Assopace: Votare Si all’ONU per il riconoscimento dello Stato palestinese

 VOTO ONU DI DOMANI E’ PASSO VERSO LA GIUSTIZIA. ENORMI PRESSIONI PER RITIRARE LA DOMANDA

 “La richiesta a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina come membro osservatore all’assemblea Onu, che verrà presentata domani non ha solo valore simbolico, è un piccolo passo avanti verso la giustizia. Fino all’ultimo si è temuto che l’Olp non presentasse la richiesta di voto, perché enormi sono state le pressioni e i ricatti, per convincere il presidente Mahmoud Abbas, a ritirarla.

 Gli Usa hanno minacciato il ritiro totale degli aiuti economici, come già fatto in occasione del voto di ammissione della Palestina presso l’Unesco. La diplomazia israeliana ha lavorato intensamente per convincere le potenze internazionali che la richiesta fosse un atto di guerra da parte della leadership palestinese e minaccia, in caso di parere favorevole, di non versare il dovuto delle tasse per import ed export alla Palestina, nonché ulteriori misure restrittive per la libertà di movimento dei palestinesi. Anche l’Italia si è subito allineata, con il ministro degli esteri Giulio Terzi che, nel bel mezzo dei bombardamenti a Gaza, ha sostenuto la necessità di posticipare la richiesta”.

 Lo dichiara Luisa Morgantini, portavoce di Assopace Palestina e già vicepresidente del Parlamento Europeo a proposito del voto di domani presso le Nazioni unite.

“Ci auguriamo – prosegue la Morgantini – che i governi dell’Unione Europea non cedano ai ricatti e facciano la cosa giusta come hanno già dichiarato di fare Francia, Austria e Lussemburgo.

 Apprezziamo il sostegno delle poche forze politiche italiane, che hanno avuto il coraggio di esprimersi in questo senso, come il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani e del leader di Sel Nichi Vendola. Così come abbiamo accolto con soddisfazione la risoluzione, approvata a larghissima maggioranza, con cui pochi giorni fa il Parlamento europeo ha dichiarato il sostegno alla candidatura della Palestina: 447 voti a favore, 113 contrari e 65 astensioni”.

“Un voto positivo all’ Onu – aggiunge – è un atto dovuto dalla comunità Internazionale che, oltre ad essere responsabile della partizione della Palestina il 29 novembre del 1947, non ha mai intrapreso atti concreti per applicare le diverse risoluzioni dell’Onu sui territori occupati nel 67 e fermare la violazione permanente dei diritti umani perpetrata da Israele: parliamo della presenza di 650.000 coloni sui territori palestinesi occupati, della costruzione del Muro della vergogna – come viene chiamato da chi difende i diritti umani – il muro che Israele sta costruendo in Cisgiordania, sottraendo terra e acqua ai contadini. Per non parlare dei continui controlli che rendono la vita impossibile, delle case demolite, gli alberi sradicati, le coltivazioni distrutte. Le detenzioni amministrative che permettono di incarcerare senza mandato persino i minori palestinesi. Le continue distruzioni e l’embargo a Gaza.

 Tutte queste sono violazioni dei diritti umani e della legalità internazionale che vanno avanti da decenni – conclude la Morgantini – potrebbero finire sul tavolo di un giudice penale internazionale, qualora le Nazioni Unite emettessero, domani, parere favorevole. E questo lo sanno bene gli Stati Uniti e Israele.”

Per informazioni

 Luisa Morgantini +39 348 3921465

Livia Parisi +39 348 5443954

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