Parlare dell’apartheid agli ebrei: Mustafa Barghouti

Mustafa Barghouti parla dell’apartheid a noi ebrei.

Mustafa Barghouti agli ebrei americani di J .Street:

“Lo so che non vi piace la parola apartheid, ma come
chiamereste un sistema che da’ a un colono una
quantita’ di acqua 50 volte maggiore rispetto ad un palestinese?”
Da Mondoweiss – 19 aprile 2012

Il 26 marzo alla conferenza di J. Street a Washington, DC, il leader palestinese Mustafa Barghouti ha descritto la situazione di apartheid in Palestina ad una platea largamente costituita di ebrei.
Durante il suo discorso, non si poteva sentire volare una mosca,
in una sala affollata da 500 persone ammassate, che hanno potuto
ascoltare argomenti a favore dell’opzione di un solo stato. Nelle settimane successive, le sue parole hanno avuto notevole risonanza.

E’ un miracolo, ma anche una tragedia, che tale descrizione delle condizioni dei palestinesi non sia mai stata pubblicata negli Stati Uniti. Qui di seguito vi e’ una parte sostanziale delle sue osservazionie, verso la meta’ del discorso, la sua descrizione a proposito dell’apartheid e della segregazione.
Verso la fine, egli spiega perche’ la resistenza non violenta e la solidarieta’ internazionale siano al giorno d’oggi le sole armi a disposizione dei palestinesi.

Philip Weiss
Parla Mustafà Barghouti
“Permettemi di ricordare che indietro negli anni ’40 i palestinesi volevano una soluzione con un solo stato. Fu in seguito a forti pressioni internazionali e israeliane che il movimento nazionale palestinese decise nel 1988 di accettare un compromesso e questo
compromesso fu una soluzione a due stati.
Quando trovammo un accordo su questo, accettammo anche di avere uno stato con il 22% della terra della Palestina storica, mentre avremmo dovuto averne il 44% secondo il piano di spartizione del 1947. Dunque si trattava di un compromesso molto doloroso. Durante gli ultimi 30 o forse 25 anni, cio’ di cui siamo stati testimoni e’ un processo nel quale i governi israeliani hanno compromesso il compromesso.

Ed e’ per questo che oggi ci troviamo in una posizione oggi molto difficile.

Molti palestinesi, dopo la firma degli accordi di Oslo, oggi si sentono come se avessero
scoperto di vivere in una situazione di inganno. Ovvero, la soluzione a due stati era stata intesa non per produrre realmente un’opzione di due stati, ma piuttosto produrre un sistema di segregazione e apartheid.
Il fattore principale che sta distruggendo l’opzione dei due stati e’ sempre stato presente, ed e’ dovuto alla continua espansione delle colonie.
Se i palestinesi hanno mai commesso un errore, questo e’ stato l’essere d’accordo nel firmare un accordo. (applausi).
Oggi chiedere ai palestinesi di tornare al tavolo dei negoziati mentre gli insediamenti continuano e’ come chiedere a due uomini di sedersi attorno a un tavolo per negoziare circa un pezzo di formaggio, ove una parte si trova dietro muri e sbarre, ed e’ il pezzo palestinese, e l’altra parte viene mangiata dalla controparte.
E alla resa dei conti non c’e’ nulla su cui realmente negoziare, e questa e’ la verita’. Ù

In una maniera o nell’altra, il loro governo israeliano, il loro governo americano, la maggioranza delle persone coinvolte in questo gioco, stanno tutti mettendo nelle mani dei coloni il diritto di decidere circa il nostro futuro.
Questo e’ il problema. Con la prosecuzione delle colonie, l’intera soluzione di due stati diviene impossibile.

Cio’ di cui oggi siamo testimoni e’ la creazione, o meglio il consolidamento, di un sistema di segregazione e bantustan.
Le proposte fatte ai palestinesi sono di stare tutti ammassati in cio’ che e’ chiamata soluzione ad interim in meno del 37% della Cisgiordania, nella forma di ghetti separati l’uno dall’altro e avere cio’ come soluzione dei loro problemi.
Alcune persone possono non gradire la parola apartheid quando diciamo che viviamo in un sistema di apartheid e segregazione, e capisco perche’ a voi non piacerebbe.

Perche’ non c’e’ nulla da essere orgogliosi nell’avere un sistema di apartheid
nel 21o secolo. Ma, come ha detto Menachem Klein, noi realmente viviamo in questo sistema. Si tratta di un regime.
Cos’e’ l’apartheid? E’ un sistema ove vigono due leggi, due leggi diverse
per due popolazioni che vivono nella stessa terra. Se non vi piace la parola apartheid, datemi un’alternativa alla situazione ove un cittadino palestinese non puo’ usare piu’ di 50 metri cubi di acqua all’anno, mentre un colono illegale israeliano puo’ usarne 2400.

Come chiamereste un sistema nel quale il salario medio annuo di un israeliano e’ di 30.000 dollari e di un palestinese meno di 1.400 dollari? Tuttavia siamo obbligati a pagare gli stessi prezzi degli israeliani per le merci, ma c’e’ dell’altro: siamo obbligati a
pagare il doppio per elettricita’ e acqua rispetto agli israeliani, sebbene essi ne usino 30 volte di piu’ rispetto a noi.
Un’altra questione riguarda la segregazione delle strade.
Questo e’ l’ultimo posto sulla terra, anzi il primo posto sulla terra, ove le persone sono segregate sulle strade.
Parlo delle strade nella West Bank, ove le vie principali
sono ad uso esclusivo di coloni, soldati e cittadini israeliani.
Il livello di violazione dei diritti umani e’ indescrivibile…. ci hanno fatto vedere l’esercito israeliano che usa cani contro i nostri contadini e attivisti non violenti nella maniera piu’ crudele. Cio’ ci ricorda cio’ che avvenne negli Stati Uniti ai tempi della segregazione razziale.

Quindi il problema e’ molto chiaro. Naturalmente ci sono o due stati
o un solo stato. Ma la realta’ e’ che ora siamo testimoni che, col passare del tempo, la gente rimarra’ con una o due opzioni. O un sistema di apartheid e segregazione o un sistema con un solo stato democratico.

Questa e’ la scelta che dovremo affrontare tutti, a meno che non accada un miracolo ed io non so cosa sia un miracolo. La soluzione a due stati non avra’ luogo, poiche’ il bilanciamento dei poteri e’ cosi’ inclinato verso una sola parte.

Per questo oggi stiamo optando per una resistenza non violenta e un forte movimento di solidarieta’ internazionale, poiche’ vogliamo cambiare l’equilibrio dei poteri.
Quando decidiamo che la soluzione dei due stati e’ morta?
Quale sara’ il momento in cui entrambi decideremo che e’ finita e dire che la soluzione dei due stati non puo’ piu’ funzionare? Non lo so. Forse abbiamo gia’ attraversato il confine,
o forse stiamo per passarlo.

Ma il fatto che voi ne state discutendo a questa conferenza oggi a Washington e’ indicatore del fatto che o l’abbiamo passato o stiamo per passarlo.
In secondo luogo, non c’e’ modo per poter avere uno stato ebraico democratico
e continuare l’occupazione e l’oppressione di un altro popolo(applauso).

E’ impossibile. Non possiamo avere questa opzione.
Non solo poiche’ dal punto di vista morale essa e’ incoerente con la storia e la tradizione ebraica, ma anche perche’ noi palestinesi, come popolo, non accetteremo mai di restare schiavi dell’occupazione.
Questo bisogna capirlo.
Se l’opzione dei due stati muore, per favore capitemi, questa volta la responsabilita’ non sara’ dei palestinesi.

Come direbbero molti di voi, furono i palestinesi nel 1947 i responsabili perche’
non si ebbe una soluzione con due stati. Questa volta e’ invece responsabilita’
degli israeliani e nessuno potra’negarlo.”

Link originali:
http://tiny.cc/dpizcw http://www.australiansforpalestine.net/61678#more-61678

Traduzione a cura di Gennaro Corcella  – Associazione per la pace

 

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