le strutture residenziali e i mezzi di sussistenza (ad eccezione di due locali di deposito foraggio e di un pannello solare) nella comunità beduina di Mak-Hul nella Valle del Giordano, a causa della mancanza di permessi di costruzione rilasciati da Israele. Le 58 strutture, incluse dieci tende residenziali, 28 baracche e recinti degli animali, nove cucine, nove latrine, un ripostiglio e una tettoia di lamiera zincata, utilizzato come riparo per la scuola materna (che è stata parzialmente demolita). Alcune di queste strutture erano state finanziate da donatori internazionali. Come risultato, dieci famiglie, comprendenti 48 persone, tra cui 16 bambini, sono state sfollate in modo coatto. Nel corso delle demolizioni, un certo numero di abbeveratoi per animali, piccoli serbatoi d’acqua e anche oggetti personali, sono stati sepolti sotto le macerie. Dopo la demolizione, le autorità israeliane hanno dichiarato Mak-Hul “zona militare chiusa”, vietando alle famiglie di tornare alla loro comunità prima delle 6 del giorno successivo. Nonostante l’ordine, la maggior parte dei residenti è rimasta nelle immediate vicinanze del sito di demolizione e ha trascorso la notte all’aperto, con le greggi (circa 1.700 pecore). Un camion che trasportava aiuti umanitari è stato sequestrato dalle forze israeliane del checkpoint di Tayasir (che controlla l’accesso alla Valle del Giordano nel nord della Cisgiordania). Da una prima rilevazione pare che questo sia la prima demolizione vissuta da questa comunità.

L’11 settembre, sempre a causa della mancanza di permessi di costruzione, le autorità israeliane hanno demolito 18 strutture, tra cui otto abitazioni, cinque strutture per animali, tre cucine e due ripostigli, nella comunità beduina di Az Zayim, presso Gerusalemme. Di conseguenza, sette famiglie, costituite da 13 persone, tra cui otto bambini, sono state sfollate e colpiti i loro mezzi di sussistenza.

Ancora in questa settimana, nel villaggio di Barta’a Asharqiya (Jenin), situato nella zona chiusa tra la barriera e la Linea Verde, tre strutture di sostentamento, tra cui due officine di riparazione auto e una struttura in costruzione destinata ad uso commerciale, sono state demolite, minando il sostentamento di 45 persone.

Inoltre, nel villaggio di Al ‘Aqaba (Tuba), tre tende residenziali, una struttura per animali e oggetti personali sono stati lesionati da un elicottero militare israeliano atterrato presso le strutture durante un addestramento militare. Il danneggiamento ha riguardato 19 persone, tra cui dieci bambini.

Il 12 settembre, le forze israeliane hanno sradicato oltre 600 alberi e piantine di guava, ulivo e agrumi nei villaggi di Ras ‘Atiya e Ad Dab’a (entrambi in Qalqiliya). Non sono ancora chiare le motivazioni per lo sradicamento degli alberi, ma gli agricoltori colpiti dal provvedimento reclamano i diritti di proprietà sulla terra.

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Traduzione e riassunto a cura di “Assopace – gruppo territoriale di Rivoli TO”;

e-mail:  assopacerivoli@yahoo.it

Il rapporto completo è disponibile all’indirizzo:

http://www.ochaopt.org/documents/ocha_opt_protection_of_civilians_weekly_report_2013_09_19_english.pdf

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