Il si dell’ONU per la Palestina, un diritto per troppo tempo negato – di Luisa Morgantini

Con l’ammissione della Palestina come “stato osservatore” non membro dell’ Onu, un passo avanti è stato fatto. Ma è triste vedere come, per una volta che alcuni dei paesi europei hanno fatto la cosa giusta, la motivino penosamente.  Quasi nessuno di loro dice che il riconoscimento dello stato di Palestina sui territori occupati del ’67 con Gerusalemme est capitale, è un diritto dei palestinesi.

Quasi nessuno ammette che è una vergogna che sia stato riconosciuto con tanto ritardo e in modo totalmente parziale. E nessuno ha pensato a chiedere scusa per questo ritardo.
Nessuno ha fatto autocritica per le parole vuote ripetute ormai da vent’anni sui due popoli e due stati.

Tutti invece, quasi a dover giustificare una colpa o un tradimento, si affrettano a giustificare quel voto, spiegando che è stato un voluto per rafforzare i moderati contro gli estremisti.

Condivido l’idea che appoggiare forze che vogliono la pace e accettano, non senza dolore e fatica, lo stato di Palestina sul territorio occupato nel ’67. con Gerusalemme est capitale, Necessario sostenere chi sceglie forme di lotta popolare e non violenta per porre fine all’occupazione e al colonialismo israeliano.

Ma il riconoscimento all’Onu non necessitava queste motivazioni. Quel voto è semplicemente un diritto per troppo tempo negato.

I trattati internazionali che si sono susseguiti negli anni non hanno fatto altro che erodere i confini palestinesi, erigere muri sempre più difficili da oltrepassare, penalizzare i diritti degli occupati, nell’assenso totale della comunità internazionale.

L’indifferenza è il peggior male.
Ci auguriamo il mondo non resti indifferente al gesto di “rappresaglia” di Tel Aviv che, come risposta allo storico voto dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha autorizzato la costruzione di 3mila nuovi alloggi per i coloni ebraici in Cisgiordania ed a Gerusalemme est.
E’ stato bello vedere tante bandiere palestinesi sventolare a Ramallah, Betlemme davanti al muro dell’apartheid. E’ stato emozionante vedere tanti giovani palestinesi che festeggiavano, pur con la consapevolezza che il giorno dopo sarebbero ricominciate le file ai check point, le umiliazioni quotidiane, la mancanza di libertà. Ma anche non sentirsi soli conta.
Facciamo in modo che non sia solo illusione lo status raggiunto, e godiamoci almeno il fatto che per una volta gli Usa e Israele non hanno potuto dettare le regole del gioco. Forse esiste davvero il senso del limite.

Luisa Morgantini

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