Storia II: Palestina tra la I. e la II. guerra mondiale, il mandato britannico. 1918-1948

Il periodo del mandato britannico si divide in un primo periodo 1920-1936 dove la potenza mandataria è favorevole all’immigrazione sionista, un secondo periodo 1936-1944 dove tenta di mantenere l’ordine a tutti i costi anche con l’aiuto dei sionisti, e un terzo periodo dal 1944-1948 di repressione e di disimpegno.
Samuel Herbert  ( 1870 – 1963 ) : I. alto commissario inglese per la Palestina
Su pressione del sionismo internazionale e nell’ottica di una colonizzazione ebraica filoinglese, nel 1920 il governo inglese nominò sir Samuel Herbert  ( ebreo, sionista, liberale ) primo alto commissario per la Palestina. I sionisti accolsero la nomina di un ebreo a capo della Palestina come un messaggio messianico. S.H. favorì gli insediamenti sionisti e sotto la sua amministrazione ( 1920 – 1925 ?) gli immigrati sionisti furono più che raddoppiati. Nel 1920 S.H. nominò il gran Muftì di Gerusalemme scelto tra i notabili collaborazionisti. S.H. deluse i sionisti più scatenati mantenendo una certa equidistanza nel conflitto tra arabi e ebrei.
Dopo il suo rientro in Inghilterra continuò il suo impegno a favore del sionismo anche osteggiando la linea antisionista del libro bianco inglese del 1939.
La dichiarazione del gran Muftì di Gerusalemme
Nei primi anni ‘20 l’amministrazione inglese filosionista fece firmare al gran Muftì di Gerusalemme ( la più alta autorità religiosa palestinese ) una dichiarazione con cui accettava la creazione di uno stato ebraico. Da notare che il gran Muftì in realtà si rifiutò di firmare questa dichiarazione ma l’amministratore inglese Samuel Herbert  nominò un nuovo gran Muftì più accondiscendente nella persona di Haj Amin El Husseini politicamente moderato.  Tuttavia  al momento della firma, il gran Muftì aggiunse di proprio pugno una nota secondo cui dovevano essere rispettati i diritti dei palestinesi. Dapprima collaborò con l’amministrazione inglese e solo più tardi si impegnò a fianco dei palestinesi contro gli inglesi e i sionisti. Esiliato , durante il II. conflitto mondiale collaborò con i nazifascisti, gli unici secondo lui, in grado di aiutare il popolo palestinese. Truppe del gran Mufti (alcune centinaia di uomini) parteciparono alla campagna di Russia dei Nazifascisti. Nel ’47 – ’48 a Gerusalemme le truppe del gran Mufti opposero una forte resistenza alle truppe sioniste.
La dichiarazione del re di Transgiordania (ora Giordania)    ??
Nel 1922 il re di Giordania accetta ufficialmente la presenza dei sionisti in Palestina.
Nel ’48 si accorda con Golda Meyr per la creazione di uno stato palestinese in Cisgiordania.
Nel 1918 Jabotinsky, ebreo sionista filofascista polacco, fonda la Legione Ebraica (organizzazione nazionalista fascistizzante, favorevole all’espulsione degli arabi ). Nel 1920 iniziano i primi scontri armati tra arabi e sionisti. Nel 1926 , unificando delle bande sioniste armate come Hashomer,  Jakobinsky fonda la Haganah, milizia armata di autodifesa (tollerata dagli inglesi). L’Haganah difendeva però i coloni sionisti anche quando occupavano illegalmente le terre dei palestinesi. La Haganh era organizzata come un esercito, i suoi miliziani avevano delle divise, era dotata di veicoli leggeri e veicoli corazzati, armi leggere e artiglieria, stazioni radio, ecc. Nel 1948, compresi i riservisti mobilitati,  la Haganh contava circa 120’000 miliziani di cui una mezza dozzina di battaglioni componevano il Palmach, reparto d’attacco specializzato nei sabotaggi e nel terrorismo antipalestinese ( facevano saltare le case abitate da palestinesi nottetempo uccidendo così anche gli abitanti).
Dall’Haganh si staccarono delle frange estremiste che costituirono delle milizie sioniste prettamente terroriste come l’Irgun e il gruppo Stern comandati da M.Begin e Y.Shamir.
Negli anni ’30 – inizio anni ‘40 l’Haganh aiutava gli inglesi ad arrestare i terroristi dei gruppi minori (esempio Irgoun e gruppo Stern) che così fungevano da capro espiatorio in quanto le azioni dei vari gruppi erano comunque coordinate. Ufficialmente le milizie vennero sciolte alla fondazione dello stato di Israele ma molti ufficiali e miliziani furono integrati nel nascente esercito ufficiale di Israele Tzahl ( per esempio A.Sharon che divenne capo dell’unità 101 pure specializzata nel far saltare le case palestinesi abitate – 1953 : Qibya 69 morti). Ciò che le milizie e i paramilitari facevano prima di nascosto e di notte ora l’esercito ufficiale lo fa alla luce del sole, “legalmente” , “per combattere il terrorismo”.
Le atrocità commesse dalle milizie e dai paramilitari sionisti (e in seguito dall’esercito ufficiale di Israele) sono sempre state nascoste, negate e trattate come segreti di stato. Recentissimamente (maggio 2002) uno storico dell’università di Haifa ( Pappé) ha ricostruito il massacro operato dal 33° battaglione della brigata Alessandroni nel villaggio Palestinese di Tantura dove il 23 maggio 1948 furono uccisi 200 civili. Nel frattempo le storico sta per essere processato per tradimento e espulso dall’università.
Durante il periodo del mandato britannico i palestinesi si rivoltarono varie volte contro le violenze e le confische di terre da parte dei sionisti e contro l’amministrazione britannica : nel 1920 (Gerusalemme, 14 morti ) , 1926 (Jaffa 157 morti 705 feriti), nel 1929 (a Gerusalemme, Safad e Hebron, ma le rivolte vennero duramente represse dagli inglesi ; 351 morti e 1700 feriti), 1932 (Nazareth , 49 morti, 1000 feriti).
l periodo del mandato britannico è pure un susseguirsi di scontri tra palestinesi e sionisti intenti a occupare illegalmente le proprietà dei palestinesi anche per far posto per gli immigranti ebrei in continuo arrivo. Circa altri 15’000 palestinesi caddero vittima degli attacchi e attentati delle bande paramilitari sioniste.
Nell’intento di limitare la conflittualità tra arabi ed ebrei e per reprimere le manifestazioni e la resistenza dei palestinesi e degli ebrei più pericolosi (Irgoun, gruppo Stern, Etzel, ecc.) l’amministrazione inglese promulgò speciali e severissime leggi antiterrorismo che valevano sia per i palestinesi sia per i sionisti ma applicate soprattutto nei confronti dei palestinesi. Le leggi permettevano l’arresto e la detenzione illimitata anche senza motivo e senza processo, la pena di morte, l’esilio, la distruzione delle case, ecc.
Furono pure costruiti una decina di centri di detenzione dura.
Gli inglesi tentarono pure di disarmare le parti.
Nel 1940 l’affondamento della nave Patria carica di immigranti ebrei (250 morti) è da ascrivere ai gruppi terroristici ebraici che così aizzarono il malcontento antinglese e antiarabo. Nel 1942 il gruppo Stern eseguì vari attentati politici.
Nel 1944 le milizie ebraiche Irgoun e gruppo Stern, contrarie alla politica inglese che ora si opponeva all’immigrazione ebraica, attaccarono anche l’esercito e l’amministrazione inglesi con azioni di commando e sabotaggio.
Nel 1944 il gruppo  Stern assassinò al Cairo il ministro inglese per il Medio Oriente lord Moyne e nel 1946, oltre a vari attentati, fece saltare la sede dell’amministrazione inglese alloggiata nell’albergo King David di Gerusalemme, attacco che provocò un centinaio di morti.
Nel 1947 i terroristi dell’Irgun assassinarono a Gerusalemme il conte Bernadotte inviato dall’ONU per sovrintendere la spartizione.
Anche da parte araba ci furono azioni di violenza e massacri in parte anche ingiustificati. Nel 1929 i palestinesi attaccarono un villaggio di ebrei religiosi immigrati nel 19. secolo, situato vicino a Hebron, dove trucidarono molti ebrei pacifici e indifesi. Successivamente i palestinesi attaccarono una colonna ebraica che trasportava dei feriti. I sionisti (che probabilmente avevano lasciato volutamente indifesi gli ebrei religiosi) presero spunto da queste azioni per attaccare indiscriminatamente i palestinesi. Le azioni palestinesi devono essere considerate alla luce della situazione disagiata in cui erano venuti a trovarsi i palestinesi stessi e la responsabilità di questi tragici eventi sta nell’aggressività dei sionisti e nella politica discriminatoria e repressiva della potenza mandataria.
Va pure annotato che le forze palestinesi si trovarono a combattere contro forze (sionisti +inglesi ) superiori alle loro possibilità di resistenza. Inoltre i notabili e borghesi palestinesi che guidavano la rivolta agivano localmente, in modo scoordinato e badando in primo luogo ai propri interessi particolari.
I piani di spartizione, le commissioni d’inchiesta inglesi, le dichiarazioni e i libri bianchi
L’Inghilterra concretizzò le sue mire sul Medio Oriente nel 1917-1918 con l’invasione della Palestina da parte delle sue truppe guidate dal generale Allenby. Tuttavia l’occupazione inglese, la mancata realizzazione della promessa indipendenza araba e la conflittuale immigrazione sionista provocarono le rivolte dei palestinesi.  Conseguentemente l’Inghilterra creò varie commissioni d’inchiesta e pubblicò varie dichiarazioni (carte bianche) d’intenti :
1914-15 – La Turchia, in previsione del conflitto in Palestina, espelle circa 12’000  immigrati ebrei e dichiara il sionismo fuorilegge.
1916 – Piano segreto Sykes – Piccot di spartizione franco-inglese del Medio oriente :
le provincie ottomane sono suddivise in Irak, Transgiordania e Palestina attribuite all’Inghilterra, e Siria + Libano attribuiti alla Francia. Da notare che all’epoca queste zone erano  ancora sotto dominio turco.
1917 – Dichiarazione Balfour : l’Inghilterra è favorevole a un focolare ebraico in Palestina
1917-18 , durante la I. guerra mondiale, l’impero turco ottomano perde le sue province arabe tra cui la Palestina conquistata dalle truppe inglesi al comando del generale Allenby. Da notare che del corpo di spedizione inglese fanno parte anche due battaglioni di fucilieri della Legione ebraica e un battaglione con 850 volontari ebrei.
1918 – La Palestina è governata con manu militari dagli inglesi che mantengono le repressive leggi turche fino al 1920. Quale contropartita per l’aiuto prestato dagli arabi guidati da Husayn della famiglia Hashimita contro i turchi, l’Inghilterra insedia i suoi figli Abdallah sul trono della Transgiordania e Faysal sul trono dell’Irak.
1919 Piano del presidente sionista Weitzmann per uno stato ebraico su tutta la Palestina ex
turca, (il “grande Israele / eretz Israel” ispirato dalla dichiarazione Balfour) che avrebbe dovuto estendersi da Sidone fino al golfo di Aqaba  e che a est del Giordano comprendeva i territori dell’attuale Giordania fino alla linea ferroviaria Damasco-Amman-Aqaba , dunque fino quasi a Damasco e fino ad Amman. Anche se questo piano non fu mai completamente realizzato esso la dice lunga sulle intenzioni e sulle mire dei sionisti.
Con l’emiro arabo Faysal, preoccupato dalla nuova colonizzazione, Weitznann parla di uno stato libero e binazionale.
Il 3 marzo 1919, dopo aver ascoltato la presentazione della causa sionista fatta da Weizmann, Feisal scrive al leader sionista Felix Frankfurter: “Gli arabi, specie i più colti, vedono con profonda simpatia il movimento sionista. Stiamo operando insieme per un Medio Oriente riformato e rinnovato. I nostri due movimenti si completano a vicenda. Quello ebraico è un movimento nazionale e non imperialista. Il nostro è un movimento nazionale e non imperialista. C’è posto per entrambi, ed anzi penso che nessuno dei due possa avere successo senza l’altro”.
Lo stesso anno Aaron Aaronsohn, capo dello spionaggio ebraico alleato degli inglesi, affermava che “con gli arabi bisogna farla finita, costi quel che costi”.
( NB : Nel 1964 una relazione USA sulla situazione estera cita che uno degli obiettivi del sionismo è : il dominio ebraico su tutto il Medio Oriente per quanto riguarda il controllo dello sviluppo economico. Come disse Napoleone : “c’est l’argent qui fait la guerre !”  )
1919 – Conferenza delle potenze vincitrici. A Versailles la delegazione araba contesta questa decisione e la dichiarazione Balfour ma, malgrado le promesse di indipendenza fatte dagli inglesi, le proteste arabe rimangono inascoltate. Inghilterra e Francia, in un’ottica coloniale, respingono le rivendicazioni arabe e sanciscono il principio dei mandati.
1921 – Rivolta araba. Commissione d’inchiesta Haycraft
1922 – Il congresso degli Stati Uniti approva il principio della dichiarazione Balfour
1922 La Società delle nazioni (di cui non fanno parte gli USA) sancisce la divisione delle ex province turco-ottomanne come segue: Palestina, Transgiordania, Libano, Siria e Irak. Inoltre affida alla Gran Bretagna il mandato di amministrare la Palestina, la Transgiordania e l’Irak. Contemporaneamente la Francia fu designata amministratrice del Libano e della Siria. La Palestina mandataria si estende dal Mediterraneo al Giordano e da Tyro a Aqaba.

1922 Carta bianca di Churchill che limita la portata della dichiarazione Balfour L’inghilterra   invia in Palestina Samuel Herbert come primo commissario. S.H. è liberale, ebreo, sionista, ispiratore della dichiarazione Balfour.
1927 La comunità ebraica in Palestina occupa ormai una fascia di territorio costiero con sue strutture politiche e sociali che ne fanno una piccola entità nazionale indipendente
1929-30 Commissione Shaw chiede chiarimenti da parte delle organizzazioni sioniste
1930 – Il rapporto Hope – Simpson evidenzia i problemi creati ai palestinesi dall’immigrazione ebraica. Propone una limitazione dell’immigrazione ebraica e dell’acquisto di terreni
1930 – Carta bianca Passfield riprende i suggerimenti delle commissioni precedenti. I sionisti si oppongono veementemente.
1936 – Commissione Peel : rileva i misfatti dell’immigrazione sionista
1937 – Il piano di spartizione PEEL Gli arabi respingono il piano PEEL di spartizione della Palestina che il I. ministro inglese Chamberlain aveva loro proposto anche per assicurarsi il loro appoggio durante II. conflitto mondiale. Questo piano prevedeva la creazione di uno stato ebraico sulla parte nord-occidentale della Palestina (circa il 20 % della Palestina ) mentre la Cisgiordania, Gaza e il Negev venivano attribuiti agli arabi. La zona di Gerusalemme sarebbe rimasta sotto controllo britannico. All’epoca in cui fu proposto, il piano PEEL deve essere considerato equo. Il piano PEEL fu respinto anche dai sionisti che miravano a tutta la Palestina. I palestinesi avviarono uno sciopero generale che si trasformò in rivolta indipendentista e contro il piano di spartizione PEEL. La rivolta fu duramente e definitivamente repressa dagli inglesi, aiutati dalle milizie sioniste, nel 1939 e costò la vita a circa 20’000 palestinesi ; i feriti furono decine di migliaia. Dal 1936 al 1939 furono arrestati circa 4500 palestinesi e in totale circa 50’000 palestinesi furono internati. Molti notabili palestinesi furono condannati ai lavori forzati a vita e 230 furono fucilati o impiccati. Per punizione gli inglesi demolirono moltissime case di palestinesi.
1938 – Commissione Woodhead : dichiara irrealizzabile il piano Peel
1939 –  Conferenza di St. James a Londra : le vedute tra arabi e sionisti sono inconciliabili.
1939 – Carta bianca Mc Donald : con uno storico voltafaccia, l’amministrazione inglese pubblicò il Libro bianco che prevedeva la creazione in 10 anni di uno stato palestinese,  denunciava l’operato dei sionisti, decretava il divieto di immigrazione per gli ebrei e regolamentava il trasferimento dei terreni agli ebrei (Land transfer regulations).
Questa carta fu osteggiata veementemente dai sionisti che gridarono al tradimento.
A dispetto del Libro bianco, sulla spinta delle persecuzioni naziste e a causa del vergognoso rifiuto di accogliere i profughi da parte di molte altre nazioni tra cui gli USA, l’immigrazione ebraica divenne massiccia e continuò illegalmente via Libano, ecc. fino al 1948.
Durante gli ultimi anni del mandato britannico, dal 1945 fino al 1948, l’amministrazione inglese pur presente con 100’000 soldati, non volle o non fu più in grado di controllare l’agire delle milizie sioniste che scatenarono una guerra di terrore e di conquista contro i palestinesi e in parte anche contro gli inglesi (per es. nel 1946 l’attentato dell’ Irgoun all’ Hotel King David che ospitava i servizi principali dell’amministrazione civile della Palestina provocò 91 morti). Questo  fu uno dei motivi per cui nel 1947 l’Inghilterra comunicò all’ONU di voler rinunciare al mandato di amministrare la Palestina.
1942 – Il congresso sionista di New York approva il  “programma del Biltmore”, con la rivendicazione di uno Stato ebraico sull’ intero territorio palestinese dei tempi del dominio turco, come preconizzato da Weizmann nel 1917/19. Considerando le persecuzioni nazifasciste il congresso rivendica pure il diritto a un’immigrazione illimitata di ebrei verso la Palestina.
In seguito l’ala  socialisteggiante e pragmatica di David Ben Gurion, attenta al consenso internazionale, riuscì a imporre l’idea di costituire (in attesa di poterlo ingrandire) uno stato “solo” sui territori già occupati. Nel 1948 Ben Gurion fondò lo stato di Israele e ne fu primo ministro per un ventennio.
Per contro l’ala politicamente a destra o all’estrema  destra era intransigente nella rivendicazione dell’intera Palestina (sulla base della dichiarazione Balfour  e come previsto dal piano Biltmore), compresa la parte a Est del Giordano. Questa frangia sionista di destra era legata al mito della “conquista” e alla pratica del terrorismo come indicato (e praticato) da Jabotinsky e da Stern, nonché a  una visione antagonistica del rapporto con la comunità mondiale. I maggiori esponenti di questa tendenza erano Menachem Begin (capo della milizia sionista Irgoun) e Itzhak  Shamir (capo del gruppo Stern).
1944 – I sionisti avviano una intensa campagna terroristica nei confronti di arabi e inglesi
1945-‘46  – Il comitato d’inchiesta Anglo Americano : propone di abolire il Land Transfer regulations  e di permettere l’immediata immigrazione di 100’000 ebrei. Propone pure un piano di spartizione che è una via di mezzo tra il piano Peel e il piano dell’ONU
1946 – l’Inghilterra propone il piano Morrison di spartizione della Palestina in 4 zone.
1947 – Commissione dell’ONU : proposta di spartizione della Palestina in due stati
1947 – 29-30 novembre : l’ONU approva la risoluzione 181 sulla spartizione della Palestina
1947,aprile1948 – i sionisti, contravvenendo alla risoluzione 181 dell’ONU, scacciano gli arabi dalla parte della Palestina attribuita agli ebrei e  occupano ancora un 22 % di Palestina sottraendolo alla parte attribuita ai palestinesi.
Israele non rispetta l’armistizio chiesto dagli USA.
1948, 14 maggio – Termina il mandato britannico e entra in vigore la risoluzione 181 dell’ONU sulla spartizione della Palestina. Ben Gurion dichiara la nascita dello stato di Israele. Israele non rispetta  la ripartizione ONU e la risoluzione ONU sul ritorno dei profughi.
Gli stati arabi invadono il territorio assegnato agli arabi e occupato dai sionisti. I sionisti assassinano il conte Bernadotte inviato dell’ONU per supervisionare la spartizione
1949 – Israele non rispetta gli armistizi imposti dall’ONU, le armate arabe sono costrette al ritiro.
1950 – Israele respinge il piano di pace dell’ONU..

Da quanto suesposto è evidente la volontà di Israele di voler occupare tutta la Palestina ed espellerne gli arabi, motivo per cui Israele e i sionisti evitano ancora oggi ogni accordo che prevede una spartizione o la creazione di uno stato palestinese in Palestina. Pure evidente l’ambiguità dell’Inghilterra che per ben 2 volte ( I. e II. guerra mondiale) promise ma non concesse l’indipendenza agli arabi, ambiguità abilmente sfruttata dai sionisti. Si evidenzia pure l’inizio della contrapposizione tra l’Inghilterra, potenza mondiale in declino, e gli USA, potenza emergente. Queste potenze e le loro contrapposizioni furono poi cavalcate astutamente dai sionisti, in particolare da Ben Gurion, che seppe appoggiarsi opportunamente all’una e/o all’altra. Va pure annotata la costante e palese divergenza tra le roboanti dichiarazioni dei politici (ONU, capi di stato, media, ecc.) e la reale e tragica situazione sul terreno dove, per esempio, anche durante le declamate trattative di pace degli anni ’80 e ’90 gli israeliani hanno continuato indisturbati  con le confische di terre, distruzioni, eccidi, arresti, ecc.
Dal 1948, ogni anno qualcuno propose un piano di spartizione che di volta in volta assegnava sempre più terre ai sionisti (e a Israele poi) e meno terre ai palestinesi. In pratica i piani non facevano che sancire la situazione venutasi a creare sul terreno dopo le continue confische e occupazioni illegali da parte dei sionisti e di Israele (per esempio con le colonie) oppure alle situazioni venutesi a creare dopo i conflitti. Tipico il piano di spartizione concordato durante le trattative di pace degli anni ’90 e quello proposto dalla Lega araba nel 2001 che prevede il ritiro ai confini precedenti il conflitto del ’67 ma ignorato sdegnosamente da Sharon.
Nel 1948 gli arabi erano 1’400’000 e gli ebrei 700’000.
Le terre di proprietà dei sionisti rappresentavano solo 6,58 % della superficie totale della Palestina mandataria : il 19 % erano terre che i sionisti comperarono da ebrei già residenti, il 10 % le ricevettero in prestito per 99 anni dall’amministrazione inglese, il 40 % le comperarono da proprietari arabi non palestinesi, il 23 % le comperarono da grandi proprietari terrieri palestinesi assenteisti e 9 % da piccoli contadini in difficoltà. Da ricordare l’acquisto nei primi anni ’20 da parte dei sionisti di 24’000 ettari di terra di prima qualità (la Piana di Esdralon). Legalmente la terra era della famiglia libanese Sursok che vantava delle benemerenze nei confronti del sultano di Turchia e aveva perciò potuto comperarla a un prezzo stracciato, ma la proprietà nominale della terra era dei fellahin palestinesi che vi abitavano. Successivamente i sionisti “vuotarono” 21 dei 22 villaggi palestinesi – 8730 palestinesi furono scacciati e rimasero nell’indigenza. Il loro posto fu preso da circa 7000 coloni sionisti.
L’immigrazione sionista , la colonizzazione , la confisca delle terre palestinesi
Gli immigranti ebrei che sbarcavano a Haïfa, grande città portuale, scoprivano che il ”deserto” che erano venuti a colonizzare in realtà erano città, strade, infrastrutture, campi coltivati e soprattutto una popolazione araba pluriconfessionale, con la sua borghesia e i suoi operai e la sua amministrazione pubblica.
Dal 1880 al 1929 gli ebrei emigrati in Palestina sono 120’000.
1929 – viene costituita l’Agenzia Ebraica con il compito di favorire l’emigrazione e la formazione di colonie ebraiche in Palestina.
Nella sua prima fase  i sionisti si avvalsero del lavoro dei contadini arabi, ma in seguito, su ordine dell’Agenzia ebraica e per far posto ai nuovi immigranti che fuggivano le repressioni nazifasciste, divenne imperativo il discriminante concetto del  “lavoro ebraico” ( erano previste ammende per i trasgressori ! ) che creò una reale avversione per tutto quanto era arabo. Ne conseguì la sistematica esclusione / boicotto degli arabi e l’impossibilità di una qualsiasi forma di collaborazione tra arabi e ebrei ( nella fase attuale Israele sfrutta la popolazione dei territori occupati come mano d’opera a buon mercato ).
L’Agenzia Ebraica aprì agenzie di reclutamento / viaggio in molte città europee. Durante il periodo bellico e il mandato britannico l’invio di coloni in Palestina, anche se clandestino, fu massiccio. Da sottolineare la tragica odissea di molti immigranti ebrei, perseguitati dal nazifascismo, rifiutati da molte nazioni del mondo inclusi gli USA, costretti a emigrare in condizioni disagevoli o persino disperate verso la Palestina dove venivano respinti o internati a Cipro dalle autorità britanniche. Tragica fu pure la vicenda della nave Patria, autoaffondata nel 1940 dai terroristi sionisti per creare attrito con le autorità britanniche e con gli arabi (250 morti) e della nave Struma carica di immigranti ebrei che respinta dagli inglesi in Palestina affondò nel mar Nero nel 1942 (769 morti).
Tuttavia molti immigranti clandestini vennero arrestati e internati a Cipro. La marina inglese respinse molte navi cariche di immigranti ebrei in fuga dall’Europa minacciata da Hitler.
Per favorire l’immigrazione ebraica i sionisti socialisti come Ben Gurion e l’Haganah collaborarono con gli inglesi fino al 1943-1944 (per esempio combattendo al fianco degli inglesi  contro i nazifascisti ; facendo arrestare i sionisti estremisti dell’Irgoun e del gruppo Stern, ecc.). Iniziarono a combattere acerbamente gli inglesi allorchè questi mantennero il divieto di immigrazione per gli ebrei (libro bianco) condannandoli così a finire nei campi di sterminio.
I sionisti collaborarono anche con i nazifascisti per liberare gli ebrei più ricchi. Riuscirono così a liberare circa 10’000 ebrei e a convincerne molti di loro a investire le proprie ricchezze in Palestina per sostenere il sionismo.
Dopo la fine della guerra molti sopravvissuti dei campi di sterminio non potevano o volevano ritornare nei paesi europei dove erano stati maltrattati e da dove erano stati scacciati, per cui molti scelsero di emigrare clandestinamente in Palestina.
Nel 1947 fece molto parlare di sé la vicenda della nave Exodus con circa 4500 sopravvissuti dei campi nazisti. Gli inglesi la bloccarono davanti le coste della Palestina e riportarono i passeggeri in Germania. L’episodio fu sfruttato politicamente grazie alla “casuale” presenza della commissione dell’ONU che doveva proporre la spartizione della Palestina e che così fu convinta che la Palestina era una soluzione al problema dei sopravvissuti all’olocausto. L’episodio fu inoltre tradotto in un film di successo che tuttavia è un esempio palese di propaganda sionista, inoltre gli USA chiesero all’Inghilterra di lasciar emigrare in Palestina 100’000 ebrei, richiesta però respinta dall’Inghilterra.
La massiccia immigrazione ebraica fu però anche una tragedia per i palestinesi a cui i sionisti confiscarono molte terre per far posto ai nuovi arrivati. Ancora oggi per molti arabi è incomprensibile perchè siano i Palestinesi e in generale gli arabi a dover pagare per i crimini commessi dalla Germania e da altre nazioni.
1948 : per incentivare l’immigrazione di ebrei, nel neonato stato ebraico fu emanata una legge che dichiarava cittadino di Israele ogni ebreo del mondo. Ancora oggi il passaporto israeliano viene rilasciato agli ebrei su semplice richiesta.
Nel 1948 circa 180’000 (850’000 secondo fonti israeliane poco plausibili) ebrei lasciarono gli stati arabi per emigrare in Israele. Molti di loro furono convinti a emigrare in Israele da altisonanti promesse fatte da appositi agenti israeliani. Una parte degli ebrei fu scacciata, una parte emigrò in Israele per motivi economici e/o religiosi e una parte fuggì terrorizzata da attentati perpetrati dai servizi segreti di Israele in modo da far loro credere di essere perseguitati dagli arabi. Contrariamente ai palestinesi scacciati dai sionisti, una parte di questi emigranti ebrei ebbe modo di conservare i propri beni e la maggior parte potè insediarsi in Palestina usufruendo delle proprietà confiscate ai palestinesi. Ancora oggi nei paesi arabi vivono parecchi ebrei, la maggior parte di loro sono ben inseriti e/o tollerati, comunque non sono intenzionati ad emigrare in Israele.
Il governo israeliano fece pure trasferire in Israele molti ebrei dell’area mediorientale : per es. nel 1991 la El Al ( compagnia di bandiera Israeliana ) trasportò dall’Etiopia in Israele circa 15’000 beduini  ebrei Falashà. Ancora oggi giungono immigranti da quell’area.
Dal 1989 arrivarono in Israele circa 1’000’000 emigranti ebrei dalle ex repubbliche dell’URSS (di cui circa 150’000 si installarono nei territori occupati), ecc.
Di questi nuovi immigranti si stima che circa la metà sono persone che si sono dichiarate ebree solo per poter lasciare il loro paese e immigrare in Israele anche in vista di una successiva emigrazione verso gli USA che dopo il 1991 chiusero le frontiere agli immigranti dell’Europa dell’Est
L’immigrazione sionista aumentò nel periodo del mandato britannico. Ma, come risulta con evidenza dalle tabelle riportate di seguito, senza l’avvento di Hitler al potere e senza le vicende della seconda guerra mondiale, il sionismo sarebbe difficilmente riuscito a portare la presenza ebraica in Palestina oltre la soglia necessaria per accampare diritti sostanziali.

Il susseguirsi delle ondate di immigrazione, l’aggressività con cui il gruppo dirigente sionista perseguiva i suoi obiettivi ( Haganà, Irgoun Zvai Leumì, Lega Ebraica , Hashomer, organizzazioni armate della destra sionista, ecc. che compiono attentati e massacri sia contro gli inglesi sia contro gli arabi ; si distingue il gruppo Stern comandato da Izak Shamir  ),      ela reazione del movimento nazionale palestinese,
avevano creato, già prima della seconda guerra mondiale, una conflittualità talmente aspra da compromettere ogni prospettiva di convivenza.
Parallelamente all’arrivo di nuovi immigranti, i sionisti prima e il governo israeliano poi requisivano le terre e le case  palestinesi per insediarvi i nuovi arrivati.
È noto il caso di una signora palestinese che al ritorno di un viaggio negli USA durato 3 settimane trovò la casa di sua proprietà occupata da una famiglia ebrea. Le fu concesso unicamente di riprendersi i suoi effetti personali perchè la sua casa, in base alla legge sugli assenti, era stata requisita e assegnata ai nuovi venuti.
È pure noto il caso ( non è un’eccezione ) di una proprietà palestinese requisita “per motivi di sicurezza” e rivenduta dallo stato Israeliano a un ebreo domiciliato all’estero che la utilizza come residenza secondaria e vi abita poche settimane all’anno. In parole povere : affinchè un sionista benestante possa passare le sue vacanze in Israele una famiglia palestinese è stata derubata, scacciata e deve vivere da profugo in condizioni di povertà.
Fisicamente l’occupazione delle proprietà palestinesi avviene in vari modi:
• classico è l’insediamento notturno su terra palestinese di piccole fortificazioni, di un accampamento di roulottes o case container da parte di ebrei ortodossi, oppure l’insediamento (con permesso governativo) su terre palestinesi di una “spedizione archeologica”,ecc. Alla mattina i contadini palestinesi legittimi proprietari vengono accolti a fucilate. Nelle settimane successive il terreno viene recintato anche con reticolati. Spalleggiati dalle autorità israeliane moltissimi di questi insediamenti selvaggi sono diventati definitivi e si sono tramutati in colonie abitate permanentemente. Ogni protesta da parte palestinese viene repressa duramente e la protesta stessa diventa il pretesto per requisire la terra “per motivi di sicurezza”. In caso di attacchi dei palestinesi  “per motivi di sicurezza”  si procede a nuove confische di terre palestinesi, ecc.
• nel Negev (e pure altrove) i sionisti riempirono di terra e calcestruzzo i pozzi a cui si abbeveravano i beduini nomadi e le loro mandrie costringendoli ad andarsene.
• negli anni 30 e 40 era abbastanza utilizzato il sistema di affittare ai palestinesi una casa o una proprietà. In seguito l’inquilino sionista non pagava l’affitto e ignorava le proteste del proprietario. Se il proprietario interveniva fisicamente gli inquilini sionisti chiamavano in aiuto l’Haganah. Le autorità inglesi non intervenivano nella vertenza e la situazione si protrasse fino al 1948 quando i proprietari palestinesi furono scacciati e le proprietà dei palestinesi furono requisite in base alla legge sugli assenti e assegnate a ebrei.
• pure classico è la recinzione selvaggia dei terreni/case dei palestinesi. Ciò avviene durante la notte, in assenza dei proprietari o con il sostegno dell’esercito. La confisca delle terre è solo una questione di tempo e automatica in caso di proteste o resistenza armata. Ufficialmente la terra è espropriata però il risarcimento è irrisorio. Ovviamente la giustizia israeliana respinge ogni ricorso alla via legale intentata con difficoltà dai palestinesi, aumentando tuttalpiù il risarcimento che comunque rimane irrisorio.
• Altro sistema utilizzato è la provocazione pura e semplice : i trattori dei coloni israeliani
arano le proprietà palestinesi. Alla minima reazione interviene l’esercito che reprime la protesta e la terra viene requisita.
– Altro sistema è l’espropriazione o la confisca d’ufficio, sia per motivi di sicurezza ( la casa è servita da rifugio a un “terrorista” ricercato dagli israeliani o per la sua vicinanza a un insediamento sionista o a una strada utilizzata dagli israeliani ) sia per motivi urbanistici (per esempio per far posto a una strada o a un insediamento ebraico come  a Gerusalemme Est), sia per motivi di igiene, sia per assenza dei proprietari, sia per motivi archeologici (gli studiosi israeliani vogliono effettuare proprio lì una ricerca archeologica o quel terreno 2000 anni fa era un cimitero ebraico), ecc. In questi casi è ammesso qualche ricorso alle vie legali ma solo per ottenere una dilazione e qualche schekel in più di un risarcimento che comunque rimane puramente formale e irrisorio.
Dopo ogni requisizione le case dei palestinesi vengono generalmente demolite e i palestinesi vengono espulsi. Le case demolite dopo il 1948 sono circa 60’000.
Sulle terre requisite vengono costruiti nuovi insediamenti israeliani. Le strade di collegamento tra i vari insediamenti spezzettano e dividono le terre palestinesi in modo che per i proprietari sono difficilmente accessibili, premessa per una successiva requisizione.
Il risultato di questa politica è molto evidente nella striscia di Gaza dove circa 1’000’000 di palestinesi vivono in povertà su 2/3 del territorio quasi interamente urbanizzato mentre  1/3 del territorio è occupato da poche migliaia di coloni ebrei dediti all’agricoltura.
In parte le terre vengono anche vendute dai palestinesi. Tuttavia si tratta solitamente di vendite obbligate dettate dalla miseria indotta dall’occupazione israeliana, dalle minacce e dagli attacchi  dei coloni sionisti, dalle vessazioni dei sionisti ( per esempio i commerci dei palestinesi vengono isolati da reticolati obbligando proprietari e clienti a lunghi giri con conseguente bancarotta e svendita dell’impresa palestinese, il taglio degli ulivi e la distruzione delle serre, il blocco dell’acqua e dell’elettricità, ecc.) ecc. Anche se ufficialmente il terreno è stato venduto/comperato una simile transazione è in realtà una confisca.

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